S.WEET S.UNSHINE
Nel piccolo bagno di servizio era rimasto ancora l'odore di quando, anni prima, alle elementari, con la sorella si erano messi in testa di riciclare la carta.
20160119
#923 (Le nuove mosche #199)
Pubblicato da
cornelius
a
13:04
0
commenti
#922
Non so se questa storia abbia un futuro, ma di certo ha un presente, e al momento è tutto ciò che conta.
Pubblicato da
cornelius
a
00:04
0
commenti
20160117
#921 (Le nuove mosche #198)
CIRCOLARE
La scritta era nera e a grandi lettere.
Era paradossale, o quantomeno curioso, che la marca delle scarpe contenute un tempo nella scatola dove ora lui teneva le sue preziosissime lettere, fosse UTOPIE.
Pubblicato da
cornelius
a
10:09
0
commenti
#920
Così ho deciso di sedermi sulla panchina e lasciar scorrere tutti gli autobus senza prenderne nemmeno uno, si fottano il lavoro, la famiglia e anche gli amici del bar.
Fin qui tuto bene. Se non che dopo un po' mi rendo conto che anche il filippino seduto accanto a me resta fermo al suo posto e non sale su nessuna corsa. Ha lo sguardo inebetito, le mani in grembo, il cappellino da baseball.
All'inizio penso che non sia ancora passato il suo bus, poi che aspetti qualcuno, ma niente, se ne sta lì, fermo come un fantasma, e non fa nulla, nulla di nulla. E la cosa, ça va sans dire, mi irrita un bel po'.
Pubblicato da
cornelius
a
10:06
0
commenti
20160116
#919 (Le nuove mosche #197)
THE CHAMALEON
Accade solo di rado, ma quado di notte si rende conto all'improvviso che la luna è un corpo celeste, e non un semplice disco illuminato e appeso nel cielo, viene preso da una profonda crisi mistico-scientifica, con migliaia di implicazioni tanto profonde da renderlo incapace di razionalità, vittima di una specie di immobile e silenzioso attacco epilettico.
Pubblicato da
cornelius
a
15:19
0
commenti
#918
Quella che sta attraversando la strada è la figlia di Christian Peckerwood, che Dio perdoni lei e benedica lui. Dieci anni fa si è messa in testa di diventare una maledetta negra. Andava ancora alle elementari, Diosanto. Ha preso ad abbronzarsi come un dannato raccoglitore di cotone. Ma non le bastava. Così ora ha trovato non so che diavoleria per scurirsi la pelle. Si è fatta gonfiare le labbra. Si è tinta e arricciata i capelli. Ormai la sua voce è graffiata da alcool e fumo, e adesso se ne va in giro con una chitarra bruciata dal sole, e con corde di bronzo intona spiritual e gospel agli angoli delle strade.
Pubblicato da
cornelius
a
02:13
0
commenti
#917 (Le nuove mosche #196)
HITCH!
Comiciai a prevedere le cose con esattezza.
Sapevo benissimo che avrei ricevuto tue notizie entro quel giorno, come che, entro quella notte, sarei rimasto chiuso fuori casa.
Pubblicato da
cornelius
a
02:08
0
commenti
20160115
#916
In my mid-thirties I stated that my life would have been a collection of non-funcional action. Now I'm in my late seventies and I can say that, besides a couple of big mistakes (disappointed by mankind and hit by the nonsense I was sourrounded by, I was scared of or not ready for a suicidal option) I've been pretty successful.
Pubblicato da
cornelius
a
00:38
0
commenti
20160114
#915 (Le nuove mosche #195)
DARIA
Chiamandolo quella mattina mi resi conto per la prima volta che quelal parola, "papà", nella mia bocca matura non suonava più bene, anzi era tanto fuoriluogo e infantile che per un attimo dubitai non solo della sia presenza all'altro capo del telefono, ma anche che fosse effettivamente mio padre.
Pubblicato da
cornelius
a
10:41
0
commenti
#914
Stanotte ho sognato di non aver mai dormito, oppure non ho mai dormito.
Pubblicato da
cornelius
a
00:16
0
commenti
20160113
#913 (Le nuove mosche #194)
TURBODANCE
È un uomo spinoso e angusto. Quelle scapole alate non gli serviranno certo a volare.
Pubblicato da
cornelius
a
11:08
0
commenti
#912
Ricordi? Ti mandai un ultimo messaggio in cui dicevo solo "mi dispiace".
Ma quella era la nostra missione: tutti e solo gli astronauti erano destinati a colonizzare il nuovo pianeta, e ciò voleva dire che eravamo tenuti a riprodurci tra noi, a prescindere dalle relazione e dagli affetti che lasciavamo sulla terra. (E perfino dai nostri orientamenti sessuali, se questo può aiutare a capire fino a che punto fossimo noi stessi contrariati).
Da queste unioni senza amore sono nati figli non umani, privi di morale nonostante l'ereditarietà e la forzata (per loro e per noi) educazione, a cui manca soprattutto l'istinto primevo legato alla sopravvivenza della specie.
Della nostra specie, cioé, sono anzi l'evoluzione, programmata e a tutti i costi voluta, ma non per questo corrispondente alle nostre aspettative: come se avessero infatti una coscienza comune e fossero un unico organismo, completamente nuovo e sconosciuto, hanno deciso di non riprodursi.
Li abbiamo esortati a ragionare, poi minacciati, infine costretti, così come eravamo stati esortati, minacciati e costretti noi stessi, ma la mancanza di amore li ha resi più forti di noi, che intanto invecchiavamo e molto più velocemente di loro.
Si sono ribellati, proprio come fanno tutti gli adolescenti sulla Terra, ed essendo in numero maggiore ci hano sopraffatto. Così quella che doveva essere una nuova generazione di esseri umani è diventata la prima di qualche altra cosa, e ad ogni modo anche l'ultima di entrambe, autrice della propria estinzione.
So che sulla Terra le cose non sono finite meglio. So anche che te ne sei andata molti anni fa.
Affido questo messaggio allo spazio, al caso, al nulla, e so che stavolta sarà davvero l'ultimo.
Pubblicato da
cornelius
a
03:06
0
commenti
20160112
#910/911 (Le nuove mosche #192/193)
MARTIN SCOZZESE
Agli uomini mancano sesso e felicità, e anche se manca una sola delle due cose state pur certi che l'altra si renderà subito latitante.
MARTIN SCORTESE
Torna con la testa sotto al cappuccio ma non piove, a testa bassa guarda a terra le sue scarpe bianche da ginnastica e poi si tira via con la mano dal volto un velo di tristezza.
Nell'altra mano c'è il vassoio vuoto del caffè, che fa rotolare come una bambina, e poi aspetta di poter attraversare.
Vorrei dirle che non è sola.
Pubblicato da
cornelius
a
11:55
0
commenti
#909
È ormai chiaro che mia madre non è più mia madre.
Mi compare davanti all'improvviso nella veranda sul balcone, ma allo stesso tempo ci mette un'eternità, e prende a muoversi verso di me, a passi lentissimi, lo sguardo ebete, invecchiata più del plausibile, in pigiama, fissandomi vaga più che triste, anzi in modo minaccioso.
Sì, ecco cosa mi ha fatto reagire, i suoi occhi velati di rabbia cieca, come quelli di un automa a cui abbiano inculcato la missione di eliminare ogni presenza umana dalla faccia della terra.
È per questo che mi ritrovo a sbatterla ripetutamente con la testa sui vetri infrangibili delle finestre, finché la sua sopravvenuta incoscienza non mi permette di fuggire.
Pubblicato da
cornelius
a
00:17
0
commenti
20160111
#907/908 (Le nuove mosche #190/191)
BEING SPIKE JONZE
Con questo ventre botticelliano sembro la madre di tutte le primavere.
BEING CROSBY
Claire era affezionatissima al suo gabinetto; pensava che non ne avrebbe mai più trovato uno tanto comodo. E poiché quello è un affare serio, evacuare in comodità, dico, se lo portò dietro fino in Texas, assieme con quell'assurdissima idea di trapiantare le bufale campane nelle campagne di Austin.
Fu lì che l'incontrai, lei, le sue vacche e il suo cesso sul furgoncino rosso. Io preparavo il primo concerto del Midnite Vultures Tour, e lei il suo commercio di mozzarelle in U.S.A.
Pubblicato da
cornelius
a
12:12
0
commenti
#906
Al secondo annuncio il capotreno aveva completamente cambiato tono di voce, e ora sottolineava ogni fermata con considerazioni personali, aneddoti, ricordi. Arrivati a Voghera fu evidente che non lo si poteva più contenere: ansimando come una rockstar a fine concerto urlò "ciao Voghera!"
Pubblicato da
cornelius
a
00:05
0
commenti
#905 (Le nuove mosche #189)
TRUTH, PLEASE
Va bene, visto che hai deciso di non scrivermi più vorrà dire che lo farà io per entrambi. Ma sappi che questa è la mia ultima lettera. Sono stufo di scrivere. Voglio sentire la tua voce, vedere il tuo piccolo seno andare su e giù per il respiro mentre parli, per capire il tuo vero stato d'animo, vedere sbattere i tuoi occhi che riescono a sorridere e a essere tristi nello stesso medesimo istante (forse uno è cupo e l'altro allegro, come in quella vecchia favola), vedere muoversi la tua bocca, il posto più morbido dove mettere un bacio.
Pubblicato da
cornelius
a
00:03
0
commenti
20160110
#904
"Ricorda che il mondo va avanti grazie alle persone che ricordano."
"Spero di ricordarmelo."
Pubblicato da
cornelius
a
03:13
0
commenti
#903 (Le nuove mosche #188)
DERESILIUM
Probabilmente ti scambio per tua sorella. No, non sei tua sorella, lei sembra più grande, ma visto che mi fissavi ho preferito salutarti. Dev'essere bello essere scambiati per qualcun altro, no? Si fanno molte conoscenze. Siete davvero gemelle? Vedendoti ora non saprei dire chi tra voi è più bella, mi fissate nello stesso modo, e allo stesso modo siete divertenti.
Pubblicato da
cornelius
a
03:12
0
commenti
20160104
#902
Una volta forse, ora certo non più, c'erano un uomo e una donna che vivevano assieme sulla linea dell'equatore, uno di qua e l'altra di là. Ma la cosa più curiosa è che lui era destro e lei mancina, e che facevano ogni cosa tenendosi per la mano libera (la sinistra di lui, la destra di lei) come fossero una persona sola.
Pubblicato da
cornelius
a
03:57
0
commenti
#901 (Le nuove mosche #187)
LA BALENA PHILIP DICK
Cosa succedeva ogni volta che ascoltava la XXV variazione Goldberg? Quell'esecuzione di Gould gli ricordava un evento drammatico della sua vita, e poiché era il pezzo più lungo aveva tutto il tempo di rievocare a perfezione quel giorno, quel bar e quell'uomo.
Pubblicato da
cornelius
a
03:55
0
commenti
20151223
#900
Una volta spacchettato, il materasso risulta indubbiamente già usato, addirittura sporco.
Alle proteste della scandalizzata neo-proprietaria, la commessa alza un sopracciglio e raggiunge al telefono il principale, spiegandogli che ha bisogno di lui per chiarire "come stanno le cose" a una cliente "insoddisfatta."
Lui è viscido, sovrappeso e molto sicuro di sé. Non solo nega l'evidenza, non solo fa sentire la cliente una nullità impotente, ma su quello stesso materasso la scopa e la sodomizza – sotto lo sguardo sostenuto della sua collega.
E la cosa peggiore è che ora la suddetta cliente non è più così insoddisfatta, che pensa di essersi fatta uno dei migliori tiri – come li chiama lei – della sua vita... Certamente migliore di quelli – pochi e rapidi – che si aspetta di fare col marito sul quello stesso materasso.
Pubblicato da
cornelius
a
00:31
0
commenti
20151222
#899 (Le nuove mosche #186)
IL PENE, ULTIMA VERITÀ
In definitiva non fu una sorpresa, per Tom Mix, pescatore di frodo lento e farraginoso ma a suo modo geniale, scoprire che Dio era una trota enorme e argentata: avrebbe figurato come portata principale nella grande cena che aveva organizzato quella sera per i suoi colleghi.
Pubblicato da
cornelius
a
14:03
0
commenti
#898 (Elegia partigiana)
Usciamo di casa un po' prima dell'alba per prendere il treno che ci porterà a Genova, e di lì un bus per i monti. Anche se è sabato e vorremmo dormire ancora, siamo i primi a svegliarci nel condominio, forse in tutto l'isolato. Ma è un piccolo sacrificio se paragonato a quello delle persone che vengono ricordate oggi.
Per un po' fantastichiamo che la Resistenza sia stata qualcosa del genere, alzarsi ogni mattina prima dell'alba per andare a timbrare un cartellino; che anzi sia stata sì dura come, che so, lavorare in fabbrica, ma che l'adrenalina e l'orgoglio di servire una causa così alta – il contrario, in pratica, di produrre oggetti per il guadagno di un padrone – abbia facilitato ai partigiani il difficile compito di scendere dal letto così presto, e gliel'abbia reso meno ingrato che a noi, impiegati di concetto e videoterminalisti benestanti che fanno ogni giorno la spola tra casa e ufficio.
Pubblicato da
cornelius
a
00:36
0
commenti
20151221
#896/897 (Le ultime mosche #184/185)
SUPERFRAGILISSIMO
Cari Etienne e Jean-Luc Picard,
non sarebbe giusto continuare così, né per me né per voi; e anche se questa è una frase stronza per mettere fine alla faccenda, è quello che penso. Chiamatemi pure stronza. È stato bellissimo, direi, non solo per me. Siete fantastici. Spero che continuerete a divertirvi un sacco assieme a rompere le scatole al prossimo,
Camille
SUPERAMIDOSO
In quel periodo facevo sogni da cui qualcuno avrebbe potuto trarre un bel soggetto cinematografico. Una volta ero una spia a caccia di streghe, un'altra un cavaliere Jedi che salva il governo intergalattico. Roba da Hollywood, dico io. Peccato che Fellini abiti solo nel mio letto.
Pubblicato da
cornelius
a
11:39
0
commenti
#895
Mediocre in tutto, non era riuscito a lasciarsi andare alle nuove tecnologie, né a diventare un collezionista delle vecchie. Tra i vinili e gli mp3 continuava farraginosamente ad accumulare CD...
Pubblicato da
cornelius
a
00:08
0
commenti
20151220
#893/894 (Le nuove mosche #182/183)
PIANOFORTE A TANGENTE
E, appena poteva, fuggiva da tutto quel freddo. Famiglia, casa, lavoro e amici erano come una gabbia, e la sua auto la chiave, e il suo uomo lo stuoino sul quale pulirsi i piedi prima di rientrare.
FORTEPIANO
La lettera è ancora sul tavolo, aperta, le parole "TI AMO", niente mittente, niente di più.
Come può ancora oggi, dopo tanta immondizia, come può ancora sconvolgermi un fatto del genere? Il mio sogno di adolescente riesce ancora a farmi male.
Pubblicato da
cornelius
a
14:41
0
commenti
20151219
#892
Ne avevano restaurato la casa, ricostruendo gli ambienti dopo un lungo lavoro di attenta ricerca, e avevano poi inserito in ogni stanza un robot che ne replicava le molteplici attività, come per esempio quella in cui vestito da quacchero batteva la lama di una mannaia su un grosso tavolo di legno.
Ma il pezzo forte era sicuramente il complesso automa che ne reinterpretava la declinazione di spadaccino: infilato a lato di una sorta di grande letto – all'altro lato del quale poteva mettersi il visitatore di turno – era capace non solo di tirare di scherma reagendo ai colpi dell'avversario e prendendo pericolosamente l'iniziativa, ma anche di parlare (la voce dell'adolescente mitomane che era stato) rispondendo alle domande del pubblico con tono ogni volta adeguato alla conversazione, e muovendo occhi e labbra in modo che difficilmente si sarebbe potuto dubitare che fosse di nuovo tra noi.
Pubblicato da
cornelius
a
09:38
0
commenti
20151218
#891 (Le nuove mosche #181)
HOMLET, PRINCIPE TRISTE
La mia regola è: scrivo quel che voglio, dico quel che voglio e mi vesto come voglio.
Considerate, essendo poeta, questa camicia a fiori come una licenza: me l'ha portata lo zio d'America, che l'aveva indossata in guerra nel '69. Sulla targhetta si legge ancora Made in Viet-Nam.
Pubblicato da
cornelius
a
10:07
0
commenti
#890
A rigor di logica l'inferno dev'essere un posto pieno zeppo di gente, la punizione eterna essendo il fatto di doverlo condividere con tutte quelle altre maledette anime. O, viceversa, è un posto dove nessuno vede mai nessuno, non perché sia vuoto quanto perché sostanza ultima del castigo è che non ci si incontri mai.
Pubblicato da
cornelius
a
00:18
0
commenti
20151217
#889 (Le nuove mosche #180)
VIET-MAN
Era per le donne molto belle, ma per il resto compatte, poco dispendiose, tascabili.
Pubblicato da
cornelius
a
10:29
0
commenti
#888
Dopo averci tenuto per giorni o settimane segregati nei grandi capannoni, maschi e femmine separatamente, in modo che non potessimo mai superare la linea immaginaria che separava il nostro dal loro mondo, avevano ora cominciato a lsciarci un minimo di libertà. Attraversando le altre aree del campo potevamo adesso entrare in contatto con prigionieri di altre razze e provenienze. Tra tutti mi colpirono le suore che si producevano nella miracolosa combustione spontanea degli arti, preferendola allo stillicidio della cattività.
Pubblicato da
cornelius
a
01:03
0
commenti
#887 (Le nuove mosche #179)
L'UFFICIALE DELLE GAZZELLE
Considerai la bellezza del corpo, le gocce di doccia, e quel tanfo caldo e umido quasi irrespirabile che si deve provare un attimo prima di morire. Quanta gioia si spreca, come lacrime nella pioggia.
Pubblicato da
cornelius
a
00:58
0
commenti
20151216
#886
E avrei lasciato che mio padre morisse convinto che non ero capace di farlo. Più che renderlo orgoglioso di me preferivo che credesse fino alla fine che avevo bisogno di lui.
Pubblicato da
cornelius
a
00:38
0
commenti
20151215
#885 (Le nuove mosche #178)
CAFFÈ CORRETTIVO
Decidemmo di farla uscire prima, era troppo bella per rischiare che si facesse male.
Poi entrammo, ci chiudemmo la porta alle spalle, cacciammo pistole e fucili a pompa e ci avvicinammo con calma allo sportello versamenti.
Pubblicato da
cornelius
a
12:48
0
commenti
#884
Non era per me che avevo comprato quella chitarra, ero un pessimo musicista e il solo fatto di potermela permettere non giustificava un acquisto del genere. Ma in quella città abbandonata e in quel periodo disperato conoscevo un mucchio di bravi compositori, ragazzi diplomati ma poveri in canna che non si sarebbero mai potuti permettere quell'abete invecchiato cent'anni, quel palissandro brasiliano ormai estinto, e sapevo che avrebbero fatto carte false per poterla suonare. Quindi li invitavo a casa e lasciavo che la prendessero e la stringessero, era per loro che la possedevo, perché potessero tirarne fuori la musica che avevano dentro, così che sia loro che lei sarebbero stati finalmente felici.
Pubblicato da
cornelius
a
00:44
0
commenti
20151214
#883 (Le nuove mosche #177)
SUA EVIDENZA
Questo è l'indirizzo. Scrivi, allora, anche se non sai cosa scrivere, anche se scriverai cose che già so, anche se non saprai cosa scrivere. L'inchiostro è tutto ciò che ci rimane, se non possiamo scambiarci il sangue. Perciò scrivi come se stessi usando il tuo sangue, in modo che nessuna parola sarà sprecata.
Pubblicato da
cornelius
a
13:24
0
commenti
#882
Quando arrica il dolore è già troppo tardi.
Davvero arduo considerarci esseri evoluti.
Pubblicato da
cornelius
a
00:32
0
commenti
20151211
#881 (Le nuove mosche #176)
COCCODRILL MULTIUSO
Lei gli lancià una mollica di pane.
"Acqua," disse lui.
"Invece secondo me è tutto fuoco," fece lei.
Di questo Vic aveva bisogno, di una donna che scommettesse su di lui a occhi chiusi.
Pubblicato da
cornelius
a
09:25
0
commenti
#880
In questo particolare stato di cose la guardia subisce la stessa costrizione del carcerato, è egli stesso prigioniero del suo lavoro, e malgrado guadagni uno stipendio e la sera possa tornare a casa dai suoi e all'aria fresca, è alla mercé del detenuto, per così dire nelle sue mani: stessa solitudine, stesso silenzio, stesso tempo pericolosamente passato con se stessi e i propri pensieri circolari.
Pubblicato da
cornelius
a
00:55
0
commenti
20151210
#879 (Le nuove mosche #175)
HANOI HAI NOI
Avevano rapito e clonato sua sorella. La sua missione era quella di eliminare tutti i falsi e salvarla. Ma come riconoscerla? Tutte gli riservavano sorrisi familiari e chiedevano di essere portate via, ma un attimo dopo gli erano addosso e lo assalicano fameliche. Così lui prese a sparare a tutte, senza distinzione. Non era proprio come Blade Runner: se avesse sbagliato avrebbe eliminato il sangue del suo sangue.
Pubblicato da
cornelius
a
15:06
0
commenti
#878
Il petto squassato dai continui colpi di tosse, la gola piena di muco, il naso occluso come un velo di gomma dentro al cranio che tutto blocca e niente fa uscire. La consapevolezza di una totale impotenza, come di fronte a una tortura che non cerca alcuna informazione, che sia solo una punizione, non si sa per cosa. La conseguente sensazione di una grande ingiustizia. Presso alcuni paesi la privazione di sonno è usata come proprio come tortura: il sospetto che il corpo sia appena uscito dalla Convenzione di Ginevra.
Pubblicato da
cornelius
a
00:14
0
commenti
20151209
#877 (Le nuove mosche #174)
SVEGLIA STONATINA
Il libro si chiama Padre Pio Blues.
È la storia di uno che suona la chitarra slide usando un'immaginetta in metallo di Padre Pio. Da lì tutti i suoi compari prendono il vizio, scatenando una gara di irriverenza a chi trova il santo più potente.
Pubblicato da
cornelius
a
13:11
0
commenti
#876
I tornado stavano arrivando tutti assieme, da direzioni diverse, incrociandosi e rimbalzando l'uno contro l'altro come trottole avversarie, obliqui ma rigidi come pilastri di una chiesa abbandonata eppure tenacemente in piedi. Auto e curiosi stupidamente in mezzo al deserto, fedeli di fronte a un giorno del giudizio in cui non avevano mai creduto veramente, e che ora trovavano assurdo e ingiusto.
Pubblicato da
cornelius
a
00:41
0
commenti
#875 (Le nuove mosche #173)
USA THURMAN
Si salutarono. Era quantomeno singolare che ora lei fosse l'unica a chiamarlo nel modo in cui un tempo solo l'uomo che era venuto pria di lui lo chiamava.
Pubblicato da
cornelius
a
00:38
0
commenti
20151204
#874
Non era un buon fotografo, né un bravo scrittore. Non era sportivo, né sapeva cucinare. Non era stato un buon figlio e non sarebbe stato un buon padre. Era però un buon lettore, e sapeva ascoltare. Ma se una sola cosa di sé avesse dovuto dire, è che era un buon consumatore: oculatamente ma costantemente, era certo di saper consumare, e che questa abilità nessuno gliela poteva togliere.
In questo caso però la cosa che aveva in mente di comprare se la voleva davvero meritare, il che voleva dire studiare, sudare e sbagliare e poi stavolta però ricominciare. Così, oltre che a consumare, forse avrebbe trovato qualche altra cosa che era bravo a fare.
Pubblicato da
cornelius
a
13:16
0
commenti
20151202
#873 (Le nuove mosche #172)
SONO ARRIVATI
Aprì la porta dello studio per portare il tè al padre. Il televisore era sul secondo canale, il lume acceso, la finestra aperta.
Ma il padre non c'era più.
Sul divano, ancora la forma del suo corpo.
Pubblicato da
cornelius
a
13:04
0
commenti
#872
Tornato da un lungo viaggio oltremare, Astor Zuñiga non riconobbe la sua casa, e nemmeno la via dov'era ubicata, tantomeno gli parve di riuscire a determinare l'ora o quale fosse il giorno della settimana.
Nelle città che visitava ci lasciava spesso il cuore, ma stavolta sembrava proprio che ci avesse lasciato anche la testa.
Pubblicato da
cornelius
a
00:04
0
commenti
#870/871 (Le nuove mosche #170/171)
LA STANZETTA
E c'era un fantasma, lo giuro sulle mie palle, un fantasma bianco latte proprio accanto alla mia porta. Non dico puttanate, non è uno dei soliti racconti, è la verità. Un fantasma! Non dico l'angoscia e il sudore... E pronunciava il mio nome come se mi chiamasse, come se mi conoscesse.
LA CHIAVE
Non ero un vagabondo, né un barbone, e certamente non chiedevo l'elemosina. Ma la signora, del tutto Australiana, mi cacciò nella mano un intero dollaro.
Mi affacciai all'angolo della strada per vederla sbuffare via nella sua gonna e nella sicurezza di aver fatto del bene.
Pubblicato da
cornelius
a
00:00
0
commenti
20151201
#869
Quando non intoppa come una porta malandata, o non cigola come una porta dai cardini mal oleati, il mio malessere trema, vibra e singhiozza come una porta chiusa male.
Pubblicato da
cornelius
a
00:25
0
commenti