A meno che la loro arte non abbia una diretta e imprescindibile relazione con la loro vita privata, dell'uomo e della donna dietro l'artista non me ne importa sostanzialmente nulla.
20180121
#1846 (iQ #45)
E nel freddo
all'esterno della porta
passi sulla neve
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20180118
#1845
Il respiro, il battito del cuore, quello delle ciglia, il bisogno di dormire.
Queste, sopra tutti gli atri inspiegabili automatismi che il corpo adotta per vivere, erano le cose che più lo stupivano.
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20180113
#1844 (Elegia giapponese #11, iQ #44)
Preda del fuso orario
pericolosamente presto
a letto
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#1843 (Elegia giapponese #10)
Al di fuori del finestrino, libero dalla pressione che ci costringeva nell'aeromobile e ci permetteva di sopravvivere, il sole stava intanto sorgendo sopra un orizzonte che non potevamo vedere, al di sotto dello strato di nuvole al di sopra del quale stavamo viaggiando ormai da quasi diecimila chilometri lungo un asse curvo che collegava l'Asia all'Europa.
La sua luce rossa e gialla cercava di emergere attraverso la pesante coltre grigio-azzurro, come il ribollire di un fuoco immenso esploso nel centro di una terra irraggiungibile e ormai per sempre perduta, la versione visiva ma non veduta del Rosso che aveva ossessionato Jack London alla fine dei suoi racconti.
Lo sguardo di Nakagawa San si era ormai perso nella terribile densità di quella radianza.
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#1842 (Elegia giapponese #9)
Quando si parla di Tokyo usare la metafora dell'alveare o del formicaio non renderebbe onore e giustizia alla sua complessità.
Sarebbe più corretto parlare infatti di una serie di alveari o formicai interconnessi, dove la perfetta organizzazione di ognuna delle varie realtà sincretiche non contrasta e anzi dialoga in un adattamento continuo con quella di tutte le altre.
Ma anche questo paragone è improprio, perché alla struttura funzionale di queste macchine comunicanti si aggiunge e integra quella meno controllabile e fondamentalmente caotica non solo e non tanto del cittadino, che—regolato da leggi etiche e comportamentali di base precise e condivise anche se non scritte—è tutto sommato a sua volta uno di questi sistemi pressoché perfetti, quanto del turista che, a dispetto di quello che dovrebbe essere il suo ruolo—ospite interessato a conoscere una nuova cultura—quasi sempre con molta difficoltà si adegua a sistemi di segni e regole diversi da quelli a cui è avvezzo, generando un'entropia che solo un organismo socio-urbanistico abituato a gestire in ogni istante una quantità enorme di variabili, quale è appunto Tokyo, sarebbe capace di tenera a bada in modo da evitare il collasso.
Tokyo sembra anzi sopravvivere proprio grazie a questo equilibrio instabile e perciò flessibile, a questa fluidità che pare essere parte costituente della sua cultura e senza la quale tutto si fermerebbe, crollando sotto al peso della sua stessa complessità.
Forse è tutto sommato più sensato non usare alcuna metafora, e limitarsi piuttosto a constatare che la città è fatta di esseri umani che si comportano non come tutti gli esseri umani ma come una determinata specie, adusa ai forti contrasti tanto da riuscire sempre ad evitare che diventino irrisolvibili contraddizioni.
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#1841 (Elegia giapponese #8)
A Tokyo la definizione di città sta stretta.
È una megalopoli risultante dall'unione di più città, a loro volta fatte di quartieri, a loro volta composte di zone, a loro volta formate da complessi di edifici enormi, in molti casi ad esclusivo uso commerciale, in cui molto spesso ognuno dei numerosi e vasti piani è occupato da una singola attività, o da uno specifico reparto, pieno all'inverosimile della moltitudine di oggetti e servizi che costituiscono il loro core business, e nei cui magazzini e tra i cui corridoi e dietro le cui casse pullulano uomini e donne in divisa, iperattivi, precisi, organizzati, esperti, ligi, corretti, gentili, sorridenti, disponibili, ossequiosi, singole entità che costituiscono gli addetti di un reparto, uniti nello spirito della vendita alle singole entità degli altri reparti, a formare gruppi di lavoro dedicati a un determinato settore, che messi assieme formano il corpo dipendente al lavoro per la società che ha in affitto o possiede quel piano di quell'edificio, che è solo uno dei department stores in cui sono impiegati tutti gli altri corpi dipendenti, uniti nello spirito della vendita ai corpi dipendenti di tutti gli altri department stores in tutti gli altri edifici di tutte le altre zone di tutti gli altri quartieri di tutte le altre città dalla cui unione risulta la megalopoli che è Tokyo.
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#1840 (Elegia giapponese #7)
Se si escludono templi, santuari e pagode, luoghi non confinati alla propria geografia, che pure è vasta tanto da risultare e sproporzionata, Kyoto è essenzialmente una città inospitale.
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#1839 (Elegia giapponese #6)
Ma se il Buddha è l'apice di un pensiero basato sull'assenza di passione e sul distacco dalle cose terrene, sulla serenità che deriva dall'abbandono di ogni pulsione umana, ed è per questo che la persona Buddha è diventato la divinità Buddha, allora perché l'uomo si ostina a pregarlo? A cosa servono le sue parole, i suoi inchini, le sue offerte? Non comprende che il principio della santità del Buddha sta nell'oblio di ogni rapporto con l'uomo? Che la sua raggiunta serenità né fa l'essere meno logicamente adatto ad essere pregato ed invocato? Che è sordo alle richieste dell'uomo? Che dell'uomo non gli importa più nulla? E che forse tutto sommato all'uomo non dovrebbe importare nulla di lui?
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#1838 (Elegia giapponese #5)
Il buddismo è intelligente in modo perfino più sottile del cristianesimo, sicuramente più raffinato: essendo basato letteralmente sul nulla, il nulla più totale e assoluto essendo l'unico vero e dichiarato obbiettivo del culto, tutto può essere oggetto di devozione. Cercare di vedere la quindicesima pietra tra le quattordici visibili in un perfetto paesaggio asciutto ne è un esempio ideale: anche una pietra, l'idea più solida del nulla e contemporaneamente il suo più concreto opposto, diventa, attraverso il nulla stesso che rappresenta e incarna, mezzo d'elezione per arrivare al definitivo ed eterno nulla.
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#1837 (Elegia giapponese #4)
Kyoto è una di quelle città che, come altre nel mondo, ha deciso di sostituire all'esperienza il suo surrogato: gli oggetti in vendita non hanno più l'effetto di ricordare l'esperienza della città in sé ma solo quella dell'acquisto degli oggetti stessi. È l'acquisto dell'esperienza.
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#1836 (Elegia giapponese #3)
In fatto di religione i giapponesi hanno anticipato di parecchi secoli qualsivoglia teoria quantistica: qui si può essere contemporaneamente buddisti e scintoisti, scegliendo di volta in volta la natura del rito a seconda della necessità.
La cremazione, inoltre, risolve più in generale anche il diffuso problema degli zombie.
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#1835 (Elegia giapponese #2)
La cosa che più colpisce nell'immediato è la quantità di bagni pubblici, in ogni dove, puliti, gratuiti. Sono secondi solo alla presenza degli innumerevoli addetti ai lavori: parcheggiatori, vigili, poliziotti, guardie, hostess, commessi, bigliettai, controllori, di ogni età, ognuno con la sua divisa, il suo cappello e il suo badge, indicibilmente impegnati e ligi al loro dovere, come se ci fosse davvero un'occupazione per tutti o ognuno avesse il suo compito ben preciso, la mancanza di svolgimento del quale manderebbe tutto a rotoli. Questa massa di impiegati è a sua volta seconda solo all'impressionante messe di fedeli che, nel ruolo di dispensatori, riceventi o mediatori, si dedicano ai culti e che, in bilico tra devozione e commercio, ricevono, comprano o smerciano al dettaglio ogni genere di oggetto sacro. Oggetti che a loro volta superano per quantità e varietà qualsiasi altra cosa vista in giro.
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20180112
#1834 (Elegia giapponese #1)
A dispetto di quel che si può sentire in giro da esterofili a tutti i costi, il bidet nella tazza del water non è l'idea più comoda del mondo (specie se si è svegli da 26 ore e non si riesce ancora a mettere a fuoco non solo i minuti caratteri esplicativi sulla plancia di comando, ma anche tutto un sistema culturale fatto di valori e riferimenti sconosciuti), ma se non c'è lo spazio per un vero bidet (e, forse è scontato notarlo, ma in una città di quasi nove milioni e mezzo di abitanti—milioni che diventano quasi trentasei se contiamo tutta l'aria metropolitana—lo spazio è letteralmente ridotto al minimo) questa soluzione diventa un insostituibile segno di civiltà.
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20180110
#1833 (Elegia giapponese #0)
Oh, Fatina, Fatina dell'Economy class, anche solo un'ora di sonno sarebbe benvenuta, dopo il single–serving meal di Natale e lo spumante a buon mercato, dopo il film sull'origine del mondo e L'arte della fuga di Bach, dopo aver attraversato l'intera Russia e sorvolato il mar del Giappone, un'ora di sonno, solo un'ora da te vorrei. E domattina, quel che vedrai sulla tua fronte dopo averla detersa col tuo panno caldo e leggermente profumato non sarà un brufolo, ma un'increspatura della tua bellezza.
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20180109
#1832
La mia vita è una continua, imperterrita battaglia ingaggiata con la vista: subirla, amarla, crederle, fingerle di crederle, credere di averne bisogno, convincersi di non averne bisogno, odiarla, ripudiarla, recuperarla, crederle nuovamente e nuovamente odiarla, temerla, abbandonarla, preferirle qualsiasi altro senso, non poterne fare a meno, lasciarsi vincere, resisterle, soccomberle.
Eccomi di nuovo alle prese con la mia vista e le sue pretese, i suoi bisogni, la dedizione necessaria a preservarla, a fingere nuovamente di crederle, di potermi fidare, di volerla sfidare, finché non sarà lei a reclamare la mia attenzione, a vincere di nuovo, a vincermi per l'ennesima volta, a dimostrarsi onnipotente.
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20180108
#1831
Non importa quanto tempo sia passato da quando è accaduto, né che non sia successo mai più, da allora e per sempre lui è l'uomo che svenne in mensa, la sua condizione è ormai per tutti immutabile, congenita, agli occhi di tutti una sua caratteristica peculiare, esclusiva, nei ricordi di ognuno lui è nient'altro che l'uomo che quella volta svenne.
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20180107
#1830
È il gioco di un gioco di un gioco di un gioco di un gioco di un gioco di un gioco di un gioco...
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20180106
#1829
Quel che mio padre sembrava non voler capire era che, incolonnati come eravamo in quel serpente di auto in festa, più ci inoltravano nelle stradine del paese e più difficile sarebbe stato riuscire a tornare indietro.
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20171223
#1828
Il 'cinesino', come lo chiamavamo ormai affettuosamente, era alto più di un metro e ottanta e, sponsorizzato fino all'osso, ci precedeva di qualche passo rimettendo le racchette nella sacca.
"È 376° nell'ATP e la mamma lo fa giocare con noi?"
"Meno male."
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20171222
#1827
In camera sua avevo visto quel libro battuto a macchina e rilegato artigianalmente, esattamente uguale alle decine che avevo io, e avevo capito che dovevo assolutamente scoprire se era lei ad averlo scritto.
Quando fu il momento di metterci a tavola feci in modo da sederle accanto e, senza guardarla, come se la cosa non mi riguardasse affatto o la stessi dicendo a qualcun altro, ma inequivocabilmente rivolto a lei, cominciai a chiedere: "Ti è già capitato di, il tuo lavoro è, o hai intenzione di, avresti voglia di, ti hanno proposto di, credi di essere brava a, pensi di non essere capace di, hai paura di, senti di essere nata per, sei famosa per, l'unica cosa che ti riesce bene è, nella vita non fai altro che, moriresti piuttosto di non poter, uccideresti se ti impedissero di, in questo momento preferiresti scrivere libri battuti a macchina e poi rilegati artigianalmente?"
Nel frattempo, come se avesse già capito dove volevo andare a parare, come se mi avesse già perdonato l'impudenza e mi avesse già scrutato nell'intimo, e come se fosse già d'accordo con me che quelle domande andavano fatte e che una risposta andava data, anche se di preferenza non verbalmente, aveva appoggiato la testa sulla mia spalla, e sentivo emanare da lei un'incredibile comprensione, una forma seducente e pericolosa di perfetta immedesimazione.
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20171221
#1826
Ma i musicisti non si stancano di suonare da capo le stesse canzoni ogni volta che viene premuto play, esattamente uguali alla volta prima, perfettamente coincidenti alla volta successiva? A volte Victor Fujiyama fantasticava di sentire piccole variazioni, note diverse inserite abilmente tra una strofa e l'altra, la rivincita di un invisibile dio del caos contro l'era della riproducibilità tecnica.
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20171218
#1825
Il tubo si trovava nella periferia ex-industriale fuori città, un semplice tubo di plastica ondulata che dall'interno del mondo veniva fuori in orizzontale proprio qui, in quest'aria dismessa, a rivelarci un segreto altrimenti indicibile, o forse solo a farci altre domande.
L'unica cosa che scoprimmo è che era in qualche modo legato a un anello che era in possesso della nostra famiglia da generazioni. La prima volta cadde inavvertitamente, e il risultato fu incredibile: distorsioni della prospettiva e del colore, come se una serie di specchi deformanti si riflettessero a vicenda o una serie di prismi rifrangessero l'uno nell'altro la luce. Poi imparammo pian piano a lanciare l'anello sempre più in fondo, fino a modificare la nostra percezione dell'aria e dello spazio, probabilmente anche del tempo.
Per quanto la cosa fosse affascinante, non era nulla a confronto di quel che sarebbe poi accaduto una volta tornati a casa quando, attraversando i corridoi illuminati in colori pastello e aprendo porte leggere come piume, l'origine di quel mistero inspiegabile sarebbe venuto a trovarci durante la notte, fin dentro le nostre camere.
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20171217
#1824
Il soggetto era vestito con un completo tre pezzi in lana a quadri rossi e verdi, e le polaroid si soffermavano sui vari accessori su cui aveva costruito la sua identità di dandy, conosciuto in tutto il quartiere per il bizzarro stile di vita.
Ogni foto si soffermava su un dettaglio della sua personalità esteriore: l'orologio da taschino, la spilla del golf club, il fermacravatta d'oro, i gemelli a forma di dado, il fazzoletto con le iniziali, le piume sul cappello di tweed.
E ora non era altro che un cadavere, materia d'esame nel corso di fotografia scientifica.
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20171214
#1823
La necessità di dormire meno si era palesata proprio quando ne aveva più bisogno. Quelle ore di coscienza in più erano anzi diventate il momento più produttivo della giornata.
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#1822 (a J.B.)
Prima ancora di guardare e riconoscere, che a loro volta vengono prima di essere in grado di parlare, il bambino sente e ascolta. Lo fa già da prima di nascere, ed è allora che inizia a conoscere, in modo da poter poi riconoscere.
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20171213
#1821
Mi abbracciò nella folla, e in mezzo a tutto quel rumore: "Non è finita," riuscì a sussurrarmi.
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20171212
#1820
Galeotta fu la coda davanti al bagno, dove mi ritrovai dietro alla tipa che avevo fissato per tutta la serata.
Era assieme a un suo collega dall'aria precisina ma belloccio, ma questo non le impedì di avvicinarsi sempre più a me con piccoli sbadati movimenti retrogradi, finché non potei sentire distintamente l'odore di gomma al mentolo che proveniva dalla sua bocca. Dopo qualche vago tentativo di approccio e un paio di allusioni ben assestate, le sue labbra finirono sulle mie, morbide e umide, tanto che mi venne l'acquolina in bocca, e allora le toccai il culo, e lei mormorò qualcosa che non ricordo.
"Le mani possono vedere," risposi io.
"Le mani possono vedere," ripeté lei al suo collega, come se gli stesse spiegando qualcosa di logico che lui non aveva ancora afferrato.
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20171211
#1819
Lasciò la bici attaccata a un palo sul molo e prese il battello.
Un mondo misterioso si apriva all'arrivo, dove le banchine bianche di cemento si allungavano sotto al sole della laguna come in un sogno, consistenti eppure evanescenti. Un po' di gente stava sdraiata in un pallido tentativo di tintarella, ma molti avevano ancora addosso i vestiti a causa del freddo.
I suoi vicini erano tre ragazzi dall'aria poco raccomandabile il cui capetto si aggirava zoppicando inquieto su una gamba fasciata di fresco. Malgrado la ferita, non aveva perso una certa aria minacciosa, che si stemperò solo quando lui gli chiese se si era fatto male per via dello skateboard parcheggiato poco più in là. Poco più tardi, l'apparente intesa stabilita sulla comune base degli acciacchi di guerra non gli evitò di doversi difendere con quella stessa tavola dagli attacchi dei tre sgherri.
Dopo, nel pomeriggio inoltrato e ancora lucido, salì di nuovo sul traghetto, l'unico problema ora essendo cercare di ricordarsi a che fermata doveva scendere per recuperare la bicicletta.
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20171204
#1818
Posso controllarti. Posso perfino comandarti. Non basterà essere il mostro più orribile che mi sia mai venuto a visitare in sogno: sono io che ti ho creato all'oscuro della mia ragione, che però, a differenza di me, è ancora sveglia. Posso fingere di volerti baciare, e poi mangiarti la testa come il cannibale che tu stesso pretendi di essere.
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#1817
Quella sera, allo spettacolo di Esmeralda, io e mia moglie ci guardammo negli occhi come non facevamo da mesi, e la cosa ci sembrò d'un tratto evidente: eravamo entrambi innamorati di lei.
Come avevamo fatto a non capirlo prima? Io scrivevo le sue canzoni con un trasporto che nella giungla dello show business era una assoluta anomalia, e Mira le cuciva addosso costumi che tradivano uno studio del corpo che andava ben oltre la dedizione professionale.
Nell'ultimo anno Esmeralda era diventata il vero centro del nostro molto altrimenti molto noioso, il punto di equilibrio di qualcosa destinato altrimenti a crollare. Amica, confidente, musa... Tranne che la nostra amante, Esmeralda era tutto per noi.
Ora non ci restava che capire quanto rumore avrebbe fatto la nostra vita quando sarebbe andata in pezzi.
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20171130
#1816
E di nuovo, in lontananza, un rumore inspiegabile, grave, fisico e continuo, il rombo di un mezzo d'assalto alla quiete privata pronto a partire in ogni momento, il respiro ininterrotto della bestia affamata che vive al di là dell'orizzonte.
E qui, al sicuro delle mura domestiche, mi chiedo se sia più sensato aspettarla o andarle incontro.
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20171129
20171128
#1814
Bloccato nel mio corpo sul letto per ore, subisco le fantastiche allucinazioni visive e uditive che provengono dalle altre stanze della casa: acqua che scorre dai rubinetti del bagno, armadi che si aprono e si chiudono in sala, perfino una donna che, mentre ne sento le forme del corpo accanto a me sotto le coperte, entra in camera e mi porta un telefono su cui sto ricevendo una telefonata e al quale continueranno ad arrivare messaggi illeggibili per il resto della mattinata.
È buio, è presto, e duro molto a sbloccare questo stato e a uscire dalla trance. Per quanto grigio, il giorno è più accogliente di questo terrificante limbo.
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20171127
#1813
Senza più preoccuparsi che la data fosse memorabile, senza pretendere che l'orario avesse qualcosa di significativo, senza soffermarsi sui dettagli fatalistici che avevano complicato tutta la sua vita fino ad allora, così, smettendola di pensarci due volte, prese la sua decisione, e così, senza segni particolari, la rese irrevocabile.
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20171125
#1812
All'improvviso il sipario venne giù e il palcoscenico crollò, rivelando la desolazione del paesaggio circostante: un avvallamento desertico che collassava a vista d'occhio, creando una concavità sabbiosa da cui emergevano di tanto in tanto picchi rocciosi acuti e taglienti.
Mio padre fu il primo ad abbandonare il teatro calandosi dalla platea in quel mondo nuovo. Poi fu la volta di Caleb, che si lasciò cadere sulla superficie gialla alzando una nuvola di sabbia. Per quando fummo a casa la depressione era stata già quasi completamente riempita dalle acque del mare, facendo a tutti gli effetti della nostra città un'isola. Solo le costruzioni più alte, le colline del parco e le sopraelevate erano ancora interamente sopra il pelo dell'acqua.
Una donna della protezione civile—ricordo che parlava francese e aveva la bandiera del Canada cucita sulla giubba—venne ad avvisarci che i soccorsi erano già all'opera e che dovevamo preparare le nostre cose, lo stretto necessario. Papà aveva la faccia della circostanza, ma appena la donna fu uscita cominciò a ridere di gioia e, tutto eccitato, andrò a prendere il kayak e si mise subito in acqua.
Dalle finestre di casa potevo vedere la gente accalcarsi in auto sulle ultime strade rimaste cercando di raggiungere il porto, dove un traghetto aspettava il peso di tutta quella responsabilità. Intanto, grazie alla sua posizione preminente, la piazza del mercato era stata trasformata in un punto di raccolta dove i soccorritori, tutti canadesi, organizzavano l'evacuazione di chi era a piedi.
Quando salii a casa del nonno c'era già gente che si aggirava nelle stanze, persone conosciute, sempre presenti quando le cose andavano male. Cercavo il libro di poesie che mia sorella amava tanto, solo per rendermi poi conto che era troppo grande per non essere d'impaccio.
Era evidente che l'unico oggetto che mi sarebbe tornato davvero utile e al contempo facile da portarsi dietro era il mio coltellino svizzero. Ma dov'era?
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20171122
#1811
E così abbiamo fatto il giro completo: dall'epoca delle diapositive inflitte a parenti e amici dopo le vacanze eccosi arrivati a quella dei resoconti spediti a domicilio, direttamente sul nostro smartphone.
Il concetto di base essendo sempre lo stesso: la mia vita è meglio della tua, subiscila.
Certo, ora come allora nessuno ci obbliga a questo martirio ma, oggi esattamente come nel passato, ci sono imposizioni sociali a cui è difficile—se non in qualche caso impossibile—sottrarsi.
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#1810
Fuori, oltre la balaustra, oltre il giardino, oltre perfino i palazzi illuminati dal dolce e inconsueto sole di novembre, si udirono dei suoni altissimi e lontani, simili a richiami di creature preistoriche.
Qual era il motivo di questa allucinazione? Forse la nota Serenata di Braga, nelle parole così evocative—e dall'esito così terribile—di Chechov?
Restai allora in attesa di quel che doveva venire, dell'arrivo di quella cosa, qualunque fosse, che stava muovendo verso di me oltre l'orizzonte.
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20171121
#1809
È ingiusto vedere la questione del comunismo come quella di un'ideologia che ha tentato di sostituire una fede.
Certo, a un certo punto ha assunto le caratteristiche di un culto, ma la fede non ha nulla a che vedere cin questo: infatti non c'è vera fede se non in assenza del suo oggetto, mentre il comunismo fu, almeno a un certo punto, qualcosa di tangibile, i cui profeti e messia agivano nella storia, e sulla cui esistenza nessun testo, per quanto revisionista, potrà porre alcun dubbio.
Tutt'al più le similitudini col cristianesimo stanno nel rimandare la gloria eterna a un futuro certo quanto lontano, la Rossa Primavera essendo il Paradiso—però in terra, quindi ancora tangibile—dei comunisti.
Si dovrebbe dunque parlare, piuttosto, di un'ideologia che ha tentato di—ed è riuscita a—sostituire un'altra ideologia, perché questo e non altro è stato ed è il cristianesimo.
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20171120
#1808
Era stata la puntata più commovente e più seguita (ma questo non lo sapevamo ancora) dello show—quella in cui Marcia si toglie per la prima volta la parrucca, e tutti le dicono che sta meglio così etc—e quando il segnale di messa in onda si spense ci trovavamo tutti nella stessa stanza—quella della reperibilità, in cui si sviluppava la parte più intimista del plot—e tutti, sia noi attori che i tecnici per non parlare del pubblico, eravamo ancora in perfetto silenzio. Allora io accennai a un timido applauso un po' sentimentale, e quando anche gli spettatori cominciarono ad applaudire sembrò che l'incantesimo fosse stato finalmente sciolto, e tutti cominciarono a rilassarsi, a sorridere, a battersi le mani a vicenda. Paul e Lydia si guardarono ridendo e imitando due che limonano duro, e a quel punto tutti stavamo ormai ridendo e abbracciandoci tra noi. Mike scese dalla regia e prese a stringere la mano a tutti, cosa che non era affatto nel suo stile.
"Fantastico," continuava a ripetere, "semplicemente fantastico."
Poi andò a cercare Andy, che era il responsabile delle battute di Marcia, ma che intanto si occupava anche del catering.
Il copione originale prevedeva che Marcia cambiasse la sua parrucca viola—che aveva portato per tutta la prima stagione e buona parte della seconda—con una più realistica, biondo cenere, per la quale aveva risparmiato soldi in tutte le puntate precedenti, ma Andy aveva proposto che per via dei complimenti di tutti alla fine lei decidesse di tenere i capelli, caduti a causa della chemio, diciamo al naturale.
"Geniale," gli urlò Mike cercando di abbracciarlo da sopra al bancone, "semplicemente geniale! Tu di professione sei dentista, giusto? Ma hai talento per questo mestiere. Hai ritmo, io lo sento..." e intanto lo inseguiva per il teatro." Lo sai che suono la batteria?" chiese poi usando la parola drum come verbo prima di sparire dalla porta che dava sul parcheggio.
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20171118
#1808
È un progetto fotografico sul lavoro svolto da un'agenzia di pompe funebri nel profondo nord dell'Europa durante l'inverno polare.
Si focalizza sulle difficoltà logistiche, scontate ma comunque poco raccontate, che questi uomini e queste donne, prede degli agenti atmosferici, devono affrontare per portare a termine le loro giornate.
L'ho intitolato “Trapassi nella neve”.
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20171115
#1807
La sede era uno di quei vecchi palazzi nobiliari del medioevo un po' decaduti ma ancora imponenti, tipici del sud Italia, chiari e netti nella luce del mattino.
Provai ogni porta e finestra ma niente, ormai il convegno era iniziato e non m'era più dato d'entrarvi.
Miglior fortuna ebbi con il portoncino del cortile, dove le bancarelle dei cibi cotti si preparavano a ricevere i convenuti: il piatto forte sarebbe stata la polenta, che ogni banchetto declinava poi a suo modo, tradizionale o creativo che fosse, e già qualche oste cominciava a guardare l'orologio della torre per calcolare il tempo di cottura in base a quello della relazione che si andava intanto esponendo nella sala principale.
In uno stanzino che s'apriva sulla corte incontrai al fine i miei vecchi amici di strada, anche loro indaffarati nei preparativi per la festa che sarebbe seguita. E siccome per causa di un banale malanno d'uno della compagnia s'era reso vacante un posto da clown silenzioso, mi diedero quattro cenci colorati e, parrucca arancione e naso rosso, mi unii anch'io allo spettacolo, così da guadagnarmi ad ogni modo anche oggi il proverbiale tozzo di pane.
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20171113
#1806
Si affaccia dalla terrazza sulla città piatta e poco illuminata.
"L'Austria è il paese ideale per una guerra."
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cornelius
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20171109
#1805
Per esempio, ogni volta che le capitava di ascoltare un bravo di musica lirica, a un certo punto con voce acuta e piena cominciava invariabilmente a cantare "Triiiiiiiiiiiiistaaaaan".
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cornelius
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#1804
I miei si sono impossessati del balcone che fu un tempo esclusiva proprietà dei miei pomeriggi solitari, e hanno eretto una prigione vegetale: altissimi cactus solidi e diritti come sbarre di una gabbia quasi raggiungono il soffitto impedendo alla luce, un tempo così preziosa, di toccare il condannato.
Eppure è così bello starsene qui, a vedere il giorno filtrare tra le piante fino al tramonto.
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20171108
#1803
Avendo perso la fermata a causa della mia abitudine di leggere in pullman, mi ritrovai al capolinea.
Fu lì che conobbi Mario: di mezza età, con un principio di pancetta ma ancora muscoloso, capelli di un nero irreale e catenazza d'oro sul petto peloso, al comando della sua 127 verde pisello si offriva di riportare le persone in città da quella piazza spersa nella controra provinciale. Non sapevo ancora cosa mi aspettava.
Salimmo in cinque, e mi ritrovai sul sedile posteriore stretto tra due sciure imbacuccate, coperto anch'io come loro dal mio fedele plaid, mentre Mario teneva il finestrino abbassato e sfoggiava una polo aperta sul largo collo.
Fare un giro con Mario voleva dire arrivare a destinazione solo dopo una lunga digressione nell'ignoto. L'ignoto e la nostra campagna, e la nostra periferia, piene di segreti sparsi al sole; pievi in mezzo al nulla, treni carichi di oggetti non identificabili, campanili nella lontananza di fabbriche abbandonate... Improvvisamente tornare a casa non sembrava non solo l'unica opzione possibile, ma nemmeno la migliore.
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20171107
#1802
Non sono nemmeno le nove e mezzo e ho già bevuto un tè e due caffè.
L'uomo al bancone accanto a me ordina un corretto, e uno dei poliziotti dietro di noi parla all'altro di quello che definisce "il mio attivismo".
Il bagno è al piano di sopra, dopo due rampe di scale in legno dalle balaustre in ferro battuto e smaltato, come in un transatlantico del secolo passato. È un bagno piccolo e sporco, e manca la carta igienica. Ci sono poche cose che odio quanto un cesso pubblico senza carta igienica. Un cesso in queste condizioni equivale a non avere un cesso.
Mentre ridiscendo le scale indosso la maschera della Morte, e avanzo poi in mezzo agli astanti per mostrargli il loro destino del giorno: non hanno ancora capito di essere già tutti all'altro mondo.
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20171106
#1801
Sua madre pensava che fossi frocio solo perché leggevo Stephen King e non avevo ancora convinto Erica ad avere un figlio.
Ma non mi aveva mai visto, la mattina, quando nella mia Mini Minor ingaggiavo battaglia con le altre auto che dovevano uscire dai garage e, una copia di IT accanto alla leva del cambio, ne superavo un paio in curva prima della lunga salita finale.
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20171103
#1800
Una zanzara a fine ottobre?!
Ridotto all'isteria per colpa della maledetta bestiaccia notturna fuori stagione, si coprì la testa col cuscino, solo per scoprire che il ronzio era ormai dentro la sua testa, che il mostro malvagio poteva ormai colpirlo anche dall'interno.
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cornelius
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20171102
#1799
Chiunque, a meno che non sia un parente accecato dall'orgoglio o un amico che non si comporta da vero amico, sarà pronto a confermarti che la tua non è arte, e che dovresti metterla da parte.
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cornelius
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