20181123

#1946

Dal punto di vista del paesaggio le due rive erano essenzialmente uguali. Ma se volevo raccontare quello che davvero mi interessava, allora dovevo restare da questa parte del fiume. Arrivato a metà del ponte scattai qualche altra fotografia di poco valore e tornai indietro.

#1945

Gestisce un negozietto di articoli per le feste: palloncini, maschere, candeline e tutto il necessario, in un'attività stipata di colori, glitter e facce di cartoni animati sorridenti. Ma è la persona più incazzata del mondo: si aggira sbuffando tra tovaglie a fantasia e lingue di Menelik o staziona annoiato dietro al bancone, e quando qualcuno compra finalmente qualcosa, specie se è un articolo di poco conto, lo guarda disgustato e preme i tasti della cassa con pesante delusione, come se si fosse aspettato di diventare ricco proprio quel giorno ma qualcuno avesse ancora una volta inspiegabilmente infranto tutti i suoi sogni.

#1944

Allo stesso modo in cui, come tutti sanno (o dovrebbero sapere), sciacquare bene i piatti è altrettanto se non più importante che lavarli, così ogni volta che nella storia si è ritenuto giustamente necessario fare "giustizia", sarebbe stato bene proseguire con un'accurata revisione etica, perché i residui della precedente operazione non restassero attaccati alla società appena mondata, invisibili ma velenosi.

#1943

È sempre così: si prende una cosa antica, usata bene, invecchiata meglio, la si prende e la si torna ad usare, probabilmente con attenzione, magari anche con amore, e la si consuma, più che in passato, la si rovina, tanto che sembra che la si sia recuperata proprio e solo per questo scopo, per decretarne l'ultima fine.
Indumenti tessuti con cura, destinati a durare, fatti per l'uomo senza mezzi, che li ha indossati con rispetto, ora diventano in un attimo stracci e pezze, oggetti privi di valore e ormai da buttare, o alla meglio pronti per i cassonetti gialli.

Così, allo stesso modo, si prende qualcosa di vivo, diciamo una pianta (ma vale anche per un animale, per non parlare di un essere umano) e la si vuole per sé, la si usa contro natura, la si riempie di quel che si pensa sia amore, fino a inondarla e soffocarla a un tempo. Impauriti dal proprio eccesso di zelo, allora la si fa asciugare, la si prosciuga fino ad essiccarla, e alla fine non si sa più cosa fare: troppo amore? Troppo poco? La si lascia crescere per conto suo, sperando nell'autosufficienza, puntando sull'indipendenza, confidando nella tanto decantata resilienza, e quella si ammala per mancanaza di attenzione.Cosa rimane poi? Tornare ad amarla, certo, ma quanto? Qual è il limite? Come si evita di sopraffarla, seppellirla?
Le foglie prima verdi, ora irrancidiscono marroni. Le radici prima deboli e poi forti, ora sono fradice. Non aveva più senso lasciare la pianta nel vivaio? Non sarebbe meglio che crescesse solo in un bosco?

E adesso la quercia piantata per la nascita del futuro signore della casa è improvvisamente impallidita, e come di fronte a un evento spaventoso incanutiscono d'un tratto i capelli di un uomo nel fiore degli anni, così da una notte all'altra l'alberello ha mutato il colore delle sue foglie, tanto da apparire fin da lontano, ad essere fatalisti, come un presagio di sventura.

#1942

L'elastico. Senza dubbio è l'elastico la più grande invenzione della storia.

20181122

#1941

Qualche anno dopo aver iniziato a viaggiare—per lavoro o piacere che fosse—Janis Skujins si rese conto che cominciava a confondere i luoghi che aveva visitato.
Una chiesa in legno diventava un'altra chiesa, che magari di legno aveva solo le panche, e quella strada gli sembrava quell'altra strada, che forse aveva visto in quell'altra città.
In generale, ogni luogo gliene ricordava almeno un altro, lontano nel tempo e nello spazio, mentre ancora gli restavano ignoti alcuni angoli della propria casa, che di recente aveva visitato pochissimo.

#1940 (Elegia Estone)

1.
Appena usciti dalla cartolina, in basso a destra, c'è un'altra Tallin, che profuma di aneto, finocchietto selvatico e carvi, dove i cetriolini non sono stati ancora curati e vecchie babushke vendono calzini, sciarpe e cappelli fatti a mano lungo i marciapiedi fuori dall'austero e malandato edificio del mercato sovietico. È un'Estonia russofona, messa in disparte, coi vestiti a fiori e i capelli fushsia, che scrive in cirillico preghiere ortodosse e mette in mostra finferli, frutti di bosco, mele dell'orto e angurie aperte in due.

2.
A nord della cartolina, passato il vecchio valico delle Nazioni Unite, si accede a quelal che fu la Zona, russa anch'essa, dove la tetra area di prigionia usata prima dai nazisti e poi dai sovietici è separata dal Baltico da una cortina di fil di ferro. La famiglie vengono a fare il bagno qui, nell'ultima risorsa che è anche l'ultimo resort, le banchine crollate, i capelli di ferro che vengono fuori dal cemento urlando arrugginiti verso il cielo d'afa.

3.
Abbandonata e decrepita piattaforma di atterraggio di una gloria seppellita, sprofondata, ormai affondata, è il punto sfocato in cui la mania di grandezza dei dirigenti di partito ha partorito un monumento al socialismo di cemento, concreta cultura a contrasto della coetanea soft culture, contraria punto per punto al punto che alle domande sulle ultime vestigia del passato la signorina dell'ufficio turistico risponde contrariata, come a stupirsi che non ci sia nulla di meglio da vedere di quei residuati cui la moderna Estonia non concede nemmeno la pietà dell'abbattimento e riserva invece l'incuria del tempo che passa inesorabile per tutti.

4.
Molto in alto a destra della cartolina si replica col memoriale ai caduti del 1918, quelli dalla parte sbagliata della guerra, ora lasciato a disgregarsi come vendetta perfetta di un popolo che preferisce l'oblio degli anni alle spese di smantellamento. Il popolo che ha barattato la gentilezza e l'ospitalità col sospetto e la freddezza di una nazione due volte tradita, se non tre.

5.
È il cuore della cartolina, la parte più dolce, meno russa, più orgogliosamente folk, vestita in abiti tradizionali, stampata a mano con torchi di legno, come è giusto che una cartolina sia. Dicono che l'acqua sia potabile, anche se ha lo stesso strano sapore del resto della città, ma ci si fa un pane buonissimo, da mangiare fritto nel burro e salato per accompagnare carne d'alce, omelette di funghi, paté di coniglio, torte di formaggio blu, e birre scure del colore di un paese vecchio, che nessuna cartolina può più evocare.

6.
Al mattino i dolci sono relegati a un'ora ancora da venire, inoltrata, solo per turisti, mentre nelle stazioni degli autobus c'è spazio solo per caffè, uova, pancetta, panna acida e salsa di mirtilli, unoca concessione agli zuccheri. (O è forse passata di barbabietola?).

20181113

#1939

Accortisi di essere sotto osservazione, il toro e il gallo reagirono nell'unico modo in cui mai si vorrebbe che gli animali reagissero: ci fissarono per un attimo infastiditi, e poi ci caricarono.

#1938

Solo quando iniziammo casualmente a scattare col flash ci rendemmo conto che quegli strani ammassi che spuntavano dal suolo erano resti di persone sepolte alla meno peggio. Circondati dagli oggetti che avevano usato fino a un attimo prima di venire falciate, avevano ancora addosso le divise dentro cui erano morte, le carcasse a metà strada tra la tomba e il cielo. Stavamo camminando in un immenso cimitero.

20180908

#1937

Quando si erano fidanzati lui era un ottimo partito.
Ora è solo un quarantenne disoccupato, stessa scheda anagrafica di certi sociopatici in incognito che finiscono sul giornale per aver ammazzato moglie e figli o aver sparato a un immigrato.

20180801

#1936

Per fortuna eravamo al primo piano, così potemmo scappare dal balcone. Ci accolse la strada intasata: bloccata nel traffico la città impazzita non sapeva più dove riparare. Da allora non facciamo che spostarci di casa in casa in cerca di cibo e oggetti utili, a volte saltando da un tetto all'altro ed entrando dai piani più alti perché sappiamo che a loro piace restare quanto più possibile vicini al suolo. Da un certo punto in giù sono ovunque, e il peggio è che non si distinguono dalle persone normali. Temiamo tutti per il nostro cervello, ma a volte ci assale lo sconforto e preferiremmo quasi che ce lo succhiassero via come hanno fatto con tutti gli altri.

20180731

#1935

Ci sono persone che credono in Dio ma fanno le cose più orribili, e non credenti che invece vivono in modo esemplare. Non è questa un prova che Dio non esiste? O forse del contrario?

20180730

#1934

Istruttore di nuoto, ladro, spia, sindaco, servo del Re d'Inghilterra, signore che vende gli occhiali, fioraio, spazzacamino, campione di Moto Guzzi, virus, scienziato pazzo. Questi alcuni dei più interessanti lavori che la mia piccola amica Viola (che poi mi ha chiesto cosa facciano esattamente il ladro e la spia) ha gentilmente pensato per me e per il mio futuro prossimo.

20180721

#1933

La preda era ormai lontana, e a quel punto decisero di tornare indietro: la residenza offriva tutti i comfort della sicurezza tribale e dell'estetica borghese, un perfetto connubio scozzese.

20180720

#1932 (Wódka Szymborska #16)

Ogni mattina
spazzolino, rasoio, allume,
e dopobarba balsamico per pelli sensibili.

Ogni sera
scovolino, spazzolino, collutorio,
e acqua termale per il naso irritato.

Le piccole, buone abitudini
che mi tengono ancorato
alla civiltà.

Ma siamo certi
che ciò che consideriamo un sostegno
non sia invece un peso?

Un'ancora, per l'appunto,
che ci blocca nella nostra
mesta condizione umana?

20180717

#1931

Vorrei ringraziare David, Tina, Chris, Jerry, Brian, Neil, Georgia, Chris, James, Thom e Johnny per essermi stati vicino e avermi sostenuto in questo periodo difficile. Mi auguri di no, ma potrebbero seguire giorni ancora peggiori, quindi non pensate di averla scampata.

20180715

#1930

L'ansia è un'enorme carpa di tre colori che si aggira sotto il pavimento.
Bianca e arancio con fasce nere simili a bruciature, la vediamo attraverso le parti trasparenti del ghiaccio nuotare suadente e minacciosa, l'incarnazione della nostra precarietà.
Viviamo in una casa pronta all'incendio, il volto del male stampato a fuoco nel muro come una presa di corrente dopo un cortocircuito. Ma questo lo so solo io.

20180712

#1928

Ok, questo nuovo sofisticatissimo soffione per doccia utilizza solo il 50% dell'acqua, con conseguente risparmio economico e sollievo per l'ambiente. Ma se per lavarmi ci metto il doppio del tempo, qual è il punto?

20180709

#1927

I nemici, quelli pensava che sarebbero potuti arrivare da fuori, da lontano, con vanghe e ruspe e betoniere, ad abbattere il suo albero e tutti quelli intorno per trasformare quell'angolo di verde nell'ennesimo tassello di asfalto cittadino. Non si aspettava certo che fossero già lì, dietro di lui, tutt'attorno, gli stessi che quel giardino l'avevano creato e che dicevano di difenderlo. Né che sarebbe successo così presto, praticamente ora.

20180705

#1926

This is a small step for mankind but a great leap for this man

20180704

#1925

Lo capiva solo adesso: voleva far parte di quelle fotografie. Voleva diventare anche lui un personaggio, se non un protagonista, di quelle foto dei giorni andati, in cui lei sorrideva di un sorriso così naturale e sincero. Voleva abitare il suo passato in modo da essere automaticamente parte dei suoi ricordi, una presenza fissa in quelle scene di allegria e serenità, per avere una possibile risposta al dubbio di essere anche lui tra i motivi della sua felicità.

20180702

#1924

Mi colpiva, anche se non mi stupiva, che mio padre si vergognasse della sua vecchiaia. Dopo una vita spesa a fare del suo corpo un tempio, ora la sia fede stava venendo inesorabilmente a mancare, la sua chiesa stava rapidamente crollando, la roccia su cui era stata costruita ormai ridotta a un sasso buono solo—ad averne ancora la forza—per essere lanciato lontano.
Mentre girava per casa seminudo—l'imbarazzo per il suo fisico cadente superato solo dalla totale disillusione—mi chiedevo se sarebbe stato lo stesso per me, quando fosse venuto il mio tempo: se, come pio padre in questo momento, sarei andato in giro per le stanze del mio passato davanti agli occhi di mio figlio alla ricerca di qualcosa che immaginavo perduto.
"Questo è il mio cuscino," disse infine con aria trionfante, dopo avermi sottratto quel che stava cercando.
Anche se ero steso a letto, lo fissai da una posizione di scomoda superiorità.
"Me l'avevi prestato per la mia cervicale," gli ricordai.
Era delusione, quella che vidi sul suo volto? O una forma di sollievo?

#1923

La perdita dava direttamente nella mia camera, il flusso d'acqua che arrivava dal soffitto sempre più deciso e incontenibile. Ma che dovessi svegliarmi la notte col materasso bagnato e sospeso come una zattera nel delirio dell'emergenza era una cosa che non avrei creduto possibile.
E la cosa peggiore è che mio padre faceva finta di nulla: mentre urlavo con voce roca che avevo bisogno di dormire e che doveva fare qualcosa, lui continuava tranquillamente a radersi davanti allo specchio del bagno, pingue e già vestito col completo buono.
"Dormirai quando sarai morto," mi disse con la sua solita flemma.
E dato che era ormai mattina, riuscì anche nella poco ardua impresa di farmi sentire in colpa.

20180625

#1922

I suoi animali guida—tipo balene e orsi—erano tutti grandi e intelligenti. Pensava forse di non essere né l'una né l'altra cosa?

#1921

Martin Parr ha la faccia del tipico fotografo di provincia inglese, ma anche quella del tipico allenatore dilettante inglese. Così, benché fosse venuto a mangiare nel mio ristorante, decisi di far finta di non riconoscerlo, di lasciare che spazzolasse il suo piatto, pagasse il conto e se ne andasse.

20180621

#1920

Il primo colpo era andato a meraviglia: le monete antiche recuperate da quel relitto erano tante e tali che alla fine dell'operazione—comprensiva di travestimento, occultamento e insabbiamento—avevo addirittura deciso di inviarne un paio al commissario che avrebbe dovuto seguire il caso (se mai si fosse accorto che c'era un caso da seguire).
Ma questa generosità non fu di nessun effetto sul karma del colpo successivo: quel che poteva andare storto così fece, senza che ne capissimo nemmeno bene il perché e il percome.
Cos'è che non aveva funzionato? Come previsto la statua era lì, era piena d'oro, la porta sul retro era aperta, ma tutto il resto era fuori posto o fuori tempo. Scappare a piedi sui tetti inseguito dalla polizia era una cosa che non solo non doveva accadere, ma che non mi accadeva da anni.
Quando arrivai davanti all'ultimo salto capii che ero fuori allenamento. Fu davvero una fortuna insperata (il buon karma, finalmente?) che l'agente che mi stava dietro fosse vecchio, sovrappeso e disilluso almeno quanto me.
Di una promozione appena prima della pensione se ne faceva poco o nulla, disse, era i soldi che voleva, e tanti. Non sapevo cosa ne fosse stato degli altri e glielo dissi, ma quel che potevo promettergli era che se tutto fosse finito come doveva, lui sarebbe stato ricompensato di conseguenza.
Mi fissò con la rassegnazione negli occhi. Ma il salto tra i due palazzi, quello dovevo farlo ugualmente.

20180613

#1919

Continuava a dire che se ne sarebbe andato, lo faceva col tono di una minaccia, ma forse pensava anche che l'unico a essere in pericolo era proprio lui. Allora lo diceva a voce ancora più alta, con fervore, quasi volesse convincere più se stesso che chiunque altro, come se ad urlarlo potesse fingere che l'avesse detto qualcun altro, più maturo, più sicuro, qualcuno di cui si fidava, qualcuno col potere di vedere nel futuro e di tornare con buone notizie per lui.

#1918

Cominciò a girare una voce, nel condominio, sull'inquilino del quarto piano: che fosse lui l'esecutore della musica che ascoltava compulsivamente a ogni ora del giorno e spesso anche della notte. Forse addirittura l'autore. (Erano composizioni per chitarra classica che nessuno aveva mai sentito prima—non che fossimo tutti esperti, ma almeno Shazam ne sapeva quanto noi, ovvero nulla).
In questo scenario fantastico, anche la cicatrice sulla fronte prendeva un significato inaspettato e affascinante: era ovviamente il segno lasciato dalla pesante custodia del suo strumento quella volta che gli era caduta in testa dal ripiano dove la teneva per ripararla dalle involontarie attenzioni della donna delle pulizie. Era per questo che aveva perso la capacità di suonare, il trauma si era portato via ogni talento, ogni memoria di tutto il suo sapere musicale. Ma non il piacere dell'ascolto, divenuto ormai nostalgia tremenda, terribile ossessione.

20180611

#1917 (Wódka Szymborska #15)

Il commesso viaggiatore
di origine indiana
cerca rifugio nel mega store
alla ricerca di una soluzione
al suo problema.
La trova in  un deodorante spray
specifico per i piedi,
che usa di soppiatto
e rimette poi a posto
guardandosi attorno
sperando di non essere notato.
Ora io mio chiedo:
perché personaggi di tal fatta,
impegnati in cotali magagne,
devono venire nottetempo
a trovarmi nei miei sogni?
Da dove arrivano?
Cosa vogliono da me?
Perché devo assistere
alle loro vicende grame?
Perché fargli da testimone,
forse complice onirico?
Che se la vedano da sé,
che popolino il sonno
di qualcun altro
e mi rendano indietro il mio,
che ha già i suoi problemi,
che nessuno vuol risolvere,
di notte o giorno che sia.

20180608

#1916

Doveva essere solo uno scherzo. Proprio così.
Le ragazze erano rimaste nascoste in agguato dietro il canneto mentre i ragazzi si preparavano a tornare al molo. L'attacco scattò improvviso e rumoroso, e mentre sollevando spruzzi e risate le ragazze correvano quasi a pelo d'acqua con la leggerezza dell'età, i ragazzi si rimisero ai remi e tentarono una fuga disperata. L'arrembaggio era però ormai inevitabile, e alla fine il controllo della lunga canoa passò di mano.
Poi non li vedemmo più, e come avvenne la tragedia è piuttosto un mistero, perché quelli che tornarono non furono mai capaci di parlarne con chiarezza. Si sa solo che fu coinvolta un'altra barca, un affare di vele e cime, di corde che si svolsero e riavvolsero attorno all'una e all'altra imbarcazione, di remi che così imbragati strozzarono la ragazza che aveva preso posto in fondo, di corde che si trasformarono in nodi scorsoi tra i quali, sotto gli occhi del figlio—che gli tenne la mano fino alla fine, in cerca di reazioni—, trovò la morte il pescatore indiano che per vent'anni aveva fino ad allora governato l'altro naviglio.

20180604

#1915

Jason Priestley si presenta al provino in ritardo, forse anche ubriaco o fatto, indossando un completo grigio con un assurdo pattern di frasi corsive stampate in rosso.
Dopo aver importunato quanto basta un'assistente della costumista, è la volta di Steven in persona.
"Ho fatto questo sogno," gli dice senza presentarsi né lasciargli il tempo di parlare, e come se non bastasse mettendogli una mano sulla spalla—cosa che Steven sopporta a mala pena, "in cui attraverso l'acqua cristallina di questo arcipelago si capiva che tutte le isole non erano altro che le cime di immense montagne sommerse—come poi è davvero—ma pronte a riemergere a causa degli sconvolgimenti climatici. Capisci?"
Steven continuava a fissarlo perché gli era stato raccomandato, ma si vedeva che aveva la testa altrove e che quell'incontro era diventato per lui un'irreversibile perdita di tempo.
"Un film!" stava intanto continuando a sbraitare Jason. "Un film perfetto, di quelli che si girano da soli..."

20180601

#1914

Quest'allergia mi costava esattamente un euro al giorno, ma la recente svolta per evitare l'assuefazione mi costa anche di più.

20180524

#1913

Ah, che tempi grami furono quelli! Ancora adesso mi tornano in mente con un brivido: il buio, la solitudine, il freddo di quel periodo. Soprattutto la solitudine, la certezza di essere stato abbandonato e, peggio, la consapevolezza di non essere capito, di non poter condividere la mia desolazione. E poi il lungo smarrimento che ne seguì: sono stati i trenta secondi peggiori della mia vita. Ci ho messo un sacco a riprendermi, ma ormai sono passati tanti minuti, mamma è di nuovo qui, sento l'odore del suo seno e ho già un leggero languorino...

20180523

#1912 (Wódka Szymborska #14)

Quand'ero bambino avrei voluto 
essere già adolescente, 
da adolescente mi sentivo 
già adulto, 
da adulto fingevo 
di essere già vecchio, 
da vecchio non aspettavo 
che essere già morto, 
e se ora potessi 
non dico desiderare 
ma almeno provare 
qualcosa, 
mi basterebbe 
essere vivo.

20180522

#1911

E ricordo che al giardino si accedeva tramite un lugubre cancello, e che la strada serpeggiante portava a una palude, in mezzo alla quale stava un'isola con sopra una statua, che ritraeva una madre e un figlio pallidi nella morte di pietra, lei pietosa, lui già rassegnato a entrare nella tomba, che lo aspettava già aperta lì a pochi passi.

20180516

#1910

Arrivammo in paese fingendoci turisti a cavallo, gli animali tirati con la corda dalla nostra guida. Ma quando la polizia finalmente ci fermò, eri tu la guida, e il turista un poco di buono raccolto chissà dove.
Quando l'agente gli chiese di scendere tu eri già dietro di lui, la canna dietro la sua nuca, il che lo costrinse a rabbrividire.
Il vagabondo si beccò una pallottola, i gendarmi altre due, e mentre cercavamo riparo la gente del posto seduta in piazzetta al riparo dal sole ci fissava facendosi ombra con le mani. A una donna scellerata venne in mente di sparare, ma tu fosti più veloce e tenendola sotto tiro la persuadesti a ragionare.
Ora avevamo quattro pistole e quattro cavalli.
Come un enorme coniglio bianco rimesso a terra in libertà, la città vide il pericolo riflesso nella paura degli altri animali, e cominciò a tremare. Benché fossimo solo gli attori di una triste commedia, ci rendemmo conto che stavamo vivendo la stessa scena da due punti che si incontrano.

20180515

#1909 (Wódka Szymborska #13)

"È un concerto?"
"No, una tavola di cioccolato."

Con chi potrei avere
una conversazione più surreale?

"Hanno attaccato la Siria"
ma io penso ancora alla musica.

Per chi potrei confondere
il terrore con la magia?

Sarà il tempo, 
la pressione bassa.

Sarà che dormo poco 
e vado spesso al bagno.

Sarà che sogno troppo,
e mai qualcuno che conosco.

Sarà questa dieta,
la mancanza di carboidrati.

Certo è che vivo
con la testa per aria.

I piedi non sempre
piantati a terra.

Sarà quest'allergia,
l'eterno ritorno della pollinazione?

È l'effetto che mi fai
o è solo il cambio di stagione?

20180513

#1908 (Wódka Szymborska #12)

Tutto il necessario è un compasso,
il più semplice possibile, grazie,
per disegnare semplici mondi,
e una squadra piccolissima, così,
per misurare piccolissimi passi,
e quaderni colorati, quelli lassù,
per appuntare desideri nero su bianco,
e buste bianche, almeno quaranta,
per spedire inviti al dialogo.
La logica sembra sempre sufficiente
ma alla fine si riduce in niente.

20180511

#1907

She says I know, I know, I know, I know
I say I know, I know, I know you know,
I was just pointing out that life goes on
in spite of wishing and wanting...

20180507

#1906 (Wódka Szymborska #11)

In origine sincronizzati,
in realtà i due orologi 
portano il tempo un po' in ritardo
l'uno rispetto all'altro.
Avviene così che anche le sveglie,
da una parte all'altra del letto,
squillino ogni giorno un po' in ritardo
l'una rispetto all'altra
che i secondi diventino minuti
i minuti ore
le ore giorni
finché coloro che delle sveglie
per svegliarsi hanno bisogno
si svegliano ogni giorno a ore diverse
fino a ritrovarsi in due giorni diversi.
Bisogna poi aspettare 
il sabato senza sveglia
perché tutto torni come allora
e si possa ricominciare da capo

#1905

Devo ricordarmi di andare a rinnovare la licenza poetica.

20180501

#1904 (Wódka Szymborska #10)

Mando giù un altro spicchio di mandarino
che viene da quella che qualcuno
ancora si ostina a chiamare Terra Santa
ma che di santo non ha più niente,
e penso improvvisamente
che il suo contenuto
il succo, il sapore, il colore,
sono stati nutriti con acqua rubata
usata per miracolare una terra sterile,
proprio come in una storia della Bibbia,
per far crescere piante da frutto
al posto di altre piante e altri frutti,
per nutrire il frutto di altri seni,
il latte di altre madri
le madri di altri figli
i padri di nuove genti
colonie di nuovi agricoltori
coltivatori di vecchi culture
e vecchi sentimenti mai sepolti,
asce mai sotterrate 
che tagliano tronchi
che mai più vedranno frutti,
e il gusto di questo frutto
mi pare improvvisamente più amaro
perché ha il sapore della connivenza,
perché alimenta l'impossibile convivenza,
e mi chiedo se quell'acqua rubata
attraverso questo spicchio mangiato
nutrendo il mio corpo 
non finisca per rodermi dentro,
goccia a goccia,
erodendomi da dentro,
come la goccia che scava la roccia,
come la roccia che non sono
e su cui fortunatamente
nessuno costruirà la sua chiesa

20180427

#1903 (Wódka Szymborska #9)

Scrivere una poesia 
oggi come oggi non è affatto difficile,
basta seguire poche semplici regole:

parla solo di quello che conosci
o di quello che vorresti conoscere
o di quello che pensi non conoscerai mai.

Fallo solo con parole tue
o con quelle già usate dagli altri
o con quelle suggerite dal vocabolario.

Usa frasi molto brevi
o di media lunghezza
oppure infinite, senza punteggiatura.

La metrica? Non è un problema:
scrivi a tempo di musica
o vai a capo quando finisce il rigo.

Le rime sono superate
ma il verso sciolto è da pigri
e le vie di mezzo poco avventurose.

Scrivi solo quando ne hai voglia,
se non ne hai desiderio sforzati,
e se non vuoi costringerti, sfidati.

In alternativa esci a passeggiare
canta una canzone
bevi un bicchiere di vino

preserva il mondo dall'ennesima poesia
e goditi la poesia del mondo:
alla fine ci avrete guadagnato entrambi.

20180426

#1902 (Wódka Szymborska #8)

Quante cose ci aspettano domani?
Molte, e aspettano al varco,
nascoste dietro gli angoli,
nei dettagli di mobili e soprammobili,
sotto i tappeti, nelle lavatrici,
in cucina e sul balcone.
Sono tante e sono le solite
le conosciamo a menadito
sono noiose e sono ripetitive
potremmo farle ad occhi chiusi.
Eppure non c'è in questo
qualcosa di rassicurante?
Non ritroviamo forse nelle cose da fare
un po' di noi, un po' ogni giorno?
Le cose da fare ci aspettano al varco,
ma non è per saltarci addosso
vivere alla nostre spalle
seppellirci con il loro peso.
Sono come folletti,
un po' dispettosi, certo,
ma tutto sommato amichevoli,
parte della casa, della famiglia.
Senza le solite cose da fare
saremmo ogni giorno diversi,
faremmo fatica a riconoscerci
guardandoci allo specchio.
E cos'è quella macchia di sapone?
Una passata di spugna e via,
la macchia non c'è più
ma noi siamo ancora qui
un po' più noi ogni giorno che passa.

20180424

#1901 (Wódka Szymborska #7)

A meno che non stia salendo
o scendendo le scale,
quando cammino sono in grado
di fare molte cose.
Riesco a leggere un libro
e a rimetterlo in borsa.
Riesco ad ascoltare musica
a volte solo nella mia testa,
e nella mia testa 
altra musica riesco a comporre.
Riesco anche ad annusare la città,
respirare i rumori fino ad ubriacarmi,
e riesco a notare i particolari
di una scena in generale.
Della gente, 
riesco a indovinare i pensieri
a volte le direzioni
quasi sempre le provenienze.
Ai monumenti riesco a guardare
le punte dei piedi
sotto le gonne
le acconciature antiquate
le parole in calce.
Riesco a guardare le vetrine,
quel che mostrano,
quel che riflettono.
Riesco a stare attento al semaforo
e a urlare contro le auto
che non si fermano sulle strisce pedonali.
Riesco anche a restare in vita,
ma solo qualche volta.
E riesco a pensare alla spesa,
a quel che mangerò
e ai piatti da lavare
e al sabato di pulizie
e alla domenica di delizie
e alla settimana che verrà,
i mesi, gli anni,
un'altra vita e questa.
Se mi concentro riesco perfino
a vedere cose che non ci sono
che sono vere solo perché le penso
che sono belle solo perché le penso così.
E riesco a ricordarmi impegni,
ricorrenze e anniversari,
gli amici da vedere e quelli andati,
le cose da fare e quelle da non fare più.
Le bollette, l'affitto,
i piccoli debiti col mondo,
di tutto questo riesco a tener conto,
e di quel che scordo
riesco a perdonarmi,
perché mentre si cammina
è bene stare attenti ai propri passi,
a non dimenticare la strada di casa
le promesse chiuse dietro la porta
gli abbracci di stasera
i baci prima di dormire
le parole che ti leggerò.

20180423

#1900 (Wódka Szymborska #6)

È bello tossire nelle chiese,
ci si sente più grandi,
perché la chiesa è un posto grande
pieno di un grande silenzio.

Con le scarpe giuste
si può correre in una chiesa 
senza essere sentiti dai genitori
e nemmeno dal Signore.

Ci si sente al sicuro nelle chiese,
forse perché ci si può riposare,
tirare il fiato dopo un giorno di sole.
Domenica risorgo anch'io.

20180419

#1899 (Wódka Szymborska #5)

Non riesce a fare a meno di crescere,
il prezzemolo sul mio balcone,
foglia dopo foglia, ramo dopo ramo,
nonostante io sia pronto a reciderlo, 
foglia dopo foglia, ramo dopo ramo,
come se il motivo della sua esistenza
non fossi io, il mio risotto ai funghi,
ma qualcosa di più grande
che alberga oltre il mio balcone.

Così come il sole e la luna non riescono 
a fare a meno di sorgere e tramontare,
giorno dopo giorno, notte dopo notte,
nonostante i poeti siano pronti a cantarli,
giorno dopo giorno, notte dopo notte,
come se il motivo della loro esistenza
non fosse la poesia, questa mia poesia,
ma qualcosa di più eterno
che sorge e tramonta oltre il mio balcone.

20180418

#1898 (Wódka Szymborska #4)

Alle sei di mattina giunge una tregua
il respiro si placa, il naso è libero,
la battaglia per stanotte è terminata
giusto in tempo per il suono della sveglia.

Giusto in tempo per il giorno in arrivo
siamo in piedi sulle nostre gambe
ci salutiamo tra le nostre braccia
occhi negli occhi, baci sulla bocca.

Con i piedi andiamo in bagno
con le mani facciamo colazione
ma nel petto resta il livido di un pugno
che qualcuno ci ha sferrato nottetempo.

Siamo vestiti, fuori piove di nuovo,
di nuovo cappello, scarpe pesanti e ombrello.
Sulla porta ci auguriamo una buona giornata
ma la testa ci fa male come se avessimo bevuto.

20180417

#1897 (Wódka Szymborska #3)

La morte? È una parola
preceduta da un articolo
su cui è inutile mettere l'accento
perché resterebbe comunque là
nel mondo dei se che non sono sé
nel mondo del sarà che ancora non è già

Descriverla? È una parola
fatta di troppe parole
e se vi si aggiunge il verbo
diventa la Parola del Signore
che non conosciamo
e a cui non bisogna dar retta
che sia la via o che vada da A a B
perché non si dà retta agli sconosciuti
seguirebbero caramelle
poi il corpo poi il sangue
e che li si accetti o meno
sarebbe un gran peccato

E il peccato cos'è 
se non un'altra parola
pensata per descrivere 
quel che non esiste?
Un'invenzione della nostra lingua
lingua che batte 
dove il dente duole
batte a macchina un linguaggio
che ci distingue dagli animali
e ci rende superiori 
quel tanto che basta 
a sapere di non sapere

20180404

#1896 (Wódka Szymborska #2)

L'uomo è un animale che si annoia.
Centinaia di migliaia di anni di evoluzione,
il pollice opponibile, lo sviluppo del linguaggio,
il fuoco, la pastorizia, l'agricoltura,
l'erotismo, l'arte, la stampa,
il cinema, la TV, internet,
perfino i soldi, la guerra e la ricerca aerospaziale,
per non dire l'invenzione della filosofia,
della storia e della psicanalisi,
le scienze dure, quelle molli
e quel che c'è in mezzo...
Tutto il sapere umano
ha da sempre avuto un unico involontario scopo:
perché cosa sono le conseguenze indesiderate
se non gli inconsapevoli tranelli della volontà?
La noia è l'obbiettivo che l'uomo ha perseguito
in segreto da se stesso
e con cui ora e per sempre dovrà fare i conti.