20171204

#1817

Quella sera, allo spettacolo di Esmeralda, io e mia moglie ci guardammo negli occhi come non facevamo da mesi, e la cosa ci sembrò d'un tratto evidente: eravamo entrambi innamorati di lei.
Come avevamo fatto a non capirlo prima? Io scrivevo le sue canzoni con un trasporto che nella giungla dello show business era una assoluta anomalia, e Mira le cuciva addosso costumi che tradivano uno studio del corpo che andava ben oltre la dedizione professionale.
Nell'ultimo anno Esmeralda era diventata il vero centro del nostro molto altrimenti molto noioso, il punto di equilibrio di qualcosa destinato altrimenti a crollare. Amica, confidente, musa... Tranne che la nostra amante, Esmeralda era tutto per noi.
Ora non ci restava che capire quanto rumore avrebbe fatto la nostra vita quando sarebbe andata in pezzi.

20171130

#1816

E di nuovo, in lontananza, un rumore inspiegabile, grave, fisico e continuo, il rombo di un mezzo d'assalto alla quiete privata pronto a partire in ogni momento, il respiro ininterrotto della bestia affamata che vive al di là dell'orizzonte.
E qui, al sicuro delle mura domestiche, mi chiedo se sia più sensato aspettarla o andarle incontro.

20171129

#1815

Ricordati di respirare

20171128

#1814

Bloccato nel mio corpo sul letto per ore, subisco le fantastiche allucinazioni visive e uditive che provengono dalle altre stanze della casa: acqua che scorre dai rubinetti del bagno, armadi che si aprono e si chiudono in sala, perfino una donna che, mentre ne sento le forme del corpo accanto a me sotto le coperte, entra in camera e mi porta un telefono su cui sto ricevendo una telefonata e al quale continueranno ad arrivare messaggi illeggibili per il resto della mattinata.
È buio, è presto, e duro molto a sbloccare questo stato e a uscire dalla trance. Per quanto grigio, il giorno è più accogliente di questo terrificante limbo.

20171127

#1813

Senza più preoccuparsi che la data fosse memorabile, senza pretendere che l'orario avesse qualcosa di significativo, senza soffermarsi sui dettagli fatalistici che avevano complicato tutta la sua vita fino ad allora, così, smettendola di pensarci due volte, prese la sua decisione, e così, senza segni particolari, la rese irrevocabile.

20171125

#1812

All'improvviso il sipario venne giù e il palcoscenico crollò, rivelando la desolazione del paesaggio circostante: un avvallamento desertico che collassava a vista d'occhio, creando una concavità sabbiosa da cui emergevano di tanto in tanto picchi rocciosi acuti e taglienti.
Mio padre fu il primo ad abbandonare il teatro calandosi dalla platea in quel mondo nuovo. Poi fu la volta di Caleb, che si lasciò cadere sulla superficie gialla alzando una nuvola di sabbia. Per quando fummo a casa la depressione era stata già quasi completamente riempita dalle acque del mare, facendo a tutti gli effetti della nostra città un'isola. Solo le costruzioni più alte, le colline del parco e le sopraelevate erano ancora interamente sopra il pelo dell'acqua.
Una donna della protezione civile—ricordo che parlava francese e aveva la bandiera del Canada cucita sulla giubba—venne ad avvisarci che i soccorsi erano già all'opera e che dovevamo preparare le nostre cose, lo stretto necessario. Papà aveva la faccia della circostanza, ma appena la donna fu uscita cominciò a ridere di gioia e, tutto eccitato, andrò a prendere il kayak e si mise subito in acqua.
Dalle finestre di casa potevo vedere la gente accalcarsi in auto sulle ultime strade rimaste cercando di raggiungere il porto, dove un traghetto aspettava il peso di tutta quella responsabilità. Intanto, grazie alla sua posizione preminente, la piazza del mercato era stata trasformata in un punto di raccolta dove i soccorritori, tutti canadesi, organizzavano l'evacuazione di chi era a piedi.
Quando salii a casa del nonno c'era già gente che si aggirava nelle stanze, persone conosciute, sempre presenti quando le cose andavano male. Cercavo il libro di poesie che mia sorella amava tanto, solo per rendermi poi conto che era troppo grande per non essere d'impaccio.
Era evidente che l'unico oggetto che mi sarebbe tornato davvero utile e al contempo facile da portarsi dietro era il mio coltellino svizzero. Ma dov'era?

20171122

#1811

E così abbiamo fatto il giro completo: dall'epoca delle diapositive inflitte a parenti e amici dopo le vacanze eccosi arrivati a quella dei resoconti spediti a domicilio, direttamente sul nostro smartphone.
Il concetto di base essendo sempre lo stesso: la mia vita è meglio della tua, subiscila.
Certo, ora come allora nessuno ci obbliga a questo martirio ma, oggi esattamente come nel passato, ci sono imposizioni sociali a cui è difficile—se non in qualche caso impossibile—sottrarsi.

#1810

Fuori, oltre la balaustra, oltre il giardino, oltre perfino i palazzi illuminati dal dolce e inconsueto sole di novembre, si udirono dei suoni altissimi e lontani, simili a richiami di creature preistoriche.
Qual era il motivo di questa allucinazione? Forse la nota Serenata di Braga, nelle parole così evocative—e dall'esito così terribile—di Chechov?
Restai allora in attesa di quel che doveva venire, dell'arrivo di quella cosa, qualunque fosse, che stava muovendo verso di me oltre l'orizzonte.

20171121

#1809

È ingiusto vedere la questione del comunismo come quella di un'ideologia che ha tentato di sostituire una fede.
Certo, a un certo punto ha assunto le caratteristiche di un culto, ma la fede non ha nulla a che vedere cin questo: infatti non c'è vera fede se non in assenza del suo oggetto, mentre il comunismo fu, almeno a un certo punto, qualcosa di tangibile, i cui profeti e messia agivano nella storia, e sulla cui esistenza nessun testo, per quanto revisionista, potrà porre alcun dubbio.
Tutt'al più le similitudini col cristianesimo stanno nel rimandare la gloria eterna a un futuro certo quanto lontano, la Rossa Primavera essendo il Paradiso—però in terra, quindi ancora tangibile—dei comunisti.
Si dovrebbe dunque parlare, piuttosto, di un'ideologia che ha tentato di—ed è riuscita a—sostituire un'altra ideologia, perché questo e non altro è stato ed è il cristianesimo.

20171120

#1808

Era stata la puntata più commovente e più seguita (ma questo non lo sapevamo ancora) dello show—quella in cui Marcia si toglie per la prima volta la parrucca, e tutti le dicono che sta meglio così etc—e quando il segnale di messa in onda si spense ci trovavamo tutti nella stessa stanza—quella della reperibilità, in cui si sviluppava la parte più intimista del plot—e tutti, sia noi attori che i tecnici per non parlare del pubblico, eravamo ancora in perfetto silenzio. Allora io accennai a un timido applauso un po' sentimentale, e quando anche gli spettatori cominciarono ad applaudire sembrò che l'incantesimo fosse stato finalmente sciolto, e tutti cominciarono a rilassarsi, a sorridere, a battersi le mani a vicenda. Paul e Lydia si guardarono ridendo e imitando due che limonano duro, e a quel punto tutti stavamo ormai ridendo e abbracciandoci tra noi. Mike scese dalla regia e prese a stringere la mano a tutti, cosa che non era affatto nel suo stile.
"Fantastico," continuava a ripetere, "semplicemente fantastico."
Poi andò a cercare Andy, che era il responsabile delle battute di Marcia, ma che intanto si occupava anche del catering.
Il copione originale prevedeva che Marcia cambiasse la sua parrucca viola—che aveva portato per tutta la prima stagione e buona parte della seconda—con una più realistica, biondo cenere, per la quale aveva risparmiato soldi in tutte le puntate precedenti, ma Andy aveva proposto che per via dei complimenti di tutti alla fine lei decidesse di tenere i capelli, caduti a causa della chemio, diciamo al naturale.
"Geniale," gli urlò Mike cercando di abbracciarlo da sopra al bancone, "semplicemente geniale! Tu di professione sei dentista, giusto? Ma hai talento per questo mestiere. Hai ritmo, io lo sento..." e intanto lo inseguiva per il teatro." Lo sai che suono la batteria?" chiese poi usando la parola drum come verbo prima di sparire dalla porta che dava sul parcheggio.

20171118

#1808

È un progetto fotografico sul lavoro svolto da un'agenzia di pompe funebri nel profondo nord dell'Europa durante l'inverno polare.
Si focalizza sulle difficoltà logistiche, scontate ma comunque poco raccontate, che questi uomini e queste donne, prede degli agenti atmosferici, devono affrontare per portare a termine le loro giornate.
L'ho intitolato “Trapassi nella neve”.

20171115

#1807

La sede era uno di quei vecchi palazzi nobiliari del medioevo un po' decaduti ma ancora imponenti, tipici del sud Italia, chiari e netti nella luce del mattino.
Provai ogni porta e finestra ma niente, ormai il convegno era iniziato e non m'era più dato d'entrarvi.
Miglior fortuna ebbi con il portoncino del cortile, dove le bancarelle dei cibi cotti si preparavano a ricevere i convenuti: il piatto forte sarebbe stata la polenta, che ogni banchetto declinava poi a suo modo, tradizionale o creativo che fosse, e già qualche oste cominciava a guardare l'orologio della torre per calcolare il tempo di cottura in base a quello della relazione che si andava intanto esponendo nella sala principale.
In uno stanzino che s'apriva sulla corte incontrai al fine i miei vecchi amici di strada, anche loro indaffarati nei preparativi per la festa che sarebbe seguita. E siccome per causa di un banale malanno d'uno della compagnia s'era reso vacante un posto da clown silenzioso, mi diedero quattro cenci colorati e, parrucca arancione e naso rosso, mi unii anch'io allo spettacolo, così da guadagnarmi ad ogni modo anche oggi il proverbiale tozzo di pane.

20171113

#1806

Si affaccia dalla terrazza sulla città piatta e poco illuminata.
"L'Austria è il paese ideale per una guerra."

20171109

#1805

Per esempio, ogni volta che le capitava di ascoltare un bravo di musica lirica, a un certo punto con voce acuta e piena cominciava invariabilmente a cantare "Triiiiiiiiiiiiistaaaaan".

#1804

I miei si sono impossessati del balcone che fu un tempo esclusiva proprietà dei miei pomeriggi solitari, e hanno eretto una prigione vegetale: altissimi cactus solidi e diritti come sbarre di una gabbia quasi raggiungono il soffitto impedendo alla luce, un tempo così preziosa, di toccare il condannato.
Eppure è così bello starsene qui, a vedere il giorno filtrare tra le piante fino al tramonto.

20171108

#1803

Avendo perso la fermata a causa della mia abitudine di leggere in pullman, mi ritrovai al capolinea.
Fu lì che conobbi Mario: di mezza età, con  un principio di pancetta ma ancora muscoloso, capelli di un nero irreale e catenazza d'oro sul petto peloso, al comando della sua 127 verde pisello si offriva di riportare le persone in città da quella piazza spersa nella controra provinciale. Non sapevo ancora cosa mi aspettava.
Salimmo in cinque, e mi ritrovai sul sedile posteriore stretto tra due sciure imbacuccate, coperto anch'io come loro dal mio fedele plaid, mentre Mario teneva il finestrino abbassato e sfoggiava una polo aperta sul largo collo.
Fare un giro con Mario voleva dire arrivare a destinazione solo dopo una lunga digressione nell'ignoto. L'ignoto e la nostra campagna, e la nostra periferia, piene di segreti sparsi al sole; pievi in mezzo al nulla, treni carichi di oggetti non identificabili, campanili nella lontananza di fabbriche abbandonate... Improvvisamente tornare a casa non sembrava non solo l'unica opzione possibile, ma nemmeno la migliore.

20171107

#1802

Non sono nemmeno le nove e mezzo e ho già bevuto un tè e due caffè.
L'uomo al bancone accanto a me ordina un corretto, e uno dei poliziotti dietro di noi parla all'altro di quello che definisce "il mio attivismo".
Il bagno è al piano di sopra, dopo due rampe di scale in legno dalle balaustre in ferro battuto e smaltato, come in un transatlantico del secolo passato. È un bagno piccolo e sporco, e manca la carta igienica. Ci sono poche cose che odio quanto un cesso pubblico senza carta igienica. Un cesso in queste condizioni equivale a non avere un cesso.
Mentre ridiscendo le scale indosso la maschera della Morte, e avanzo poi in mezzo agli astanti per mostrargli il loro destino del giorno: non hanno ancora capito di essere già tutti all'altro mondo.

20171106

#1801

Sua madre pensava che fossi frocio solo perché leggevo Stephen King e non avevo ancora convinto Erica ad avere un figlio.
Ma non mi aveva mai visto, la mattina, quando nella mia Mini Minor ingaggiavo battaglia con le altre auto che dovevano uscire dai garage e, una copia di IT accanto alla leva del cambio, ne superavo un paio in curva prima della lunga salita finale.

20171103

#1800

Una zanzara a fine ottobre?!
Ridotto all'isteria per colpa della maledetta bestiaccia notturna fuori stagione, si coprì la testa col cuscino, solo per scoprire che il ronzio era ormai dentro la sua testa, che il mostro malvagio poteva ormai colpirlo anche dall'interno.

20171102

#1799

Chiunque, a meno che non sia un parente accecato dall'orgoglio o un amico che non si comporta da vero amico, sarà pronto a confermarti che la tua non è arte, e che dovresti metterla da parte.

20171031

#1798

La mattina aveva conosciuto Lee Friedlander, la sera l'aveva passata a stirarsi le camicie.
Così è la vita, pensò Anton Zara.

20171030

#1797 (to L.F.)

"Part of my dreams have come true."
"Don't be so sure, don't be so sure..."

20171027

#1796

E se Greta non fosse il nome di una donna, come da ragazzino pensavo di aver visto inciso sul muro accanto al mio letto d'affanno, ma il fiume di cui leggo solo ora, anni e anni dopo?
Se il destino non fosse quello che credevo scritto sulla superficie della parete, ma una serie di coordinate rintracciabili solo nel disegno di una mappa?

20171025

#1795

Parlavamo di lui, ricordi?
Gli avevi anche già dato un nome, battesimo senza chiesa, ed eravamo già sposati, matrimonio senza Dio, nel nostro letto, prima che la tempesta si abbattesse sulla tua nuca e che tu, muscoli irrigiditi contro il vento, diventassi una pietra impossibile da scalfire.
Su quella pietra costruiremo la nostra stabilità, che durerà anche se la pietra comincerà a rotolare e dimora fissa più non avrà.

#1794

Eccoci ancora qui, come mille anni fa in un'altra città, a contenderci gelosi l'attenzione dei nostri vecchi, bambini ritrovati.

20171022

#1793

Era ancora possibile, dunque, commuoversi per un replicante?
La morte—non il ritiro, perché di morte si trattava—era ancora qualcosa che mi colpiva a tal punto? Era forse dalla consapevolezza dei loro sentimenti, del resto, chiari e distinti in punto di morte, che derivava un'altra consapevolezza: quella che fossero capaci, e dunque degni, d'amore?

20171021

#1792

Hanno prodotto un figlio che dalla vita vuole di più della versione standard, più di un posto fisso, una casa, un'auto, una moglie, dei figli e vacanze al mare con la famiglia, e ora fanno fatica ad averci a che fare, a volte non lo capiscono, in qualche caso perfino ne sorridono, come se sapessero qualcosa che lui non arriverà mai a comprendere.

20171020

#1791

Paese che vai, paese che torni

20171019

#1790

Wishing your parents' death
is not a pleasant thing to do
but it happens, sometimes,
and will happen to you, too.

20171018

#1789

Questa storia che qualcuno possa usare come suoneria del telefono la stessa melodia che io uso come sveglia mi disorienta e destabilizza. Che ora è? Sono in metro o ancora a casa? C'è qualcuno che dorme tra i sedili di questa carrozza?

20171017

#1788

E la cassa della sua chitarra era ricoperta di un tessuto jeans. Una versione low profile di quella di Buddy Holly.

20171016

#1787

Imboccare la minuscola testa calva, vagamente cianotica, è sempre difficile.
Convincerla a vomitare praticamente impossibile.
Salvo esagerare e, il dito infilato in fondo alla lingua, rischiare di soffocarla.

20171014

#1786

Nei sogni non ho peso e non soffro di vertigini.
Me ne rendo conto ogni volta che, dovendo fuggire dalla solita forza malefica che dal mio appartamento mi insegue invisibile e silenziosa, esco sul balcone e da lì mi calo giù dai piani alti appendendomi alle ringhiere e lasciandomi cadere dai fili del bucato per poi rientrare da una finestra aperta nell'appartamento di sotto.
Uscendo dalla porta d'entrata sul pianerottolo e facendo le scale, finisco di solito nelle cantine, da dove sbuco nel cortile attraversato il quale, e superando vari muretti, mi ritrovo infine nell'edificio accanto, svegliandomi sempre appena prima di essere raggiunto.

20171013

#1785

Il film parla di una mosca che nasce e cresce in una mela, ma la cui storia—imprevedibilmente lunga—s'intreccia e interferisce in modo divertente con la nostra.
In una scena, per esempio, infastidisce il pilota dell'Air Force One americano... È una specie di Forrest Gump in versione insetto.
Alla fine, grazie alla sua capacità di visione che le permette una percezione estremamente rallentata della realtà circostante—ma anche a una non meglio spiegata facoltà di premonizione e, forse, di viaggio temporale—riesce a salvare la vita di una famiglia in vacanza a bordo della loro auto, collegando il futuro incidente su un ponte lungo una strada secondaria col percorso di un camion sull'autostrada visto all'inizio del film.

20171012

#1784

Quando decisi affacciarmi dalla balconata della sala di controllo, la copertura dell'intero progetto saltò, e il professore si rivelò per quello che era davvero: si scompose allora in più piani verticali, sezioni sottili di se stesso che mi circondarono in un cerchio vorticante mentre la realtà sensibile che ci aveva accolti fino a un istante prima svanì in un grigio indistinto.
Le braccia di quello che era stato il direttore del programma di ricerca si trasformarono in lame taglienti, e prima di venire colpito io stesso riuscii a vedere il sangue dei miei colleghi schizzare fuori dai tagli orizzontali che fendevano il nulla nebuloso in cui erano rimasti avvolti scomparendo alla vista.
La mia ferita era profonda, e potei sentire la risata famelica del professore arrivare da qualche parte in mezzo a quella scena irrazionale, la base di una struttura metallica a forma di colonna rotante, il centro di tutta quella illusione.
Strisciai allora sotto al perno attorno a cui tutto girava e lo abbracciai con forza, come fosse un bambino che aveva bisogno di essere consolato dopo essere stato sgridato. E quando dopo lo sforzo inumano aprii gli occhi, mi ritrovai abbarbicato a un semplice ventilatore, le pale di plastica che rallentavano la loro corsa fino a fermarsi in un flebile sussulto d'aria.

20171011

#1783

Una biondina niente male con un abito di lana molto aderente avanza sul marciapiedi, le tette ballonzolanti in assenza di reggiseno ma non di gravità, le mutandine in rilievo sotto il tessuto rivelatore, la tessera dei mezzi pubblici portata a tracolla come unico ornamento.
Tre operai la seguono increduli da presso, parlando tra loro esaltati in una lingua che sulle prime non mi sembra nota, poi uno dice a un altro "che ridere mi hai fatto!"
All'edicola vendono la gabbia toracica 1:1 dello scheletro di un bambino, da montare col resto dei pezzi a puntate.
Un ubriaco parla tra sé ad alta voce in un idioma slavo e beve birra in lattina sui gradini dell'ospedale, lo fisso mentre gli passo accanto ma non sembra accorgersi di me, poi, quando mi volto a guardarlo, incrociamo per un attimo gli occhi.
Passa un ragazzo in bicicletta, tira su il muco nella gola rumorosamente, e lo sento poi sputare a terra qualche metro più in là.
Una ragazza aspetta la metro digitando sul suo smartphone e sembra molto bella, ma quando il treno arriva resta seduta senza nemmeno alzare lo sguardo.
Così è questa mattina in città.
E le mie dita sono come al solito imbrattate di inchiostro.

20171009

#1782

Pensare a John Cale mentre Nick Drake canta Northern Sky e scoprire in quel momento che i due hanno suonato assieme proprio in quell'album, proprio in quel pezzo.
Guardare un documentario su Lunch atop a Skyscraper (di, forse, Charles Ebbets) e ritrovarsi ad ascoltare Bob Dylan che canta I Pity the Poor Immigrant.
Sono certo coincidenze incredibili. Ma cosa fare quando Brian Turner scrive degli artificieri che corrono al British Museum per il sospetto di una bomba mentre sul sedile della metropolitana proprio qui accanto uno zainetto bello gonfio di chissà che cosa se ne sta incustodito e solitario in mezzo all'indifferenza generale?

20171003

#1781

Mangiare sgombro grigliato con le bacchette è un po' come affrontare il problema dal punto di vista di un uccello, le punte di legno come quelle di un becco che affonda nella pelle abbrustolita e nella carne scura alla ricerca del miglior modo per fare tutto a pezzi senza perderne nemmeno uno.

20171002

#1780

Di tutte le cose contenute nel capannone che avevamo requisito (ovvero l'unica struttura rimasta in piedi dopo che i nostri Apache erano passati a bombardare l'area per spianarci la strada), Boyd si attaccò morbosamente a uno pneumatico da corsa, uguale a quello che avrebbe voluto per la Ford Mustang che aveva lasciato a casa in un garage a nord di San Francisco. Lo abbracciava e ci versava sopra calde lacrime, implorandomi di poterlo tenere.
"Per quel che me ne importa," gli dissi "ma credo che sia forato."

20171001

#1779 (Elegia di Amsterdam)

Ho visto persone senza casco in motorino. Adulti, intendo. Senza casco. Sulla pista ciclabile.
Si insinuano a meno di 25 all'ora nel traffico di biciclette che qui ha la sua espressione più fluida e diversificata. L'olandese è l'anello di congiunzione tra l'attuale stadio di compimento dell'essere umano e un nuovo livello, dove il bipede diventa biciclide. O altrimenti è un essere mitologico, metà uomo e metà bicicletta.
La metà uomo è spesso una donna, bella, bionda e con gli occhi azzurro fluo, le gambe fortificate dell'esercizio fisico e tese in perfetto equilibrio con la quantità sovrumana di burro quotidianamente assunta, non è chiaro se nasce prima l'uovo o la gallina.
Ho visto le ore passare in attesa di un coffe-to-go, per non dire di una birra, la macchina organizzativa che ha fatto di questo popolo il congegno coloniale perfetto incepparsi nell'inesperienza di una nuova generazione di commercianti, hipster in camicia Arizona 2000, fermaglio texano al colletto, jeans chiari e stretti e stivali più lunghi del necessario, lo sguardo intontito sotto le sopracciglia troppo folte e l'apparecchio ai denti. O la maglietta a righe da marinaretta fuorimoda e i pantaloni a zampa da pronipote dei fiori.
Ho visto tassisti di ogni provenienza, tutti nati qui ma con le radici sprofondate in qualche cultura molto lontana, esotica ma non troppo, a portata di frusta. La stessa auto, ibrida, scura e col tettuccio trasparente sotto al cielo non sempre clemente.
Ho visto il tempo cambiare repentinamente, ed è dir niente.
Ho visto gente in t-shirt mentre l'umidità saliva dai prati al tramonto del sole, bambini attraversare la strada da soli, giocare a cricket, andare immancabilmente in bicicletta, spesso da soli, niente genitori in vista, non solo nei parchi.
Ho visto conigli venire fuori dalla notte, gli occhi pacifici un lampo improvvisamente pazzoide sotto al flash del mio smartphone incredulo.
Ho visto anatre zampettare impunemente tra le gambe dei tavoli di un ristorante, le gambe degli avventori incrociate al loro posto senza stupore.
Ho visto qualcosa che definirei un cormorano lanciarsi color cenere in una bassa planata sul canale nel buio che vige accanto ai ponti tra un lampione e l'altro.
Ho visto le piante crescere dove non dovrebbero, le case salire dove non potrebbero, le scale incunearsi tra colonne di mattoni di Delft e avventurarsi con sicurezza nordeuropea su per un'architettura contemporaneamente razionalista e ragionevole, a suo modo gotica, come la storia giustifica, ma in modo misteriosamente poco cupo, nonostante la supremazia della materia sulla preservazione del vuoto.
Ho visto strade trasformarsi in crocevia di vita, concedersi ad incontri casuali tra persone divise da molto meno di sei gradi di separazione, le coincidenze accumularsi sotto ai numeri civici e sui gradini all'esterno delle vetrine.
Ho visto vetrine esporre donne molto esposte, in tutti i sensi e al solo senso della vista, persa nell'offerta e offesa di riflesso, e luci rosse emanare bagliori poco equivoci su corpi fantastici che si muovono in cerchi poco fantasiosi e lasciano poco alla fantasia e molto da pensare a una ragione che si professa critica e poco pura e che lotta ogni giorno con la morale, con l'etica di una maturità forse troppo occidentale.
Ho visto persone vestite di rosso darsi da fare immobili come aiuto nel presunto bisogno alcolico, nella presunta caduta psicotropa, ma anche derise dagli stessi elementi destabilizzanti che cercavano di stabilizzare.
Ho visto poliziotti molto calmi in situazioni apparentemente poco calme, apparire in coppia e passeggiare come amici in linea retta sul discrimine tra normalità ed eccezionalità, tra sicurezza e pericolo, sapendone chiaramente più di me, valutando la situazione, apparentemente giudicandola di effettiva calma.
Ho visto la concreta possibilità di un mondo senza moneta contante.

20170930

#1778

Ero in svergognato ritardo.
Tutti gli altri preti erano accalcati attorno alla porta della canonica, dove il Vescovo stava tenendo un non si sa quanto improvvisato discorso. Nelle ultime file si ridacchiava, qualcuno imitava la voce del prelato facendo con lo stesso tono monocorde l'elenco degli articoli per corrispondenza e relativi prezzi disponibili nel catalogo che ci veniva spedito ogni mese dai grandi magazzini che tutti sapevano appartenere al Vescovo stesso.

20170929

#1777

Quando arrivammo e scendemmo dall'auto, la bambina era già lì che ci aspettava nel grande spiazzo fangoso, e stava elencando le numerose attrattive della zona—malgrado non ce ne fosse nemmeno una in vista—con la sicurezza e la proprietà di linguaggio di una guida turistica.

20170928

#1776

Mi sveglia toccandomi una spalla senza chiamarmi per nome.
Quando apro gli occhi vedo che sta guardano sopra la mia spalla, fissando stupita e preoccupata—rapita, direi—la luce blu intermittente che proviene da qualche spazio oscuro in fondo alla stanza.

20170927

#1775

Non mi ero nemmeno accorto che stesse facendo il suo jogging mattutino che me la ritrovai faccia a terra ai piedi della discesa dove mi ero da poco trasferito coi miei genitori.
Avvicinandomi notai per prima cosa che aveva perso il reggiseno, e per capire come stava le poggiai il palmo della mano sulla schiena nuda proprio nel punto in cui doveva essersi trovato l'aggancio fino a un attimo prima.
Era cosciente, ma continuava a non muoversi.
"È la cosa peggiore che mi sia mai capitata," stava dicendo a bassa voce tra le lacrime.
Poi ci raggiunsero anche le sue amiche, tutte ragazzine tra i quindici e i sedici, e iniziarono a sfotterla mentre s'inginocchiavano attorno a noi.
Quando cominciò a riprendersi e provò ad alzarsi, non potei fare a meno di vedere quanto fosse bello il suo seno, già ben sviluppato e con larghi capezzoli rosa pallido un po' in rilievo. Allora prese a ridere anche lei, e a sfottere di rimando.
La preoccupazione principale della banda sembrava essere quella di trovare un bel costume per la sera, dato che "non possiamo certo presentarci in questo modo", e giù altre risate mentre tutte si aprivano e chiudevano velocemente le camiciole mostrando bagliori si seni adolescenziali e capezzoli eretti a totale beneficio del pezzo di idiota in paradiso che mi sentivo.

20170920

#1774

Dopo averlo preso sotto braccio, ci incamminammo verso le scale del grande edificio istituzionale.
"È una cosa che pochi insegnanti si premurano di spiegare, e che anzi troppo spesso censurano volutamente, ma parecchi di questi ricchi signorotti del passato remoto, per non dire nobili e regnanti che hanno fatto ognuno a suo modo la storia, amavano intrattenersi con sudditi dello stesso sesso, specie se poco più che bambini. E del resto se leggi con attenzione le date, diciamo tra le righe, ti renderai facilmente conto che al momento del matrimonio la maggior parte delle neo-regine non erano nemmeno adolescenti."

20170919

#1773

Lo incontrai la prima volta in un parcheggio. Aveva lasciato una delle sue famigerate poesie, scritta su un pannello di cartone in uno stampatello molto elegante, sul lunotto posteriore della mia auto.
Nonostante me ne avessero tutti parlato come uno sciroccato bislacco e pretenzioso a me sembrò sostanzialmente un tipo a posto.
I versi erano composti in prima persona da un alieno in visita sul pianeta terra, ed erano un ironico e divertente elenco di assurdità assortite, numeri iperbolici e neologismi composti, strutturati in voli pindarici tra pianeti e costellazioni, chimica e fisica, tematiche spaziali e argomenti molto più terreni.
Un verso recitava "[...] i miei simili, intelligenti come padri in attesa delle loro figlie di fronte alla scuola, molto fieri, no, fieri è sbagliato".
E lui era lì a fissarmi... fiero, avrei detto, se non avessi avuto timore di sbagliare.

20170918

#1772

La performance prevedeva che una delle due sorelle (allegra e matronesca nella veste di colori tradizionali, l'acconciatura a treccine) mettesse delle cuffie anti rumore all'altra (più bella, con la pelle leggermente più chiara e l'enorme chioma riccia). Perfettamente sorda, i capelli tirati su a raggiera felina, gli occhi verdi e trasparenti come smeraldi, il sorriso bianco, vitale e malizioso, alla bella etiope veniva poi chiesto di portare col piede il tempo di un ritmo immaginario, di guidare l'esecuzione inaudibile coi movimenti del suo corpo, una ciabattina decorata in oro che le spuntava dallo spacco della lunga veste floreale. Veniva poi il momento di parole e melodie, un canto a cappella da brividi. A quel punto un ragazzo che fino ad allora era sembrato niente più che un clochard steso su una panchina, iniziava a suonare un accompagnamento semplice e al contempo complesso con una chitarrina dal suono sorprendentemente caldo che aveva tirato fuori da chissà dove. Grazie all'orecchio assoluto, la cantante era già perfettamente intonata con la base offerta dalla chitarra, e la sorella che aveva fatto da spalla la circondava ora col suo abbraccio, la testa sul seno, restando poi in quella posizione per tutto il resto dell'esibizione.

20170917

#1771

A quanto pare, dunque, ne prendo atto, oggi si può essere una coppia adulta senza essere mai andati nemmeno una volta al cinema assieme.

20170916

#1770

Errori commessi durante la E.O. del 09–10/09/2017:
1. Non aver controllato i video di sicurezza prima di abbandonare la stazione scientifica.
2. Aver ricoperto di carta stagnola gli elefanti deputati al trasporto della carovana verso la zona urbana per ripararli dal sole del deserto.
3. Aver scelto solo armi bianche per contrastare gli attacchi dei felini mutanti.
4. Aver sottovalutato le capacità strategiche di gruppo dei felini mutanti.

20170915

#1769

Considerare a prescindere la musica classica un valore in sé e bollare tutto il resto come un male è un'idiozia bella e buona. Anche Barocco, Romanticismo e Neoclassicismo, per dire, avevano i loro brani furbo-pop, commerciali, ammiccanti, sdolcinati, banali, derivativi, semplicemente malfatti, e come tali andrebbero giudicati anche oggi. La patina del tempo non rende necessariamente migliori le cose del passato, anzi spesso le ammanta di un'aura di falsa bellezza che, come una coltre di polvere centenaria, nasconde pecche e brutture altrimenti evidenti e che non possono essere cancellate.