Bere più acqua, bere più acqua!
20170731
20170727
#1738
Alla fine della festa restarono nella vecchia casa solo Anton e il suo figliolo Emil, entrambi già vestiti di cappotto, cappello e sciarpa, ma in cerca delle scarpe che, la porta già aperta sulla notte innevata, non si trovavano da nessuna parte.
Pubblicato da
cornelius
a
00:39
0
commenti
20170725
#1737
Aveva deciso di mangiare un morso ogni volta che Federer avesse fatto un doppio fallo e di bere un sorso ogni volta che avesse messo a segno un diritto. Il modo migliore per ubriacarsi molto in fretta.
Pubblicato da
cornelius
a
00:00
0
commenti
20170724
#1736
Il nuovo boss era inflessibile: pur essendo semplici impiegati, carne da scrivania, d'ora in poi il nostro lavoro avrebbe voluto dire fare anche molto più sesso. E pazienza se le strappone che ci procurava erano sempre un po' in là con l'età e con la decenza: quando passi quattordici ore davanti a un computer un corpo è pur sempre un corpo, e il sesso è pur sempre sesso.
Pubblicato da
cornelius
a
01:59
0
commenti
20170722
#1735
Le mie idee in fatto di bambini che piangono non cambieranno certo grazie a questo cinesino indemoniato, ma sta di fatto che il tipo ha una musicalità e una ritmica tutta sua: urla e strilla sulla base funk in filodiffusione lungo i reparti del supermarket, e non ha nulla da invidiare all'animalesca ma calcolatissima genialità vocale di James Brown!
Pubblicato da
cornelius
a
03:13
0
commenti
20170721
#1734
Approfittando del figlio in età scolare, la furba signora dai capelli rossi usava i doppioni delle figurine per coprire le foto di mostruosità e aberrazione che decoravano i pacchetti delle sue sigarette: ora sembrava che, invece di devastazione e morte, fumare volesse dire poter diventare come Po di Kung Fu Panda, Megamind o il gatto con gli stivali...
Pubblicato da
cornelius
a
00:19
0
commenti
20170720
#1733
Se le persone seguissero in senso lato alcune delle più semplici regole sociali (occupare la corsia libera più a destra, accostare quando si sente una sirena, rallentare alle strisce pedonali, lasciare scendere prima di salire, non gettare rifiuti in strada, rispettare la coda...) il mondo sarebbe un posto decisamente migliore in cui vivere.
Pubblicato da
cornelius
a
00:17
0
commenti
20170719
#1732
Dopo aver visitato la chiesa, notammo il vecchio bar abbandonato, una palazzina semicircolare circondata da una sorta di colonnato colorato in rosso pompeiano, con l'insegna cadente ma ancora in parte leggibile.
"No! Fatemi sedere," disse Guido, "è bellissimo."
"Le colonne sono di cartapesta," ci spiegò non senza un certo orgoglio la nostra guida, che effettivamente aveva più l'aspetto di un muratore in pausa pranzo. "Anche la facciata della chiesa l'abbiamo fatta noi," aggiunse infatti poi.
Chiesa che, barocca, policroma e istoriata, sorgeva in cima a un anfiteatro di scalini su cui sedevano altri numerosi turisti, ma che veniva usato abitualmente dagli abitanti del paese per le loro chiacchiere e i loro commerci, e dal quale venne giù addirittura un'amazzone in groppa al suo scatenato cavallo.
Fu allora che notai tra la folla del mercato quella che aveva tutta l'aria di essere una iena: fiutava l'aria e si guardava furbescamente attorno probabilmente in cerca di una vittima che, unico ad averla notata e a temerla, non potevo che essere io. Da qui al morso il passo era troppo breve per non approfittarne.
Fu anzi un balzo, agile e silenzioso, e tra l'indifferenza più diffusa mi trovai quel mostro attaccato violentemente al braccio per i forti denti sporchi. A niente valsero le numerose ramazzate che cominciai a menargli sul cranio col mio pesante mazzo di chiavi: quello, tenace, non mollava!
A salvarmi fu una mia vecchia conoscenza, il serpente Milwaukee—dall'espressione indiana che significa "sta attento, guardati attorno"—e che, da piccolo rettile delle praterie, si era ormai trasformato in un bel pitone di grossa taglia.
Fu lui a scagliare addosso alla iena la pietra nera e perfettamente levigata che la mise finalmente in fuga, e che ora conservo come uno tra i miei beni più preziosi.
Pubblicato da
cornelius
a
01:53
0
commenti
20170717
#1731
Malgrado da piccolo la cosa mi sembrasse un'esagerazione e mi facesse anche un po' ridere, ora che ho un'app che me lo fa vedere sullo schermo del mio telefono non credo più che mia madre esagerasse quando diceva: "i chilometri, oggi ho fatto letteralmente i chilometri."
Pubblicato da
cornelius
a
00:24
0
commenti
20170716
#1730
È in occasioni e posti come questi che mi rendo conto dell'esistenza di persone che—al pari di quelle che, per dire, tirano in dentro la pancia da tanto di quel tempo da farlo ormai in modo praticamente inconsapevole—mantengono stampato in faccia un perenne sorriso, non solo mentre parlano con altre persone, ma anche quando non ce ne sarebbe ragione, forse per l'inconscia ma socialmente e spesso professionalmente giustificata paura che qualcun altro possa pensare che non siano persone felici, entusiaste e soddisfatte, o che, peggio, durante quell'evento non si stiano divertendo, non stiano apprezzando le parole che sentono, non si stiano sentendo in sintonia con la gente che li circonda.
Mi chiedo se sia una capacità acquisita, se la si impari in qualche corso, o se sia una dote personale.
Pubblicato da
cornelius
a
03:33
0
commenti
20170715
#1729
Era davvero misterioso il caso per cui da ragazzino, sfogliando per maledetta curiosità infantile la copia di IT di Stephen King che il cugino più grande stava leggendo, fosse incappato proprio in una pagina così spaventosa. Ora che aveva finalmente deciso di affrontare i suoi fantasmi e leggerlo una volta per tutte, per le prime 400 pagine, più che un horror il libro si stava sostanzialmente rivelando un trattato di psicopatologia.
Pubblicato da
cornelius
a
02:37
0
commenti
20170714
#1728
L'antica diatriba col suo compagno di scuola—che auto avrebbe avuto da grande, se una costosa sportiva o una banale autoritaria—si era risolta con un nulla di fatto, dato che a parte insane pulsioni hipster (Volvo 240, Panda 4x4), una volta adulto l'auto era davvero l'ultima cosa a cui pensava.
Pubblicato da
cornelius
a
00:15
0
commenti
20170713
#1727
Maria era preoccupata di aver fatto qualcosa di sbagliato, e mentre io piuttosto la ringraziavo per avermi permesso di entrare finalmente in contatto con i membri della "famiglia" lei continuava a scusarsi.
Ma era solo grazie a lei, che li conosceva bene e che un tempo era stata parte dell'organizzazione, che ero riuscito a parlare con le persone a cui fare le domande che avevo bisogno e al contempo temevo di fare.
Pubblicato da
cornelius
a
00:40
0
commenti
20170712
#1726
La nostra terra è brulla, fatta di colline spoglie fin dove lo sguardo arriva. La conosciamo bene, palmo a palmo, ma insistiamo a cercare un posto migliore in cui fermarci.
Così, i bambini imparano ad arrampicarsi sulle rocce come capre, e ci precedono—come è ormai giusto che sia—nella nostra continua ricerca.
Di tanto in tanto incontriamo altre genti, per lo più persone solitarie, a coppie, famiglie minime o riunite in piccoli gruppi accampati suoi monti, in riva ai laghi.
Il posto in cui siamo arrivati oggi è ricco d'acqua, un sistema di canali e pozzi naturali attraverso i quali è possibile spostarsi rapidamente da un'altura all'altra. Prima che l'acqua riprendesse il suo corso doveva essere un luogo abitato, perché in fondo a una di queste cavità c'è ancora una camera che appartiene a una civiltà passata, sommersa da così poco che gli oggetti—armadi, tavoli, letti—sono tutti ancora al loro posto, disordinati, ma solo leggermente, dalla corrente.
I cadaveri di un uomo e una donna giacciono sotto le lenzuola, e solo ora comincio a pensare che essermi immerso in queste acque mi abbia fatto ammalare, e mi abbia reso pericoloso per lamia gente. Ma quelli di qui vanno avanti e indietro come se nulla fosse, vestiti come se dovessero andare ogni giorno a lavoro in ufficio.
Ci sono dunque ancora società così primitive da credere che esista ancora una possibilità per il mondo così come lo conoscevamo?
Pubblicato da
cornelius
a
00:08
0
commenti
20170711
#1725
Ecco cosa odio di più, le ossessioni. Specialmente nelle loro varianti più pericolose, le dipendenze e le paranoie.
Le odio perché mi fanno orrore. E mi fanno orrore perché le temo.
Ciò non vuol dire che rifugga le abitudini, anzi.
Pubblicato da
cornelius
a
00:06
0
commenti
20170710
#1724
As for the new technologies, my motto is: "The fact that you can doesn't mean that you should."
Pubblicato da
cornelius
a
00:18
0
commenti
20170708
#1723
Le previsioni meteo avevano cannato di un paio d'ore (come al solito, a guardare in retrospettiva), e così mi ritrovai bloccato al supermercato mentre fuori diluviava.
Poco male dato che, oltre a un ecuadoregno con cagnolino e una sciùra attaccata con le ragnatele, c'era Stephen King seduto accanto a me, e avevo ancora mille pagine di IT da leggere.
Sarà stata la location o la gente che si accalcava accanto all'uscita imprecando in attesa che spiovesse, ma quella situazione rafforzava la mia convinzione che, almeno per le prime duecento pagine, quel libro non fosse altro che un trattato di psicopatologia.
Pubblicato da
cornelius
a
00:38
0
commenti
20170707
#1722
Lo chiamavamo "il giorno del capo branco": per un giorno ogni mese il comando passava al piccolo di famiglia che, a patto di non sforare il budget di 100 euro stanziato—pasti compresi—per l'intera giornata, poteva decidere le attività da fare, tassativamente tutti assieme.
Fu così che imparò a gestire al meglio le proprie entrate e le proprie aspettative fin da bambino; ed è a quelle giornate che ripensa ancora oggi ogni volta che riceve lo stipendio.
Pubblicato da
cornelius
a
00:41
0
commenti
20170705
#1721
Non si poteva mai guardare un film tutto di filato: una volta era la pipì, un'altra volta la camomilla, un'altra volta ancora una telefonata, infine l'ennesimo biscotto. Quella che per lui era un'esperienza totalizzante, l'unica a cui dedicare tutta l'attenzione per quel dato lasso di tempo, per lei era solo mero intrattenimento, una delle varie componenti della serata.
Pubblicato da
cornelius
a
23:39
0
commenti
#1720
Come se la reattività di tutti fosse stata compromessa da anni e anni di serie tv in cui pericolo, dolore e morte non sono che elementi di una sceneggiatura ben oleata, come se il senso civico fosse stato anestetizzato da decenni di telegiornali, e la loro stessa umanità fosse imprigionata da una sorta di amnesia collettiva: ecco come si comportavano al suono dell'ennesima sirena, all'arrivo dell'ennesima ambulanza.
E malgrado io sia per l'entropia naturale e la necessaria estinzione del genere umano, non è questo il modo in cui una persona dovrebbe morire, non bloccata in mezzo al traffico perché una manica di stronzi patentati non capisce che quando sente la sirena di un'ambulanza deve accostare senza se e senza ma.
Non c'è pena corporale o pecuniaria adatta a emendare la gente che non si sposta, che stolida resta al comando della propria auto in mezzo alla strada come se da questo dipendesse il controllo sulla propria vita.
Non c'è punizione che basti, se non forse la morte stessa.
Pubblicato da
cornelius
a
00:39
0
commenti
20170704
#1719
Capitava a volte che le due sveglie—una marcetta in 4/4 e una rapida successione di semiminime—suonassero in perfetto unisono (la chiave corrispondeva), creando un richiamo stereofonico che dava alla giornata appena iniziata un tono di euforia e serendipità molto promettente.
Pubblicato da
cornelius
a
00:24
0
commenti
20170703
#1718
Perché mi guarda così male? Solo perché l'ho guardata?
Ed ecco, a pochi passi, una donna che invece pagherebbe pur di essere fissata con la stessa intensità.
Curiosa la vita, dove la stessa donna che disprezza gli uomini che la guardano, dopo qualche anno—qualche passo—odierà che nessuno la guardi più.
Pubblicato da
cornelius
a
00:48
0
commenti
20170630
#1717
A causa della forte miopia, ogni volta che sedeva sulla poltrona del barbiere doveva aspettare la fine del lavoro per rimettere gli occhiali e sapere qual'era il suo nuovo volto. Era un po' come vedere una persona dopo qualche anno invece che giorno per giorno. E anche se il taglio che chiedeva era sempre lo stesso (e, per la maggior parte delle volte non cambiava nemmeno chi lo eseguiva), il risultato era sempre leggermente—a volte anche considerevolmente—diverso, e comunque una piccola sorpresa. Forse, in definitiva, a cambiare era lui, e non solamente i suoi capelli.
Pubblicato da
cornelius
a
00:29
0
commenti
20170629
#1715/1716
Oblivion è un libro prezioso, perché raccoglie tutte le fotografie che documentano, volutamente o involontariamente, i soprusi dei "bianchi" nei confronti di tutte le altre popolazioni.
Il secondo libro che voglio mostrarvi è Italiano per naturalisti, un compendio enciclopedico-letterario sulla difesa del patrimonio forestale e avifaunistico del nostro paese.
Pubblicato da
cornelius
a
00:12
0
commenti
20170628
#1714
Dapprima sembrava solo pulviscolo sul tavolo, caduto da una mensola. Ma sotto alla spugnetta che stavo usando per pulire il ripiano di formica, notai che aveva una consistenza inaspettata, più solida anche se non dura.
Sotto l'azione di sfregamento quel grano di sporco si rivelò allora dotato di zampe, e ad ogni passaggio di spugna l'involucro in cui era contenuto si apriva sempre di più, lasciando alla fine libera la farfalla che vi era contenuta.
Aprì le ali, umide e spiegazzate come carta pesta appena fatta, e prese a volare per la casa, veloce e placida allo stesso tempo. Era splendida, di un colore viola pallido, la cosa più bella che avessi mai visto.
Pubblicato da
cornelius
a
00:39
0
commenti
20170626
#1712/1713
Quando rientro Sara chiude la porta a chiave dietro le mie spalle. Gli altri coinquilini sono tutti in cucina come se non aspettassero altro che il mio ritorno.
"È un agguato?" chiedo.
"Devi provare la colomba di Simone," dice Sara.
"La colomba mi fa cagare."
Questa poi, noto sedendomi, è piena di scorzette di arancia candita.
"E nella classifica delle cose che mi fanno cagare, i canditi vengono subito dopo."
È allora che Giulia apre la porta della sua stanza, rivelando tutta quell'area della casa—enorme, vuota e lussuosa—che ci è preclusa.
"Là in fondo dev'esserci il Paradiso o l'Inferno," dico, "dato che mi pare evidente che qui ci troviamo in Purgatorio."
Pubblicato da
cornelius
a
00:33
0
commenti
20170623
#1711
Siamo alle solite: nemmeno un'ora dopo esserci rivisti, mia madre comincia a passare in rassegna la mia biancheria in cerca di buchi da rattoppare. Ma l'operazione su quel calzino—rifare tutta la cucitura verticale punto per punto rigirando i lembi di cotone verso l'interno per non lasciare il filo a vista—sa di accanimento terapeutico.
"Questo è troppo," inveisco con la mia solita veemenza fuori luogo. E ovviamente adesso sono io quello in difetto, perché con mia madre finisce sempre che mi metto a biasimarla per qualcosa come fossi isterico.
"Non basterebbe lasciare quel calzino al suo destino e passare un'ora in più con me?" imploro.
È tanto insensata, questa mia richiesta?
Pubblicato da
cornelius
a
02:52
0
commenti
20170622
#1710
Il modo in cui questi bambini giocano a baseball è già abbastanza contorto senza contare le scimmiette: la palla, lanciata dal primo all'imbocco del tunnel, viene battuta dal secondo, posizionato a metà strada, e poi ancora da un terzo, che fa base nella curva a gomito che si trova quasi alla fine del percorso. Il loro scopo è colpire la grata di ferro che chiude l'uscita dalla parte dello strapiombo; ma ancora più incredibile è il comportamento delle scimmie—tipiche della zona—che, all'arrivo delle palle verso la rete, saltano per essere da queste intercettate a mezz'aria e porre così auspicabilmente fine alla propria esistenza. In assoluto una delle pratiche più bizzarre e inspiegabili che si possono osservare in natura.
Pubblicato da
cornelius
a
00:07
0
commenti
20170621
#1709
Quando dico che era un lettore affamato non intendo necessariamente dire che leggeva tantissimo, ma che lo faceva con gusto e avidità, e che durante quella sua attività niente poteva disturbarlo. Leggeva in ognuno dei rari momenti lasciati liberi dalle incombenze della vita quotidiana, che erano tante e asfissianti: non solo la sera a letto, quando tutto era fermo e silenzioso, ma anche la mattina in bagno o mentre, a tavola, beveva tè nero o caffè americano, o al bar, se era lì che faceva colazione, o camminando da casa alla metropolitana, e ovviamente sulla metro stessa—seduto o in piedi che fosse, anche quando era pressato dalla folla—e lungo il percorso—sia che prendesse le scale mobili o che facesse quelle a piedi—dalla stazione al lavoro, e a volte pure a lavoro, tra un impegno e l'altro, se non anche a mensa, in caso pranzasse da solo. Non era una questione di pagine lette, quanto di devozione all'atto della lettura.
Pubblicato da
cornelius
a
01:20
0
commenti
20170613
#1708
Baciarlo la mattina prima di uscire di casa per andare a lavoro era come fare una seconda colazione.
Pubblicato da
cornelius
a
01:00
0
commenti
20170612
20170611
#1706
Non devo preoccuparmi dell'età, dice lei, perché sono così curioso di tutto e questa curiosità sarà la mia salvezza.
Ma la curiosità uccise il gatto, dico io.
Sì, ma tu non sei un gatto, dice lei.
Pubblicato da
cornelius
a
04:14
0
commenti
20170610
#1705
Cosa succede se si monta un materasso a molle insacchettate a sette zone di portanza su una struttura pensata per un consumatore medio svedese?
Che si rischia di cadere dal letto durante i propri sogni.
Pubblicato da
cornelius
a
01:29
0
commenti
20170609
#1704
Ma il peggio deve ancora venire, e uno stupido caso privato si scatena in tutte le sue più inaspettate conseguenze: quando i due bambini vengono picchiati dal padre di famiglia accanto alla sua auto giù in strada (mentre moglie e figlie restano atterrite nell'abitacolo) penso immediatamente a un caso di violenza contro minori—volano minacce e schiaffi pesanti—scendo di casa e riprendo tutto al cellulare, ma facendomi anche notare, in modo che l'uomo si senta minacciato e la smetta.
Quando però i bambini ne approfittano per allontanarsi vedo che ridacchiano, e che forse si sono pure portati via quello a cui puntavano.
Una volta risalito a casa guardo il resto dal balcone: i due sono tornati imprevedibilmente all'attacco, forse subito dopo che me ne sono andato, ma il padre di famiglia stavolta picchia davvero duro e urlando li sbatte sull'asfalto uno dopo l'altro. Poi entra in auto e ne viene fuori con un fucile a pompa e spara un paio di colpi in aria, di cui uno rischia proprio di colpire mia sorella, che intanto è venuta ad affacciarsi incuriosita dal baccano.
A quel punto urlo anch'io e prendo il fucile per difendermi. Ma in un attimo siamo raggiunti dall'esercito che, arrampicandosi—o calandosi?—sul nostro palazzo, ci punta ora i laser contro. A nulla serve gettare l'arma e gridare che siamo italiani: il ragazzino che ci tiene sotto tiro col mitra è uno straniero dagli occhi di ghiaccio che sghignazza mentre dice beffardo e con accento slavo: "Ah, italiani, eh?"
Poi prende a sparare all'impazzata contro le orde di mediorientali affamati che si sono intanto improvvisamente avvicinati all'edificio e cercano ora di scalare l'ultima ringhiera, colpendo tutti, civili e milizie, e facendo una strage.
Pubblicato da
cornelius
a
01:23
0
commenti
20170607
#1703
La notte è iniziata con una fine del mondo o due, un asteroide in rotta di collisione cin la Terra o qualche altro evento particolarmente traumatico che ha a che vedere con gente in fuga e corpi bruciati.
Pubblicato da
cornelius
a
23:53
0
commenti
#1702
A sentir lei, con quella facevano due in un giorno, cioè fin troppo per i loro ritmi. Ma secondo i calcoli di lui erano in realtà due in un mese, il che era decisamente poco per chiunque.
Pubblicato da
cornelius
a
01:17
0
commenti
20170606
#1701
Amato dai migliori, odiato dai peggiori—quindi praticamente da tutti—e molto incompreso. Così si sentiva Libero Alessi, superiore ai più ma senza necessità di dimostrarlo, per paura di scoprire che tale non era. E così trascinava le sue giornate, preferendo il tormento che abita nell'incapacità di confrontarsi col resto del mondo alla liberatoria durezza della verità.
Pubblicato da
cornelius
a
00:15
0
commenti
20170605
#1700
La mia missione—fare sempre meno cose che prevedono l'uso della vista e di un device tecnologico—ha subito l'ennesimo arresto. La tara dell'occidente pesa su di me come sempre, nonostante le mie ottime intenzioni e i miei migliori propositi.
Pubblicato da
cornelius
a
00:25
0
commenti
20170602
#1699
Dopo un po' di tempo nella vasca, sospeso nell'acqua calda a mezza altezza dal fondo, era in grado di visualizzare il flusso d'aria che entrava e usciva dal suo stomaco e, su per la gola e il naso, fuori e dentro di sé, e contemporaneamente di ascoltare il merlo fuori dalla finestra, pensare alla cena da preparare la sera, ragionare sul progetto a cui avrebbe collaborato quell'estate nonché, in questo complesso ordine mentale che nulla aveva a che vedere con la meditazione, perfino anticipare con la mente il momento esatto dell'arrivo di ogni goccia, a circa sette minuti l'una dall'altra, che gli sarebbe finita sul piede colando dal rubinetto.
Pubblicato da
cornelius
a
03:07
0
commenti
20170601
#1698
Che pena vedere il grande orso bruno gironzolare per l'intrattenimento del pubblico pagante su un monociclo, travestito da torre medioevale capovolta (il numero del circo prevedeva che, per mostrarla nel verso giusto, al culmine dello spettacolo l'orso si mettesse a testa in giù).
A tenerlo sotto controllo c'erano alcuni grossi cani da slitta, abnormi, e cacciatori provati. Ma il deterrente che lo spaventava di più era un origami arancione volante, controllato a distanza come un drone.
Eludendo la guardia degli spaventosi mastini, sfilai allora tra il pubblico e raggiunsi un'altura, dalla quale mi riuscì di prendere e disarticolare il drone, che ora era solo in grado di zoppicare al suolo, per la gioia un po' folle del mio futuro amico.
Pubblicato da
cornelius
a
00:20
0
commenti
20170530
#1697
La taverna sotterranea era inspiegabilmente luminosa. Mentre una famigliola indistinta pranzava dietro al minuscolo divisorio (tirato su dalla stessa terra compattata di cui erano fatti il pavimento e le pareti), un enorme cinghiale riposava su un divano sfatto, solo per essere un attimo dopo ucciso e squartato senza che praticamente quasi nemmeno ce ne accorgessimo. Una gigantesca scrofa si aggirava intanto sotto ai tavoli placidamente, tanto che sembrava un ospite abituale della locanda, così come il matto che, scese le sale, venne a sedersi accanto al camino a osservare l'andirivieni dei clienti coi suoi occhi acquosi persi tra brufoli e pelle secca e arrossata. Ma era proprio lui che, di lì a poco, ci avrebbe fatto la più grande rivelazione—poi tristemente confermata dai fatti—su quel posto così strano.
Pubblicato da
cornelius
a
23:59
0
commenti
#1696
L'ultima canzone che aveva ascoltato era la prima che gli tornava in mente e che poi gli restava in testa per un po'. Ma dopo qualche ora era quasi sempre un'altra quella che emergeva, quella che aveva intanto lavorato in sottofondo, per restare poi al suo posto anche per giorni interi.
Pubblicato da
cornelius
a
00:01
0
commenti
20170529
#1695
Quando insegue una palla, un bambino non capisce che deve aspettarla nel punto in cui prevede che quella arriverà, e non in quello in cui si trova effettivamente in ogni istante. Ecco perché fa sempre tanto fatica ad raggiungerla e, quando questo accade, nel momento in cui si china ad agguantarla quella è già scappata ancora via.
"È nello stesso modo," stava dicendo il Pastore, "che Dio raggiunge noi, prevedendo dove andremo, e dove sarà più facile prenderci."
Pubblicato da
cornelius
a
00:31
0
commenti
20170528
#1694
Di lui conoscevo soltanto il nome. Ora ho visto anche il suo volto, tra qualche anno, il suo piccolo corpo nudo nella vasca di casa nostra, io inginocchiato e nudo anch'io di fronte a lui che canta una canzoncina divertente di cui conosce soltanto poche parole, tu nuda anche tu che sorridi orgogliosa seduta su uno sgabello accanto a noi. Spero sarai contenta di sapere che assomiglierà molto a me.
Pubblicato da
cornelius
a
04:14
0
commenti
20170527
#1693
Somiglia tanto a un rito di purificazione e fertilità del folklore precristiano e, per quanto mi diverta e mi senta utile come non mai, mi chiedo cosa davvero ci facciamo qui in campagna oggi a spargere la nostra urina in questo campo di patate.
Pubblicato da
cornelius
a
05:49
0
commenti
20170525
#1693
Dormirono in vetrina, sul letto che avevano scelto di comprare, e sognarono non solo del nuovo letto, ma anche di una nuova casa, forse di una famiglia, in ogni caso del futuro.
Pubblicato da
cornelius
a
00:19
0
commenti
20170524
#1692
Il suo inglese, perfetto nella pronuncia, si basava sulle poesie e soprattutto sulle canzoni in cui si imbatteva, cose che recitava e canticchiava spesso a mezza voce come un mantra. È per questo che la gente non lo capiva, perché parlava per frasi fatte, spesso in rima baciata, ma anche con parole che nessun comune mortale avrebbe mai usato in nessuna comune conversazione. Parole migliori, quindi poco adatte al mondo reale.
Pubblicato da
cornelius
a
00:05
0
commenti
20170523
#1691
È difficile rispondere alla sua domanda.
"Che genere suoni?", mi chiede, ma devo trovare qualcosa di chiaro e distinto, anche se quel che faccio in sé non è né chiaro né distinto.
" Bob Dylan," rispondo alla fine, per dare un'idea del campo d'azione.
Il fatto che lei dica immediatamente di capire a che genere mi riferisco—di che Dylan stia parlando—mi fa capire che non ha capito niente.
Pubblicato da
cornelius
a
00:12
0
commenti
20170522
#1690
I muraglioni del vecchio castello ormai abbandonato non sono solo pericolanti ma anche altissimi. Camminarci sopra vuol dire farli ondeggiare come denti marci, lunghissimi e fissati male. Ma non posso fare a meno di saltare da merlo a merlo, sporgendomi dall'orlo fin quasi a cadere, e affacciandomi sul baratro, che si affaccia su di me.
Pubblicato da
cornelius
a
00:16
0
commenti
20170521
#1689
Davvero non capisco perché mia madre continui a provocare la strega che vive nel buco di quella parete di casa mia. Devo tenerla a freno mentre l'essere immondo, fatto di stracci e corde, mette la testa fuori e ringhia tra i denti sporchi e sputa.
Ma niente, più quella si sporge dal suo covo più mia madre le urla contro, la deride, la schernisce, la sfotte finché la strega non è praticamente tutta dentro al mio salotto, col pericolo che non vada mai più via.
Mi ci vogliono due o tre colpi di ciabatta ben assestati sul cranio, come recitano le istruzioni, per rimandarla lì da dove è venuta. Mia madre invece mandarla via non posso, me la devo tenere così com'è.
Pubblicato da
cornelius
a
04:16
0
commenti