STAN THE MAN
In una di quelle crisi il pavimento gli parve formarglisi sotto i piedi, scacco dopo scacco, in un'allegoria di luci intermittenti e balzi di prospettive, come un mosaico ad accensione casuale, proprio sotto i suoi piedi dove credeva, una volta, che ci fosse il vuoto.
20160214
#977 (Le nuove mosche #227)
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#976
A ben vedere quelli che lui chiamava biscotti della fortuna (l'insieme delle parti di biscotto che immancabilmente si staccano, cadono e restano nel latte) per molti altri sono biscotti della sfortuna.
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20160213
#975 (Le nuove mosche #226)
COLIN McKANZIE & SALOMÈ
Tom Waits. Quel nome sembrava fatto su misura per lui. O almeno questa era l'idea che s'era fatta Les, suo compare di pesca, mentre lo osservava aspettare quieto e imbronciato il movimento del galleggiante, la vibrazione della lenza.
Pescare è un'arte come un'altra, ma saper aspettare, quella è perfezione.
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#974
Perfino suonato al pianoforte, niente è meglio di Bach per accompagnare le pulizie domestiche: se il Dio che si venera e a cui sia spira è il Pulito, la sua musica è l'unica che dà l'illusione di poterlo raggiungere.
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#973 (Le nuove mosche #225)
IL MATTINO DEL NOVECENTO
Profumo di neonato nella vasca da bagno, profumo di sapone leggero e paperelle di gomma.
Profumo di pace.
E mattonelle troppo psichedeliche perché il pupo non crescesse traviato.
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20160212
#972
Perché chiedevano il mio aiuto? Perché quell'insistenza sorda e nello sguardo la testarda certezza che io fossi tenuto a fare qualcosa? Era mattina presto, e il fatto che il balcone di casa mia desse direttamente sul mare non li autorizzava a pretendere che fossi un eroe. E poi che ci facevano in acqua a quell'ora?
E tuttavia la sera non potei fare a meno di indossare il mio costume, raggiungere la squadra di sicurezza e impedire che le enormi onde che stavano per abbattersi sul litorale devastassero il villaggio. Spalle all'oceano, allargai il mio mantello con le braccia, e lo tsunami venne a infrangersi sulla mia schiena, mentre tutti si mettevano al riparo.
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20160211
#971 (Le nuove mosche #224)
LA DANZA DELLE SETTE VENE
Chi l'avrebbe mai detto che il Babau potesse lasciare la sua comoda stanziale residenza negli armadi a muro per gli angusti e mutevoli armadi mobili? L'unico motivo, immaginò Schulz, era che seguiva lui per spaventarlo anche nelal sua nuova casa.
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#970
Dopo aver a lungo e invano girato in lungo e in largo il paese alla ricerca del parcheggio in cui sapeva che la sua mamma la stava aspettando, stanca e un po' depressa Federica s'infilò nel primo cancello aperto. Alla fine del giardinetto antistante la villetta una porta era aperta, e alla fine di una scala c'erano delle stanze. Nella prima, sul letto, la aspettavano due scarpe da ginnastica nuove nuove, esattamente della sua misura, e anche una divisa sportiva che le stava a pennello. Grande fu il suo spavento quando, vestita a nuovo, uscì in corridoio e incontrò altre due bambine, che erano vestite proprio come lei e non erano gemelle. Invece di farsi prendere dal panico per essere stata scoperta, Federcia imitò il gesto di un enorme ma divertito stupore, tanto che le due bambine – forse le figlie della padrona di casa – fecero lo stesso. Poi le sorrisero e la invitarono nella loro stanzetta a ballare su una musica scatenata. Quando finalmente la mamma di Federica riuscì a trovarla, aspettò in cucina con lei e le sue nuove amiche che i loro genitori tornassero; ma dopo un po' fu solo la padrona di casa a comparire sulla soglia dopo essere uscita dalla sua camera da letto in compagnia di un uomo che le sue figlie non avevano mai visto prima. Si sedette anche lei al tavolo, e con sguardo triste e colpevole ringraziò la mamam di Federica per essersi presa cura anche delle sue bambine.
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20160210
#969 (Le nuove mosche #223)
LES PETITES MORTS
Il rumore lento e costante delle molle di un letto attraverso le pareti di cartone distraevano Gustav dai suoi studi.
Meglio così, pensò alla fine, che sto a fare chiuso in questo appartamento coperto di neve quando tutta San Pietroburgo è in festa?
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#968
Dato che, esattamente come Dio, il Comunismo non esiste, mi è tecnicamente impossibile riporvi la mia fede.
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20160209
#967 (Le nuove mosche #222)
I TITOLI VERRANNO
Notai quello scialle di velluto nero tra la roba vecchia da dare ai poveri, risaltava come una lucciola nella notte. Così mi avvicinai per prenderlo, e lo scialle aprì gli occhi, e lo scialle era un gatto.
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#966
Alcuni dicono di vivere come se ogni giorno fisse l'ultimo, ma francamente faccio fatica a credergli.
Io, all'opposto, vivo come se non dovessi mai morire, mi prendo il mio tempo, faccio ogni cosa come se per farla avessi avanti l'eternità.
Tra i due azzardi è ovvio che la probabilità che abbiano ragione loro è nettamente maggiore della mia. In questo sta l'autenticità e la superiorità della mia pazzia.
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20160208
#965 (Le nuove mosche #221)
ROUEN, CARA ROUEN
Mettava un taccuino in ogni tasca disponibile, in ogni giacca, cappotto, pantalone o borsa, in modo da non potersi mai più trovare senza, e si mise una penna legata al collo con una cordicella lunga e resistente, perché nessuno potesse dimenticare le sue gesta.
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#964
Solo tra gli uomini, ero riuscito a raggiungere l'Olimpo e a nescondermi dietro un ginepro secolare. Lì indossai l'elmo, anch'esso forgiato da uomini, che mi avrebbe permesso di guardare le divinità senza esserne folgorato alla sola vista.
Come un giovane lupo resta acquattato in attesa della preda – per istinsto è pronto a uccidere, ma il cuore gli balza nel petto e il respiro è corto nei polmoni per l'emozione della prima caccia – così io aspettavo protetto dal grande arbusto e dall'elmo.
Fu allora che scorsi il mio primo dio, Febo fulgente, camminava lento ed immenso, come sovrappensiero. Dietro di lui e dopo, altre deità splendenti apparvero ai miei occhi, Ares selvaggio, la bella Afrodite, Atena sapiente e, più lontano, forse addirittura le ombre di Zeus onnipotente ed Era maestosa.
E tutti vagavano come senza meta e senza memoria, lenti in modo esasperante, lo sguardo vuoto, terribile quanto privo d'oggetto. Come automi, poco mancava che non si scontrassero nel loro errare meccanico e insensato.
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20160207
#962/963 (Le nuove mosche #219/220)
aXpirinZ
"E come fu tornare alla sua vecchia casa?"
"Come baciare di nuovo l'unica donna che si sia mai davvero amato."
suXistenZ
Non voglio vedervi morire.
Vi state spegnendo lentamente, come sigarette, e io non voglio essere qui quando smetterete di vivere fumando.
È per questo che vado via.
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#961
Steso e impralinato di sudore accanto alla mia Venere ipiallicciata.
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20160205
#960 (Le nuove mosche #218)
LA FIGURA ULTERIORE
Arrivato al bivio tra l'immaginazione e la tecnologia, Ed Mulligan staccò i cavi che lo tenevano ancorato alla vertiginosa possibilità di essere qualcun altro e si guardò come da un'altezza prodigiosa, e questo gli diede un tale senso di disorientamento che per un attimo ebbe paura di aver provato ciò che c'è oltre il punto di non ritorno.
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#959
Volevo mettere la camicia a quadretti blu e azzurri ma è nei panni sporchi, quindi metterò invece quella a quadretti marroni e ciano. Con tutto ciò che ne consegue.
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20160204
#958 (Le nuove mosche #217)
BIBI
Chi eravamo, e soprattutto cosa ne avevamo fatto di quell'auto era un affare che riguardava solo noi e l'oceano.
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#965/957
È possibile invidiare qualcuno che si è suicidato?
Sì, se l'unico modo di smetter di invidiarlo e suicidarsi a propria volta.
È possibile essere migliori di qualcun altro solo per il fatto che si è ancora vivi?
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#955 (Le nuove mosche #216)
DICK VAN DYKE, MASTRO CARATTERISTA
Il dottore disse che tutto era dovuto alla torta di mele che Kenny aveva mangiato qualche giorno prima: era allergico! Ma dove era finito il detto "una mela al giorno toglie il medico di torno?"
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20160203
#953 (Le nuove mosche #215)
QUASI 1005
Entrammo. A lei lui stava già antipatico. Io era la prima volta che lo vedevo. Lui stava alla cassa, il carello dietro di lui era il suo biglietto da visita: "Ogni tre clienti che non pagano ne uccido uno – c'era il disegno di una Colt – e due sono già passati."
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#952
Quando era ormai chiaro che che l'esercizio di matematica sarebbe andato malissimo, l'amico del maestro, che lui ci aveva presentato come un fisiatra, lasciò la sua sedia e venne a mettersi dietro di me, in piedi.
Prima mi tastò le spalle all'attaccatura del collo, notando con sorpresa e piacere che non ero teso, che non era lì il problema. Poi cominciò a scendere sul petto, e giù, sempre più giù fino all'inguine, dove voleva accertarsi del motivo per cui, secondo lui, non riuscivo ad affrontare quella come anche questioni di altra natura.
Questo fu troppo: mi alzai dal mio posto e gli urlai di tornarsene al suo, e alla prima obiezione gridai ancora, e ancora e ancora finché non indietreggiò, instupidito e forse affascinato, e tornò a sedersi sulla sua seggiola accanto alla cattedra.
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20160202
#951 (Le nuove mosche #214)
HANS HARTUNG E L'ASTRAZIONE COMPLETA
Armato di forbici e pseudo-cultura da rotocalco, si avvicinava minaccioso ai giornati accumulati sul tavolo, pronto a trarne l'essenziale come fa un monaco buddhista che pota il suo haiku.
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#950
Ormai avevamo circa seimila euro sul conto e dovevamo spostarci di nuovo prima che i giornalisti ci trovassero.
Mentre tiravo giù le ultime cose dal letto a castello, Mina uscì dalla camera e poi rientrò subito, gli occhi bassi e i capelli smossi, mormorando "oh, no" proprio come in un film di pessima qualità.
Dalla cucina sentii la voce di mio padre, calma e imperiosa come sempre. I suoi uomini stavano già frigando tutto l'appartamento e lui venne a sedersi su uno dei materassi, guardando prima me poi la spada poggiata al muro, chiedendosi forse che nome avevamo adottato questa volta. La lama era avvolta nel cellophane.
"Non è che non mi piaccia," cercai di spiegare leggendo la sua delusione. "È che è troppo lunga e sottile, e nel combattimento corpo a corpo è un po' un'ostacolo. Me ne serve una più corta e magari più larga."
Ma vedevo dalla sua posizione che si chiedeva dove avesse sbagliato con me.
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20160201
#949 (Le nuove mosche #213)
L'ENNESIMO MONTMARTRE
Da piccolo spolpavo pere, le riconducvo all'osso, ad un torsolo asciutto e perfettamente pulito. Così, coi granuli di pera tra i denti, ero convinto di poterne comprendere il mistero dell'esistenza.
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20160131
#948
Come carne, pesce e verdure i bambini sono morbidi e pieni d'acqua. Le microonde sono un ottimo modo per cuocerli.
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#947 (Le nuove mosche #212)
BLOCH
Colava a picco, come un transatlantico che sgoccioli antartide.
Il rappresentante, per la verità alquanto effemminato, sembrava atrocemente preoccupato per gli interni di velluto dell'auto in esposizione (una Bentley full optional). Ma al naso di Kahil non si comanda, ed enormi splendide gocce trasparenti si lasciavano cadere, come paracadutisti in parata.
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#946
Ti sbagli, non sono affatto per la simmetria, quanto per un'assimetria strettamente controllata.
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20160130
#944/945 (Le nuove mosche #210/211)
THE WEDDING SONG
La città era coperta da una sottile lastra di ghiaccio, tanto che sembrava che toccandola tutto potesse andare in frantumi.
Faceva tanto freddo che persino l'acqua fredda bastava a scaldare le mani.
THE WIPPING SONG
Sono combattuto. Preferisco una vita di esaltante fama e genialità (e di emicranie e depressioni), o la pace dei sensi e la tranquliità di sentimenti (nel pià gretto anonimato)?
Non si può avere tutti e due, dottore?
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#943
Mi sarei volentieri tolto le cuffie per godermi quel bel temporale estivo alla fermata del bus, ma la cosa mi era impedita nel modo più assoluto possibile da quelle due maledette vecchiacce cicalanti.
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20160129
#942 (Le nuove mosche #209)
JUAN–JUAN
È proprio così, come tutti lo immaginate.
La macchina da scrivere sulla scrivania, e un bicchiere con un'aspirina che ancora bolle.
Sembra vecchio.
È un mistero come tutte quelle terribili storie sull'oscuro futuro prossimo venturo possano scaturire da un uomo all'apparenza così posato.
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#941
Ci metto un po' a capire che mi sono seduto al posto del Padrone di casa – uno dei due capotavola – e che per tutta la cena la cosa è stata motivo d'attrito tra lui e il suo compagno. Quindi mi alzo imbarazzato e lascio volentieri che l'Anfitrione mi conduca per la grande dimora.
Vivono qui da anni, ed è merito delle loro passioni (e, non da ultimo, dei loro soldi) se adesso sembra il magazzino di un negozio di brocantage.
Alla fine del giro il Padrone di casa resta dentro, contrariato, ma io e l'Anfitrione usciamo nel giardino, che assomiglia più a un cortile in cui fiori e piante da frutto in vaso crescono indiscrimatamente. Su tutto incombe un enorme ciliegio molto paternalista.
"Lo chiamiamo 'al posto delle fragole'," dice l'Anfitrione con un sorriso complice.
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20160128
#940 (Le nuove mosche #208)
'00 D.C.
È la prima volta che mi metto la mano sul petto da molti anni. Da piccolo avevo paura che il cuore si fermasse e che questo potesse avvenite solo se io stavo ad ascoltarlo.
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#939
Quel gioco era durato giusto il tempo giusto perché restasse un gioco, ma quante occasioni aveva e ancora avrebbe perso perché perso dietro a occasionali distrazioni?
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20160127
#938 (Le nuove mosche #207)
J.J.L.
Quanti incontri casuali e ripetuti tra due sconosciuti devono intercorrere prima che i due inizino timidamente a salutarsi?
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#937 (Elegia del Bernina)
Dopo aver fronteggiato le cime più alte, e aver mangiato con lo sguardo pieno di nevi perenni, e aver camminato al centro del lago che divide il Mar Morto dall'Adriatico, il Danubio dal Po, e dopo aver staccato cristalli di ghiaccio impilati come paletti gli uni accanto agli altri, e aver abbandonato il bosco dove gli alberi sono avvolti si seta e vermi, ci inoltriamo lungo la strada segnata dalla ritirata del ghiacciaio, riattraversiamo la storia triste e spoglia di un evento senza pari, la corsa lentissima eppure sempre più veloce del gigante che torna a se stesso, da dov'è venuto, lasciandosi dietro un nulla lunare, piante man mano più basse, massi più grandi metro dopo metro, vuoto più desolato passo dopo passo fin dove la lingua sporca e fredda resta ormai muta, ripiegata su se stessa come un animale braccato dal tempo.
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20160126
#936 (Le nuove mosche #206)
ORLEANS VAL BENE UNA MESSA
Verranno tempi orribili, in cui ognuno di noi dovrà scegliere i vestiti da indossare, prendere gli oggetti essenziali e lasciare la propria casa, decidere quali siano le armi migliori, le più leggere ed efficaci, istruirsi alla difesa e all'attacco e partire.
Verrà il tempo di nuovi eserciti, e nuove guerre, e verranno nuovi morti e sangue nuovo, e sopravviverà solo chi sarà pronto. Verrà l'era di nuovi dei, che non avranno nulla di divino.
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#935
Dormii su quel letto come se fosse una tavoletta d'argilla, dura ma anche malleabile, in cui lasciare traccia del mio sonno instabile, una litografia notturna colorata dall'attività onirica.
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#934 (Le nuove mosche #205)
JUD–E–O'
Malgrado tutti i miei studi non capisco ancora per quale regola o norma la parola "one" debba essere pronunciata "uan".
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20160125
#933
La ragazza in bicicletta mi supera a destra sul marciapiedi, stupenda anche solo di schiena. Il vecchio arriva dall'altra parte e quando incrocia la traettoria della ragazza si gira a guardarla. Poi incrocia me e il mio sguardo. Siamo intesi, abbiamo gli stessi gusti. E io capisco che questa cosa non avrà mai fine.
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20160124
#932 (Le nuove mosche #204)
EIN
Ogni volta che faceva la doccia e cambiava le lenzuola, sentiva di rinascere.
Si immergeva in quello che chiammava "il ventre della balena" e poi, prima di addormentarsi, sentiva immancabilmente che tutto quel profumo, tutta quella carne fresca e asciutta stava andando sprecata, e cominciava a marcire in malora.
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#931
Era per questo che non sopportava il blues, non perché non suonasse seducente, anzi, ma perché parlava sempre di problemi personali, la donna qui, un fucile là, e tutti erano convinti di aver incontrato il diavolo, mentre con ogni probabilità il diavolo erano proprio loro.
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20160122
#930 (Le nuove mosche #203)
LA SIMMENTHAL È AUMENTATA
Una donna si rende sempre conto delle implicazioni sentimentali, no? È in questo che sono così brave, nel cogliere le grandezze nelle inezie nascoste, è in questo che siamo così diversi.
Come devo accogliere il suo "carpe diem" allora?
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20160121
#929
Avevano vissuto per così tanto tempo in una sostanziale ristrettezza che, adesso che avevano guadagnato improvvisamente tutto quello spazio libero, gli sembrava di non sapere cosa farsene.
I loro progetti erano così smisurati che nemmeno quelle stanze in più sembravano poterli contenere.
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#928 (Le nuove mosche #202)
LA PIOGGIA OGGI
Da quanto s'era accorto che tutto il ferro in casa andava sostituito con del legno?
Sua moglie, designer di sensualità architettoniche ammaliatrici, divenne madre di una splendida bambina con gli occhi grandi e sempre aperti. Non si sarebbero mai perdonati di averla fatta crescere in una culla di ferro.
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20160120
#927
Era in momenti come quello che si guardavano e pensavano che l'aggettivo che meglio li descriveva fosse "fortunati".
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#925/926 (Le nuove mosche #200/201)
LA PREVIDEVOLE
Quanta acqua sprecata in attesa della temperatura giusta per lavarsi. Alcune lacrime si aggiungevano a quella massa, e scorrevano nello scolo assieme alla rabbia per i popoli assetati.
L'ECCEDEVOLE
Maooooo..... Maooooo, Vrognauuuu, Gnauuu Eaoooo, Brgnauuuuu.... Auuuuu, Wauuuuu!
Ngrauuu Gnauuu Brulauuu Gneee Meeeee Kitekat*
(* N.d.T. La frase "che si deve fare per una ciotola di Kitekat", di facile intuizione, è nondimeno di complessa interpretazione. Studiosi del Garfield giovane ritengono possa nascondere riferimenti di stampo socialista ma, in mancanza di certezza, ho preferito attenermi alla traduzione standard riportata in Garfield su Garfield, di F. Pivano, Guanda ed. 1967)
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#924
Hai avuto molte carie nella tua vita?
È questo che vorrei chiedergli ogni volta che lo trovo a lavarsi i denti nel bagno dell'ufficio: ci metti così tanto perché hai passato terribili esperienze, o i tuoi denti sono sanissimi proprio perché ci hai sempre messo così tanto a lavarli?
Fatto sta che mi fa venire ogni volta i sensi di colpa e di inadeguatezza, tanto che preferisco inventarmi una scusa per andarmene e aspetto che abbia finito lui prima di tornare a lavarmi io.
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