Gli occhiali erano sotto l'armadio, a pochi centimetri dall'orlo del tappeto impolverato. Si rialzò con uno sbuffo di fatica troppo precoce per la sua età e li portò a sua madre, che fissava come al solito fuori dalla finestra con sguardo assente, vedendo chissà cosa nella sua implacabile miopia. Glieli fece indossare e si allontanò in cucina, senza rendersi conto che non erano i suoi occhiali, ma quelli del padre, morto qualche settimana prima lasciando una moglie priva di desideri. Una donna che solo oggi, a una vita distanza, tornava a vedere il mondo: ma quella che improvvisamente c'era ora attorno a lei non era la stessa realtà fisica che la circondava, non il suo appartamento in penombra che presto sarebbe stato ancora una volta vuoto ma la sua casa di un tempo, non più il buio, il freddo e la solitudine ma la luce, il calore, e perfino l'allegria che lì aveva sostato per tanti anni. Era la casa che aveva sempre diviso con suo marito, era di nuovo il luogo dove avevano costruito tutto, il loro posto preferito. Era qui che abitava in quel momento.
20180323
20180322
#1888
Mi si stringe il cuore a dirlo, ma nonostante quello che ogni fan potrebbe pensare e sognare, stare in studio coi Beatles in quelle ultime settimane era uno strazio, una cosa noiosissima anche nei momenti migliori.
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20180321
#1887
Scopre che è tatuata solo quando si spoglia e s'infila nella vasca accanto a quella in cui è già immerso lui.
I bagni sono inondati dalla nebbia, forse anche dalle nebbie dell'alcool, e dalle risate, e dalla curiosità, e benché sia solo una sua amica chi dice perché no? cosa me ne sto a fare qui sola nella mia vasca? e lo raggiunge nella sua, mostrandogli l'ampia schiena e il sedere lucido mentre passa, sedendogli poi di fronte nell'acqua calda che sale di livello, e raccontandogli tutta la storia che ha scritta sulla pelle.
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20180320
#1886
I danni che il robot aveva riportato erano tutti da imputarsi al suo stesso comportamento. Era uno degli esemplari più autolesionisti dell'intera serie: una volta era arrivato a sparare alla testa del suo riflesso nello specchio, e nessuno dubitava che ci avrebbe messo poco a generare l'idea del suicidio.
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20180319
#1885
La gente fuma perché è l'attività che più somiglia a fare qualcosa senza in realtà fare nulla. Il fumo è così simile alla vita stessa—basta infatti inspirare ed espirare—che di questa rispecchia anche il limite più ovvio: più si va avanti e più ci si avvicina alla morte.
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20180317
#1884
His art is from heart,
but not from planet Earth,
and thus this hurts,
it hurts us like darts.
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20180316
#1883
Fuori dalla finestra la neve cade lenta e sempre più fitta mentre in sottofondo Paul Tortellier affronta l'Allemande dalla prima Suite per violoncello: questa mattina è una scena di raccordo girata da Edgar Reitz, Ruben Östlund o Ingmar Bergman.
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20180315
#1882 (Wódka Szymborska #1)
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20180314
#1881
Il nuovo frigorifero parla una lingua diversa, ritmica e sincopata, simile a quella delle megattere quanto quella del vecchio modello, più melodica e sinuosa, era simile a quella delle balenottere.
Se quello era balenese, quindi tutto sommato terrestre, questo, più alieno, lo definirei baleniano.
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20180313
#1880
Con questa pericolosissima combinazione di pantaloni stretti e calzettoni di lana, ogni volta che mi alzo dalla sedia il confine tra hipster e ballerino tirolese diventa sempre più labile.
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20180312
#1879
1.
Anche se mi ha visto sicuramente arrivare, getta a terra la sigaretta—un milione di anni per consumarsi completamente—e attraversa il marciapiedi tagliandomi la strada.
2.
Gli parla in continuazione, senza lasciarlo interagire se non con monosillabi di rassegnato assenso, solo per poi lasciare la conversazione a metà non appena gli squilla il telefono.
3.
Quando entro in ufficio non saluta, quando ha bisogno di qualcosa pretende sempre che siano gli altri ad andare alla sua scrivania, se ha una priorità pretende che queste lo siano anche per gli altri senza preoccuparsi di quel che stanno facendo, e quando mi alzo e chiedo se qualcuno vuole un caffè non risponde, né sì né no.
4.
Dal centro della strada notano una vetrina interessante e, incuranti del mio passaggio in senso contrario, tirano diritto verso il negozio, lo sguardo fisso verso qualcosa che desiderano, cosicché devo fermarmi di botto se non voglio finirgli contro.
5.
Scende le scale mobili e appena oltrepassata la soglia della banchina di ferma col passeggino esattamente davanti all'entrata, così che tutti quelli che arrivano dopo di lei devono aggirarla.
Sono esagerato io, o non merita forse questa gente di morire seduta stante?
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20180310
#1878
Le indicazioni di regia non erano molto chiare: dovevo trovare quella valigia infilata in quell'anfratto e, una volta fuori, avrei dovuto affrontare con comica nonchalance il grosso leone che intanto si era appostato ad aspettarmi, e sarei poi dovuto caracollando uscire fuori dall'inquadratura.
Non so che indicazioni avesse ricevuto la belva, ma di certo c'era che risultò molto più aggressiva di quel che avessi immaginato: con scatti decisamente felini mi balzava quasi addosso, a quella velocità che rendeva difficile decidere se correre o fingersi già morti, e più volte con zampe e denti tentò di azzopparmi o azzannarmi, tanto da rendere impossibile concentrarsi su niente che non fosse una via di fuga.
Con totale assenza di nonchalance, ma forse agli occhi degli altri non senza una certa comicità, dovetti rifugiarmi in tutta fretta nella grotta usata come magazzino dalla troupe. Seduto su una cassa fu lì che il leone finalmente mi raggiunse, solo per poi accasciarsi ai miei piedi e posare l'enorme testa sulle zampe. Potei così assistere a quell'incredibile fenomeno di trasmutazione che ti ha reso parte insostituibile della mia vita nella forma in cui sei adesso.
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20180309
#1877
Altro che basso elettrico! Quel violoncello valeva il doppio di qualsiasi strumento nella stessa categoria: suonandolo con le dita produceva un suono ovattato, cupo ma anche dolce, simile a quello di un contrabbasso jazz anche se più sottile, mentre col plettro diventava metallico e tagliente, come il Fender in un gruppo punk. Facendo poi scorrere i polpastrelli sulle corde verso il ponte si otteneva una vibrazione che non aveva paragoni, come un lamento suadente, il canto tremolante di un essere ancestrale, acquatico, forse addirittura non terrestre, e sicuramente dotato di sentimenti.
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20180306
#1876
Come facevano le rock star a suonare completamente ubriache?
Già incerto sui suoi piedi dopo tre tequila, R. Zimmerman si chiese se avrebbe mai rischiato la sicurezza di una delle sue chitarre per un giro in più.
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20180305
#1875
Continuava a piovere.
Mi spostai allora sotto la pensilina ad aspettare il prossimo tram, che sarebbe passato dopo un paio di minuti. E però. Avevo gli scarponi e un giaccone impermeabile a copertura totale che mi avevano già accompagnato in alcuni dei posti più freddi della mia modesta ma arrischiata carriera di viaggiatore: cosa temevo? Non mi mancava nulla per godermi la natura in tutta la sua terribile bellezza, anche se ero prigioniero della città.
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20180304
#1874
La paura di prendere—o, peggio, di dare—la scossa era ormai tale e tanta che Jeff Tweedy aveva preso l'abitudine di girare indossando un paio di guanti.
Ora guardava la sua chitarra, stesa nel feretro di velluto bordeaux, chiedendosi quando sarebbe riuscito nuovamente a imbracciarla.
Così come non si può raggiungere e mantenere uno stato d'animo con la sola volontà, così non se ne può restare ostaggio.
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20180303
#1873
All'avvicinarsi delle scale fuori dall'ambulatorio, la coppia di vecchini (non si capiva bene chi fosse l'accompagnatore di chi, ma la cosa è ininfluente) si separò di comune e silenzioso accordo, uno a destra e l'altra a sinistra, il gesto automatico messo inconsciamente a punto in anni di esperienza, ognuno verso il proprio corrimano.
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20180302
#1872
Quel game Roseanna lo perde stupidamente, la concentrazione se n'è andata, qualcosa—di cui non conosce ancora l'origine—la sta silenziosamente distraendo.
Rincorre la pallina a bordo campo, solo per scoprire che la sua corsa è stata fermata dalla lunga scarpa rattoppata di Ronald McDonald, seduto in panchina accanto al suo allenatore.
È cupo, il clown, stanco e forse deluso. Ma non ha perso la sua loquacità, e approfitta della contingenza per raccontarle con parole ricercate e stile forbito la sua triste giornata.
"Però non mi abbatto,"dice alla fine: "ho sempre i miei tre dollari di calma."
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20180228
#1871
Il Kraken attacca la città. I suoi tentacoli, in numero molto maggiore di quanto voglia la leggenda, entrano nelle case spaccando le finestre: pieni di aculei, e apparentemente dotati di volontà propria, raggiungono, lacerano o afferrano senza pietà, portando poi via le prede verso presunte fauci, rostri o becchi, molto in alto e molto lontano dal luogo del delitto.
La città è prostrata, le autorità impotenti, gli scienziati per una volta muti. Un essere mitologico rivelatosi reale? La mutazione genetica di un anfibio sconosciuto? O piuttosto l'incarnazione di una segreta volontà collettiva, la sporca coscienza comune che prende irrimediabilmente forma e tutto prevarica, tutto devasta, tutto annienta?
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20180226
#1870
Il suolo di quella città—stava raccontando l'archeologo—era pieno di cadaveri. Li buttavano lì, nelle fondamenta, uno accanto all'altro, intrecciati in un reticolo di carne e ossa fitto e indistricabile che era la base dell'intero nucleo urbano, e poi li ricoprivano con strati di argilla e infine con lastre di marmo.
Per questo, ci fu piegato, nelle aree che non erano state mai edificate la vegetazione cresceva così rigogliosa.
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20180225
#1869
Erano così diversi tra loro ma anche così desiderosi di compiacersi l'un l'altra che, pur se da sempre convinti di aver ragione su come andavano fatte certe cose, soprattutto in materia di gestione della casa, avevano entrambi iniziato a comportarsi come pensavano si sarebbe comportato l'altro, finché l'uno non iniziò a fare le stesse cose che faceva l'altra e viceversa, in un inversione di senso molto romantica e dunque altrettanto illogica.
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20180224
#1868
Il glande viene fuori dal prepuzio lento e lucido come la testa di un grande cetaceo, animale preistorico ma dotato anche di enorme pazienza, rispetto e compassione.
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20180223
#1867
Giorgia era irrecuperabile: con qualsiasi cosa vedesse scorrere fuori dal finestrino del treno avrebbe voluto intessere un rapporto il più presto possibile, prendere una bevanda da quel distributore, fare un tuffo in quella piscina, mangiare un boccone in quella trattoria, stringere la mano a quella signora, innamorarsi di quel ragazzo laggiù, ormai in fondo al suo campo visivo.
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20180222
#1866
La cosa non tornava: perché mai sarei dovuto andare a ritirare i soldi di resto del caffè fuori dal bar, in quella roulotte dismessa nel parcheggio, dove si aggiravano loschi figuri dall'aspetto vagamente patibolare?
Quando il gestore si fece minaccioso fu mio cugino a intervenire, anche se lui e i suoi compari, che dello stronzo erano alla fin fine conoscenti e forse anche amici, avevano un'aria complice, come a dire lascialo stare per questa volta, è con noi, non è di qui e non sa come funzionano le cose, non è colpa sua se viene dalla città, e in quel momento fui certo che se avessero dovuto davvero scegliere tra me e lui si sarebbero sicuramente tirati indietro lasciandomi sprezzanti al mio destino.
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20180221
#1865
La polizia non sapeva cosa pensare. Dal lungo bus giallo che si era ribaltato lungo la statale erano venuti fuori alla spicciolata una ventina di ragazzi delle età più diverse che avevano tutti dichiarato di essere figli e figlie del vecchio che li seguiva, un beone privo di denti e con la barba di diversi giorni—e i vestiti di diverse settimane— i cui documenti provavano che non aveva nessun parente prossimo e su cui, come venne poi fuori, risultavano solo una serie di arresti per ubriachezza molesta.
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20180219
#1864
Mentre spiegavo al sergente la corretta procedura per preparare le uova in camicia mi resi conto che la mensa si era fatta via via più silenziosa, e che ora tutto il plotone guardava verso di noi come se in corso ci fosse una battaglia. Era la mia occasione: i dati tecnici, conditi con affabulazione e un pizzico di retorica sulla precisione come ingrediente cardine non solo di una buona ricetta ma anche di una buona condotta di vita, non solo misero a tacere tutte le maldicenze sul mio conto, ma conquistarono commilitoni e superiori, finché con la mossa dell'uovo sul toast e lo scacco dell'erba cipollina sull'uovo quel coglione del sergente fu costretto a dichiararsi sconfitto. Sapevo che me l'avrebbe fatta pagare cara, ma ora sapevo anche di avere tutti dalla mia parte, e che gli sarebbe stato molto difficile passarla liscia. Così decisi di fregarmene e di godermi la vittoria, e mi rimisi a mangiare i miei fagioli col sorriso sporco di sugo.
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20180218
#1863
Damon Albarn mi fa entrare nella sua cameretta.
Chitarre appese alle pareti, synth infilati in ogni dove, vecchi impianti stereo, e una pila di scaffali ricolmi di audiocassette.
"Queste le ascolto ogni giorno," dice eccitato dal mio interesse, e ne mette su una dei Primus.
Allora prendo l'unica chitarra già collegata all'amplificatore e inizio a improvvisare sul primo pezzo, e lui si gasa ancora di più: si china sotto al letto, ne sfila via un'enorme custodia piatta, la apre e tira fuori un magnifico basso Rickenbacker rosa neon. Sono abbagliato. E quando Damon lo collega a un altro amplificatore e si innesta nella jam session quasi ci dimentichiamo della canzone che stiamo ascoltando, presi come siamo dal flusso dell'esperienza.
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20180217
#1862
È stato per non schiacciare quel maledetto insetto, ecco perché ho poggiato male il piede e mi sono slogato la caviglia. È per questo che me vedi ora zoppo venire a te.
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20180216
#1861
Il nome e il numero di matricola erano ancora perfettamente leggibili, ma la fotografia continuava a sbiadire man mano che il tempo passava e, come una sindone, del volto stampato non sarebbe rimasta che una labile traccia a cui nessuno avrebbe potuto mai dare credito.
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20180215
#1860
Ormai Dmitri era così abituato a infiorettare ogni canzone che ascoltava con doppie e triple voci o una sorta di basso continuo spontaneo che aggiungevano strati a salire o a scendere dalla linea melodica originale, che se quando le risentiva non attaccava subito a cantarci sopra gli sembravano composizioni totalmente diverse, versioni a frequenza più stretta o arrangiate in penosa economia.
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20180214
#1859
Sognare di avere l'epatite—un'epatite a caso, la dottoressa non era stata dettagliata ma la sua paura era sicuramente quella, o almeno così aveva detto a mia madre poco prima che ci mettessimo in auto per tornare mestamente a casa—è quasi come averla davvero. La sveglia è in angoscia, una vita complicata davanti, problemi, medicinali, soldi, e a poco vale il sollievo di sapere di essere stati davvero malati ma solo per il tempo di un incubo.
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20180212
#1858
Quando fu tornato in superficie il cielo era ancora grigio peltro, ma aveva ormai smesso di piovere.
Risalì le scale dal lato destro, reso già già asciutto dai passi di chi l'aveva preceduto uscendo dalla metropolitana, mentre su quello di sinistra permaneva una patina scura d'acqua.
Un'altra giornata molto difficile stava per cominciare.
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20180206
#1857
Chi poteva sospettare che sotto terra Parigi fosse un unico sistema di canali d'acqua navigabili?
È così che a bordo della nostra barca perfettamente attrezzata giungemmo in piazza, appena in tempo per vedere l'apocalittico tramonto che ci attendeva oltre la cattedrale.
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20180205
#1856 (a N.)
"Dopo un po' senza carte uno si annoia."
Ovunque tu sia ora, che tu possa sempre trovare un mazzo di carte e non annoiarti mai.
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20180204
#1855
E dopo essere transitati per quella parte della vita in cui tutti gli amici cominciano a fare figli eccoci dunque giunti a quella in cui la vita stessa rischia di interrompersi da un momento all'altro, per un nonnulla, un malore improvviso, cause ancora da accertare.
Allora è così.
E va bene.
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#1854
Dopo una buona mezz'ora la Renault 4 che ci eravamo lasciati dietro lungo la strada venne a fermarsi accanto a noi nel parcheggio dell'Autogrill. I nostri sospetti si rivelarono fondati: non solo i suoi occupanti—una famiglia intera, comprensiva di nonni—erano davvero tutti vestiti come negli anni '70, come avevamo immaginato di vedere mentre li superavamo, ma ci confessarono di essere effettivamente in viaggio dal 1978, e di non essere ancora riusciti a raggiungere la loro meta.
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20180201
#1853
Così, ogni volta che entravamo in una nuova nazione, dovevamo aspettare che ci mandassero il codice PIN a sbloccare la situazione. Quando lasciavo la sua mano mentre venivo fatto passare oltre i tornelli, il piccolo Qiang sembrava sempre il più tranquillo tra noi, come se a ogni frontiera la sua vita non fosse legata a quella serie di zero e uno che tardavano ad arrivare.
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#1852
In piedi nella notte, i passi sul parquet scricchiolante, verso l'origine del rumore che lo ha svegliato.
Proviene dallo specchio, da dietro lo specchio; ma dietro lo specchio c'è la cabina armadio, e nella cabina armadio non c'è niente. Quindi il rumore—un ticchettio ritmico, più lento di un orologio e più cupo del gocciolio dell'acqua—proviene da dentro lo specchio, dal riflesso di qualcosa che non vedrà finché non gli sarà di fronte.
In piedi nella notte, fermo sul parquet silenzioso, ha improvvisamente paura di muovere un atro passo e affacciarsi nell'abisso.
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20180130
#1851
Le ragazze scesero dall'auto e scapparono verso l'ascensore, così mi ritrovai da solo a cercare una via di fuga da quel garage.
La porta delle scale era aperta, dall'alto la luce della libertà si faceva faticosamente strada nella caligine.
"Charlie Manson non scappa," mi dissi mentre imbracciavo il fucile.
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#1850
È vero, un tempo pensava che non era possibile essere una rock star e contemporaneamente doversi cucinare broccoli la sera. Ma ora era convinto di poter quantomeno essere uno stimato e soddisfatto professionista anche se allo stesso tempo costretto a stirarsi le camicie.
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20180126
#1849
Parte I
Quando sentimmo la profonda esplosione a largo dell'isola, in mezzo all'oceano, alcuni corsero sugli scogli della costa per capire cosa fosse successo.
Non ci volle molto per rendersi conto che non avrebbero mai fatto in tempo a tornare indietro: l'onda era enorme oltre ogni dire, a parte il cielo e il mare stesso più grande di qualsiasi cosa avessero mai usato come metro di paragone durante la vita che su quegli scogli stava per interrompersi.
Così preferirono restare lì in piedi ad aspettare che lo spaventoso muro d'acqua li investisse, spazzando via tutto, la vita, la costa e gran parte dell'isola che avevano considerato casa.
Parte II
Tra i pochissimi che sopravvissero, negli anni successivi alla catastrofe io e Kari esplorammo regolarmente i resti di fabbriche, uffici e case in cerca di qualcosa di utile alla nostra sussistenza: pinze, un cutter, fil di ferro, cose del genere.
Ma quel giorno non eravamo soli. Facemmo appena in tempo a nasconderci sotto un palco che doveva essere servito per fare annunci e dare premi durante manifestazioni aziendali, quando un gruppo di uomini e donne in divisa entrarono nella grande sala.
Le giubbe erano nere con decorazioni dorate, e sembravano tutti molto organizzati e determinati, tanto che il mio primo pensiero non fu che fossero anche loro dei sopravvissuti ma che avessero piuttosto a che fare direttamente con l'esplosione che aveva dato avvio alla nostra possibile estinzione.
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20180124
#1848
Su venticinque passeggeri in quella carrozza della metro, quindici erano attaccati ai loro smartphone. Per tutta Umeyaki Masakuro risposta tirò fuori il suo taccuino e cominciò a scrivere: "Su venticinque passeggeri in quella carrozza della metro"...
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20180121
#1847
A meno che la loro arte non abbia una diretta e imprescindibile relazione con la loro vita privata, dell'uomo e della donna dietro l'artista non me ne importa sostanzialmente nulla.
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#1846 (iQ #45)
E nel freddo
all'esterno della porta
passi sulla neve
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20180118
#1845
Il respiro, il battito del cuore, quello delle ciglia, il bisogno di dormire.
Queste, sopra tutti gli atri inspiegabili automatismi che il corpo adotta per vivere, erano le cose che più lo stupivano.
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20180113
#1844 (Elegia giapponese #11, iQ #44)
Preda del fuso orario
pericolosamente presto
a letto
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#1843 (Elegia giapponese #10)
Al di fuori del finestrino, libero dalla pressione che ci costringeva nell'aeromobile e ci permetteva di sopravvivere, il sole stava intanto sorgendo sopra un orizzonte che non potevamo vedere, al di sotto dello strato di nuvole al di sopra del quale stavamo viaggiando ormai da quasi diecimila chilometri lungo un asse curvo che collegava l'Asia all'Europa.
La sua luce rossa e gialla cercava di emergere attraverso la pesante coltre grigio-azzurro, come il ribollire di un fuoco immenso esploso nel centro di una terra irraggiungibile e ormai per sempre perduta, la versione visiva ma non veduta del Rosso che aveva ossessionato Jack London alla fine dei suoi racconti.
Lo sguardo di Nakagawa San si era ormai perso nella terribile densità di quella radianza.
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#1842 (Elegia giapponese #9)
Quando si parla di Tokyo usare la metafora dell'alveare o del formicaio non renderebbe onore e giustizia alla sua complessità.
Sarebbe più corretto parlare infatti di una serie di alveari o formicai interconnessi, dove la perfetta organizzazione di ognuna delle varie realtà sincretiche non contrasta e anzi dialoga in un adattamento continuo con quella di tutte le altre.
Ma anche questo paragone è improprio, perché alla struttura funzionale di queste macchine comunicanti si aggiunge e integra quella meno controllabile e fondamentalmente caotica non solo e non tanto del cittadino, che—regolato da leggi etiche e comportamentali di base precise e condivise anche se non scritte—è tutto sommato a sua volta uno di questi sistemi pressoché perfetti, quanto del turista che, a dispetto di quello che dovrebbe essere il suo ruolo—ospite interessato a conoscere una nuova cultura—quasi sempre con molta difficoltà si adegua a sistemi di segni e regole diversi da quelli a cui è avvezzo, generando un'entropia che solo un organismo socio-urbanistico abituato a gestire in ogni istante una quantità enorme di variabili, quale è appunto Tokyo, sarebbe capace di tenera a bada in modo da evitare il collasso.
Tokyo sembra anzi sopravvivere proprio grazie a questo equilibrio instabile e perciò flessibile, a questa fluidità che pare essere parte costituente della sua cultura e senza la quale tutto si fermerebbe, crollando sotto al peso della sua stessa complessità.
Forse è tutto sommato più sensato non usare alcuna metafora, e limitarsi piuttosto a constatare che la città è fatta di esseri umani che si comportano non come tutti gli esseri umani ma come una determinata specie, adusa ai forti contrasti tanto da riuscire sempre ad evitare che diventino irrisolvibili contraddizioni.
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#1841 (Elegia giapponese #8)
A Tokyo la definizione di città sta stretta.
È una megalopoli risultante dall'unione di più città, a loro volta fatte di quartieri, a loro volta composte di zone, a loro volta formate da complessi di edifici enormi, in molti casi ad esclusivo uso commerciale, in cui molto spesso ognuno dei numerosi e vasti piani è occupato da una singola attività, o da uno specifico reparto, pieno all'inverosimile della moltitudine di oggetti e servizi che costituiscono il loro core business, e nei cui magazzini e tra i cui corridoi e dietro le cui casse pullulano uomini e donne in divisa, iperattivi, precisi, organizzati, esperti, ligi, corretti, gentili, sorridenti, disponibili, ossequiosi, singole entità che costituiscono gli addetti di un reparto, uniti nello spirito della vendita alle singole entità degli altri reparti, a formare gruppi di lavoro dedicati a un determinato settore, che messi assieme formano il corpo dipendente al lavoro per la società che ha in affitto o possiede quel piano di quell'edificio, che è solo uno dei department stores in cui sono impiegati tutti gli altri corpi dipendenti, uniti nello spirito della vendita ai corpi dipendenti di tutti gli altri department stores in tutti gli altri edifici di tutte le altre zone di tutti gli altri quartieri di tutte le altre città dalla cui unione risulta la megalopoli che è Tokyo.
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#1840 (Elegia giapponese #7)
Se si escludono templi, santuari e pagode, luoghi non confinati alla propria geografia, che pure è vasta tanto da risultare e sproporzionata, Kyoto è essenzialmente una città inospitale.
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