20150906

#720/721 (Le nuove mosche #78/79)


INVIDEO

Tre sedie vuote erano come in attesa di chi, sedutosi, avrebbe poi atteso qualcosa, senza un'idea precisa di quanto avrebbe dovuto attendere. La stanza che vi si espandeva attorno era lucida e asettica, anch'essa in attesa, celeste, ma senza l'armonia di una madre: sembrava più un chirurgo già coi ferri in mano.


MONTEVIDEO

Pioveva tanto fitto che non si riusciva a respirare. Foglie, insetti e seroìpenti scorrevano ai loro piedi nel fiume di fango che li avrebbe portati alla fine. Così è il Borneo, o tutto o niente. Il dottor Pyro e la dottoressa Shauna non trovarono di meglio da fare che baciarsi sulla bocca.

20150905

#719

Continua, questo cuore,
la sua non infinita traversata (innevata),
stivali d'esercito in marcia
su distese notturne di gommapiuma
affondano nel cuscino e
regolarmente
ne emergono a ritmo più o meno costante
costrette da superiori forze ignote
a tenere il passo.

Sveglio, in mezzo alla notte,
la testa girata da un lato
in cerca d'aria
(volto a un canto
dell'aria in cerca il capo)
(non) ricordo a mala pena
il giorno della partenza
più che meno di un luogo
seguito da una data.

Soprattutto non so
né m'importa di sapere
dove sia diretto
dove abbia intenzione di portarmi
(ignoro) fino a che punto voglia condurmi.

Di non conoscere il posto
né il momento in cui deciderà
di essere arrivato, questo (prego)
(solo) chiedo
(e) ma solo spero sia una riva
(tranquilla)
(dove) che possa considerare
(di sentirmi a) casa.

20150904

#718 (Le nuove mosche #77)


EAZY JANE

La scuola d'arte di Judy Berlin era aperta a tutti. Lei, metalmeccanico dai capelli rossi, sostava nuda al centro della vecchia palestra per chiunque avesse voluto trarne la propria ispirazione.

#717

Non meno di quello del virus stesso fu il comportamento della popolazione a rendere implacabile la sua straordinaria diffusione.

20150903

#716 (Le nuove mosche #76)


SO FARE, IO?

In quel periodo, lo ammetto, venivo spesso colto da attacchi di violenza acuta, improvvisa, gratuita, che non riuscivo a non giustificare.
A volte toccava agli oggetti che avevo in casa, libri, mobili, tavoli, sedie, finestre, quadri, specchi, tutto ciò che trovavo a portata di piede. Li distruggevo, e ne provavo soddisfazione e liberazione.
Altre volte toccava ad esseri umani, amici capitati a casa nel momento sbagliato, ma anche sconosciuti di cui incrociavo lo sguardo per strada.
Pentito? Ammetto anche questo: furono gli anni più belli della mia vita.

#715

Strana dimostrazione, quella dell'ultimo gruppo di ricerca del Masterclass che la Gambino Foundation ha generosamente finanziato e ospitato all'interno del palazzo nobiliare recentemente acquisito come sede delle loro attività legali.
Tutte ragazze, le dottorande si presentano in vestaglia di ciniglia rosa e, tra gli schiamazzi di approvazione generale, provano la loro tesi sulla relazione tra incidenza dell'alzheimer ed esposizione alla nudità con uno spettacolo di streaptease che si coniuga curiosamente con la cappella (seppur sconsacrata) in cui ha luogo.
Dal canto mio spero di saperne abbastanza su traffico di droga, armi ed esseri umani, da non veder crollare la mia copertura, gentilmente offerta dalla debuttante ed ereditiera Lory Gambino, che prima di entrare in scena dalla porta principale mi spiega come proiettare sul parentado l'idea del potere e del controllo che esercito su di lei mediante palpazione delle sue natiche e conseguente leggera spinta verso l'interno della sala.
"Non come un bambino toccherebbe la sua mamma," mi spiega, mentre le future ricercatrici terminano l'esibizione lasciando, come la scienza mai dovrebbe, ben poco all'immaginazione.

20150902

#714 (Le nuove mosche #75)


NICOLA DRAGO

Scatta solo al momento giusto, come se avessi una sola cartuccia. Le immagini, se sbagli, ti si rivolteranno contro come bestie ferite, e il ricordo del loro male ti sveglierà, una notte di dicembre, e non ti lascerà più dormire.

20150828

#713

Tra la posa della prima pietra e la cerimonia del taglio del nastro era passato così tanto tempo che la più recente tecnologia di trasporto era costretta ad attraversare ormai stazioni dall'estetica superata, che nelle sstrutture già sporche e malmesse cominciavano a dare segni di cedimento, così che passato e presente coabitavano forzatamente in quel luogo sotterraneo lasciando ben poco spazio al futuro o ciò a cui i cittadini si erano ormai dimenticati di essersi aspettati che il futuro avrebbe somigliato.

20150827

#712 (Le nuove mosche #74)


PUNTINI D'OCA

L'ufficio di H. R. Williamson sembrava essere stato progettato da uno scenografo noir degli anni '40. Lo scrittoio con la macchina per scrivere e il lume giallo sempre accesso tra le volute di fumo, la grande scrivania a otto cassetti col pianale verde, lo schedario di ferro e il grosso armadio di noce.
Si sarebbe perfino detto di avere l'impressione che una luce filtrasse a strisce attraverso le persiane, anche se da fuori non proveniva nessuna luce, e alle finestre non c'erano persiane.
Il proprietario era, in effetti, un detective vecchio stampo, col fedora calcato perennemente in testa e due figli e una moglie dimenticati da qualche parte nell'alcool.

#711 (Elegia di Budapest)

La statua di un generale,
quindi di nessuno in particolare/
un cane da slitta che corre sull'autostrada,
al collo un guinzaglio/
militari con gli occhiali da sole
e il cranio putiniano/
poliziotti col cappello di pelo,
la camminata sovietica,
si danno il cambio della guardia,
muovendosi come cavalli ammaestrati/
una città vecchia, una ancora più vecchia,
nascosta
tra condomini di socialismo iperreale/
la metropolitana scorre a senso unico
tra l'opera e la casa del terrore,
tre alberi anneriti puntano al cielo
tra le macerie del quartiere ebraico/
la sinagoga è chiusa,
vuota,
gli americani sono atterrati
su un intero quartiere/
le terme ottomane
sono un girone dantesco
ottagonale
in cui non filtra la luce del sole,
tra l'aria che manca
carne umana nuda si accalca
nella nebbia
solforosa.

20150826

#710 (Le nuove mosche #73)


L'ADULTERATA

Gli fece da manger senza che lui nemmeno ne cercasse una. Spiegò meglio di lui quel che la gente aveva bisogno di sentire. Fu il suo mecenate. Lavorò gratis. Non chiese mai nulla. Non serviva questo perché lui la stimasse e le fosse riconoscente. Fu soprattutto sua amica.

#709

Le pennellate grasse e larghe (che siano state dete con un pennello lo dicono le sottili linee parallele che si affiancano centimetro dopo centimetro all'interno degli alti bordi di colore) seguono in un tormentato ingorgo di costrizioni quelle che disegnano i rami nervosi e i fiori sgraziati, e solo quando escono da questo loro intrico sembrano finalmente libere di dirigersi dove sono destinate, in una confusione aerea come di piume soffiate dal vento, disordinatamente una dopo l'altra a riempire la tela come vero soggetto dell'intero dipinto, che la parte per così dire più formale—descrittiva e connotante in modo fastidioso e invasivo—copre e interrompe di continuo fino ai confini del quadro. È questa l'idea che giorno dopo giorno si è fatto Ferber del ramo di mandorlo fiorito cui Van Gogh ha dato vita in apparenza solo perché venisse messo in mostra in questo museo, dove lui si recava a guardarlo ormai quotidianamente.

20150825

#708 (Le nuove mosche #72)


BAMBOLA A GAS

Al signor David Fincher piaceva rubare le storie degli altri. Questo fu ciò che mi raccontò quella sera: William Saroyan aveva tredici anni quando comprò un grammofono e lo portò, sottobraccio in bicicletta, a casa in San Benito Avenue; sua madre andò su tutte le furie perché aveva speso dodici dollari.

#707

Come ogni mattina in quella stanza la luce fa il suo ingresso attraverso le fessure dei logori avvolgibili, una divintità pacifica dai tratti vagamente polinesiani si presenta, silenziosa e sorridente, a emanare il suo buongiorno.

20150824

#705/706 (Le ultime mosche #70/71)


DOPAMINE

La stanza doveva essere stata lasciata in gran fretta, perché i bicchiari. quasi pieni, erano ancora sui tavolini, e una giacca e uno zaino da viaggio osostanvano su una delle poltroncine rosse imbottitte. I muri, rossi anch'essi, brillavano di una luce instabile, come durante un bombardamento auereo.


BENZINE

Capisco da dove sei partita, e dove vuoi arrivare—le disse il grossissimo, enorme Bangòr, che aveva assunto tutto l'aspetto di un potente mago, malgrado i vestiti logorti e il terribile accento delle Terre di Pietra—ma se decidi di seguirmi si fa a modo mio.
Azùl, che in realtà era una regina, sembrava piccolissima. Si strinse ancora di più nel cappotto, annuì e lo seguì senza fiatare, fin dentro al bosco profondo.

#704

Più e più volte in quelle settimane si alzava in piena notte con la viva sensazione di annusare puzza di gas, e camminavaal buio fino alla cucina, preceduto da un'incontenibile erezione.

#702/703 (Le nuove mosche #68/69 — Due storie di Natale)


LINOLEUM BUG

La gente del porto continuò ad arrivare per tutta la notte, lanciando grandi boccate di vapore attraverso la barba ghiacciata e sedendosi pesantemente ai tavoli di legno. Così passò Pat il suo Natale, facendo caffè fino all'alba e servendo zuppa d'avena, torta di mele e sorrisi a tutti per quanto il pensiero della notte insonne lo permetteva.


SILMARILLION BUG

Finì di leggere il libro la notte di Natale a letto, dove era stato lasciato con la sua gamba ingessata sotto la coperta a scacchi gialli. Poi lo richiuse, come si fa con uno scrigno quando si ha paura che i folletti verdi possano venire durante la notte a rubare i vecchi gingilli privi di valore che vi sono accuratamente custoditi.

20150806

#701

Nonostante quest'anno Natale cada di giovedi, mamma si ostina a riferirsi a Santo Stefano come lunedi, in una sorta di seconda Pasqua (che è poi un secondo Natale). Sul foglio in cui elenca gli appunti per la spesa e i menu dei giorni a venire così come le vengono in mente, la successione dei giorni risulta proprio mercoledi, giovedi e lunedi; un calendario personale, un almanacco interiore.

#700 (Le nuove mosche #67)


IL MIDOLLO DI JACK

E se io posso cambiare—disse Rocky Horror in cima alle scale—buona camicia a tutti.

#699

Certo è che giusto nei pochi giorni in cui veniamo a trovarlo potrebbe almeno fingere di ascoltare abitualmente uno degli innumerevoli cd che io e mia sorella gli abbiamo regalato nel corso del tempo. E da quand'è, poi, che gli piace Guccini?

20150805

#698 (Le nuove mosche #66)


LA MAGA AVERNA, SAPORE VERO

Sotto la lunga fila di cassette postali, nella penombra che preludeva a ciò che veniva comunemente detto 'olvidado', e che tutto il resto del mondo chiama notte, stava, spalle al muro blu, il piccolo Ignatius, che apettava il ritorno del suo eterno avversario di lancio della monetina come si spera che alla notte segua sempre il giorno.

#697

CNN sempre accesa in cucina alle sue spalle, sigaro cubano perennemente in bocca, camicia sbottonata sul petto, risata onnipotente e paternalistica dispensata a chiunque: nonostante fosse siciliano fino al midollo per tutti noi era la quintessenza dell'americano.

20150804

#695/696 (Le nuove mosche #64/65)


ALLERGIA SERIALE

Teneva le piccole lettere, col solito ideogramma cinese con cui s'intende familiarmente 'noi', in una scatola di cartone che una volta aveva contenuto scarpe (o pasticcini, non ricordava bene). La scatola in un cassetto della scrivania da cui un giorno suo padre aveva eliminato tutti i tarli con una siringa. La scatola chiusa, e il cassetto chiuso. Le lettere aperte e poi richiuse. Nessuno, tranne lei, ne conosceva l'autore.


ALLEGRIA SERALE

Si soffiò l'anima nel fazzoletto e poi riprese a camminare sul ponte. Che importava se quell'ombrello l'aveva rubato? La città era troppo bella sotto la pioggia, e poi la luna, la luna.

#694

La geniale trovata di questa nuova tecnologia è che il film—apparentemente solo un 3D di superlativo realismo—produce una serie di tracce, di sedimenti fisici, se vogliamo, che restano intrappolati all'interno della sfera fenomenica, crescono, evolvono e la colonizzano finché lo spettatore non si trova a dover fare i conti con l'estensione della fiction nella propria realtà.
Dal serpente che era venuto fuori dallo schermo germogliarono allora due grandi vermi. Il primo, trasformatosi in enorme insetto volante, fu espulso di casa attravaerso la finestra, ma il secondo ebbe il tempo e il modo di modificare il proprio stato fino a diventare un bipede senziente, metà rettile e metà uomo. In sua presenza non si poteva fare altro che parlare in una lingua inventata e senza senso, perché non apprendesse quella realmente in uso, e ridurre al minimo indispensabile—ed era già troppo, dato che l'essere si trovata al momento in una fase evolutiva tanto primordiale da prevedere la semplice sopravvivenza—le attività quotidiane, perché non fosse edotto degli usi e costumi terrestri. Tutto ciò finquando non si comprese che la tecnologia che l'aveva generato non era pericolosa per il genere umano nel suo complesso, che anzi il germe dell'autodistruzione faceva in qualche modo parte del suo codice genetico a dispetto di se stessa, la sua unica ragione di vita essendo quella di trovare il proprio creatore ed eliminarlo per sempre.

20150803

#693 (Le nuove mosche #63)


KAYAH È UNA DONNA

Aeroplani danzanti più leggeri di gabbiani e più ampi di vele spiegate nel cielo tetro e luccicante come i capelli di un vecchio pescatore islandese. Così, almeno, credevano di vedere gli occhi di Louan O'Flaerty mentre l'arrivo del definitivo addio, nel mare d'erba in tempesta, faceva sembrare che il giorno se ne andasse.

#692

Attraverso il paese da nord a sud, tagliando a 250 chilometri orari i banchi di nebbia da cui comincia a filtrare saltuariamente il sole. Ma visto che lo faccio restando seduto in senso opposto a quello di marcia, il mio è prima di tutto un viaggio indietro nel tempo, verso il luogo della mia storia da cui sono partito tanti anni fa e dove, ancora più che in quello dove da tanti anni vivo, mi ricordo di essere un emigrante. Anche se forse questa parola non ha più molto senso, visto che in fondo tutti inevitabilmente ci spostiamo all'interno dell'unico mondo in cui sia possibile farlo.

20150801

#691 (Le mosche #62)


IN OMBRA PERENNE

Misurava, con la cura che solo la nostalgia concede, lo spazio che lei aveva occupato difronte a lui in quella vasca, le spalle dipinte dalla luce di candela, le gambe lisce e forti attorno al suo corpo, i capelli traslucidi, i seni gocciolanti e quel volto d'intimità assoluta che solo alcuni esseri eterni possiedono.

20150731

#690

Le pareti di ogni edificio venivano fatte letteralmente a pezzi, e mentre i ladri ne approfittavano introducendosi nelle case a racimolare il possibile prima che queste crollassero, noi avevamo già caricato lo stretto necessario sulla slitta che da tempo a questo scopo avevo messo assieme con pezzi di risulta raccolti nelle zone della città già smembrate, e a bordo della quale adesso scivolavamo giù per le intricate discese che attraverso le zone più colorate e popolari della città nuova dalla collina si riunivano verso ovest al porto vecchio, là dove tra le basse piante acquatiche e il fondale spugnoso in riva all'oceano l'urbanizzazione del secolo passato aveva lasciato un nucleo isolato e abbandonato ma perfettamente funzionante. Arrivammo appena in tempo per vedere il tramonto, sullo sfondo della Grande Devastazione.

20150730

#688/689 (Le nuove mosche #60/61)


HAITI CHIC

Fu condannato a tre anni di congiuntivite senza collirio, che per lui era una tortura peggiore che se lo avessero lasciato solo in un deserto con un ratto nei pantaloni e lo stillicidio perpetuo del suo fallimento in testa.


URBINO CHIC

Sembrava che questa casa, insomma, galleggiasse nel fiume liquido della notte, più che sottostare alle leggi eterne e insormontabili della pioggia.

20150729

#687

La parentesi di dominazione austrica a Napoli non dura ormai più dei cinquanta minuti che ci vogliono ad arrivare in treno dalla città al paese, a questo possono ridursi ventisette anni di storia.

20150728

#686 (Le nuove mosche #59)


I CONIUGI IMPROVVISI

Certo che batto ancora a macchina.
È un essere feroce, sanguinario, più simile a un carrarmato, adatto ai commissariati. Del resto non sono abituato al silenzio del computer nella notte, e se aspettavo te e la tua macchina elettrica... Sì, io batto all'antica: sono uno pterodattilografo.

#685

Otto verticale: nel film del 1927 con [...] e [...] i personaggi non mantengono lo stesso dualismo del romanzo. Ricordava perfettamente molte scene della pellicola a cui si riferiva il cruciverba: i protagonisti che scendono dall'auto e prendono un avveniristico mezzo su monorotaia (con su scritto Surreal), la discesa nel mondo di sotto (denominato Nimbeus), l'attraversamento di un vasto territorio bombardato e pieno di cadaveri in cui si muovevano figure di giganti dall'incerto effetto di sovrapposizione. Ma nonostante non mancassero che due lettere non riusciva assolutamente a ricordarne il titolo.

20150727

#683/684 (Le nuove mosche #57/58)


I GABBIANI ASSAGGIANO

Ma la realtà non assomigliava neanche lontanamente a quello che si vedeva nelle sue fotogfrafie. Così si disperava, senza comprendere che sarebbe stato più importante imparare a vedere meglio e saper approfittare della verità prima che del ricordo


I GABBIANI ATTACCANO

Lei non mi guarda neanche, enorme, distillato di argento ed epidermide, fatta d'inchiostro e colla di pesce. La sua classe la rende distante, più profonda del malessere più profondo, oscura come la malattia che non mi permette di distogliere lo sguardo.


#682

Il tempo della seconda patria è racchiuso in quello della prima. Il luogo della terza è, ancora, nei pressi di quello della prima. La mia vita è una continua fuga e, in questa, un eterno ritorno.

20150724

#680/681 (Le nuove mosche #55/56)


IL NASO DI PANDORA

Le mie occhiaie mi precedono di un quarto d'ora ovunque io vada—Paul Auster si guardò allo specchio costernato e anche un po' costipato—devo smetterla cone le mie seghe del cazzo e trovarmi una donna con un bel culo rotondo.


IL VASO DI PANDORO

Lei mi sostenne, mi lusingò e mi dette più denaro di quanto avessi potuto sognare. Poi si spogliò e io—vernice sulla sua pelle nuda—rimasi incantato da quell'immenso e sfolgorante Gennaio, grande come il Polo sud.

20150723

#679

La chiamerò via del fumo, o strada dei fumatori, non so, ho ancora nelle narici il puzzo di sigaretta, negli occhi la nuvola – che non è azzurrognola, come è scritto nei romanzi – attraversata dai raggi del sole che si affaccia tramontando dall'angolo in fondo al bivio, e non uno, non due, non tre bensì quattro persone con in bocca uno di quei maledetti aggeggi della morte, tutti come me in attesa del bus che non arriva mai, un extracomunitario che è la sagoma di se stesso, un ciccione maleodorante nell'afa serale, poi un vecchio, già, un maledetto vecchio troppo vestito e sì, perfino una mamma con passeggino, tanto che c'è quasi da scommettere che stia fumando pure l'orribile creatura ivi depositata.

20150722

#678 (Le nuove mosche #54)


FRUIT JOYCE

Stava sotto al suo enorme cappello texano, dentro l'ombra che tutto mangia solo dove il neon verde del Vulture's Mama non arriva, mentre un dobro man armonizzava tranquillamente il suo country-western ricordandosi dei suoi antenati e lasciando che il folk scorresse i suoi sonagli come un serpente luminescente nelle sue vene piene di Lone Star, come in quella vecchia pubblicità del rev. Lovejoy.

#677

L'aveva fatto di nuovo, aveva lasciato scapparsi dalle mani l'ennesima occasione, e il locale adesso sembrava nient'altro che una stanza vuota. Ma stavolta, sul tavolo accanto, l'oggetto dei suoi sguardi aveva lasciato sotto al boccale di birra vuoto un biglietto con un numero di telefono.

20150721

#676 (Le nuove mosche #53)


TRUE STORIES

Le tue pantofole sono sacre, come i tuoi passi.
Cercatene un paio comode, semplici, dotate di sintesi tanto da sfiorare l'ideale.
Non dovranno essere solo pantofole, ma pure un concetto irreprensibile.
Poi mettile sotto al letto, siediti sulle lenzuola e, senza fare altro, aspetta che da sola la tua vita prenda la via delle perfezione.

20150720

#675

E sul tavolo in fondo alla grande sala blu risplendeva il bambino che il Marchese ci aveva riservato per cena: quattro ossa con un po' di carne attorno, massimo a questo si spingeva ormai il potere della casa nobiliare.

#674 (Le nuove mosche #52)


SURE FIRE

La mia messe preziosa, si disse Samuel il contadino osservando dal portico i suoi quattordici figli disseminati per il campo a giocare con la vita.

20150717

#673

Mi teneva il muso perché non avevo accettato di sacrificarmi per la comunità e diventare il nuovo Automato della cava.

20150716

#671/672 (Le nuove mosche #50/51)


TEACH YOURSELF LA MER

"Lei ha l'aria di uno che sta cercando qualcosa," disse l'arabo, che pareva saperla lunga.
"Sì," risposte l'altro, il francese, grattandosi la piccola ferita sullo zigomo. "Il mio cappello."
"E quando l'ha visto l'ultima volta?"
"Oh, ma io non l'ho ancora mai incontrato," e restarono sul molo così, aspettando ognuno che si compisse il proprio giorno.


TEACH YOURSELF LA MORT

E al sabato sera la RAI poteva star certa, qualunque fosse il grado di merda contenuto nei suoi programmi, di poter contare su almeno un televisore acceso: stanca della vita vera, la nonna rideva ormai solo alle battute di Fabrizio Frizzi.

#670

Il minuto bangladese è alle prese con la pulizia della porta automatica di una farmacia, che lustra e asciuga con cura nei pochi secondi che passano tra l'entrata e l'uscita dei clienti, a cui il farmacista apre dall'interno premendo un pulsante sul bacone. Ogni volta che la porta torna a chiudersi il vetro è di nuovo rigato, un alone di imprecisata caligine si è formato sui suoi bordi. Spugna e strofinaccio, ancora una volta, il mito di Sisifo oggi a Milano.

20150715

#669 (Le nuove mosche #49)


HELEN ERA ENTRATA NEL CAOS

Allegrissima, salutava tutti coi soliti modi affabili. La vita le scorreva sotto la pelle e le gonfiava il vestito e il petto come se un vero uragano di buonumore l'avesse presa da dentro.
Ballò tutta la notte — concedendo i suoi passi a chi li chiedesse (la maggior parte degli invitati, in verità) — e lo fece senza posa, in modo che parte della sua gioia si trasmettesse anche a loro.
Poi, esausta e soddisfatta, si lasciò cadere a terra affondando nel suo largo vestito giallo. Un cavaliere le volò intorno in cerca di un ultimo ballo, ma quel che vide lo sconvolse: aveva cambiato totalmente espressione e ora, rattristata di colpo e pallida come se si fosse ammalata, restava sul pavimento della sala da ballo, muta e angosciata.
Restò in queste condizioni per diversi anni, senza che nessuno ne riuscisse a spiegare le ragioni.

#668

Ogni mattina, finito il corpifuoco, era possibile assistere alla meravigliosa scena degli edifici di New London che riemervebano dal sottosuolo: agglomerati di appartamenti si rialzavano di vari piani, intere chiese venivano fuori dal terreno come costruzioni pop-up, palazzi si elevavano di molteplici metri sopra al livello stradale, strutture di servizio si riaffacciavano dal piano di calpestio e torbnavano a proiettare le loro ombre verso l'orizzonte ormai invisibile. La città rissumeva il suo aspetto quotidiano, almeno per un altro giorno.

20150714

#667 (Le nuove mosche #48)


COSTUI ERA UN CAVALLO

Trenta gocce di Guttalax erano state spremute in ogni pasticcino, e in cucina qualcuno s'era preso la briga di urinare nello champagne.
Drew se ne stava quietamente seduto a tavola, assaporando il gusto unico e irresistibile di conversare con i suoi ospiti mentre questi gustavano le prelibatezze che erano state preparate per loro.

#666

E lo so che a furia di augurare la morte a tutti (volontariamente malvagi, irrimediabilmente incivili o semplicemente ottusi che siano) la conseguenza rischia d'essere che a morire sarò io. Ma cosa posso farci? Odio questa umanità infima e meschina, mi fa ribrezzo, disprezzo le sue regole violate, le convenzioni imposte, le paure superstiziose e gli affanni ambiziosi, e aspetto l'inarrestabile sfacelo, e spero che tutto si risolva in una completa dissoluzione. E non rappresenterebbe forse la mia fine anche la sua?

20150713

#665 (Le nuove mosche #47)


SETTIMINO TRIO

Sono insomam una specie di puttana. Dunque per me "il cliente ha sempre ragione" è un detto che vale sempre, in qualsiasi caso della vita.

#664

Lui cercava di tenerlo dentro nonostante la posizione scomoda, e lei continuava a parlare di questa guerra combattuta dall'altra parte del mondo, e mentre lui riteneva che non li riguardasse e la sua arma preferita perdeva velocemente colpi, lei insisteva più o meno inamovibile che la cosa li riguardava eccome.