20150710

#663 (Le nuove mosche #46)


KUNDALINI JAZZ

A un tratto mi accorsi che, per andare in libreria, facevo sempre la stessa strada, percorrevo comunque lo stesso marciapiedi. Allora attraversai, verso il lato in cui c'era più sole. Non lo sapevo, ma la mia vita era totalmente cambiata.

#662

I giorni le sembravano tutti irrimedibilmente uguali gli uni agli altri. E tanto doveva sperare, che così restassero il più a lungo possibile invece che, come al solito, irrimediabilmente peggiorare.

20150709

#661 (Le nuove mosche #45)


GYMNOPEDIE N°1, VAR. 1

François era bellissimo, ma a Véronique non piaceva come le stava addosso: stringeva sulle spalle e sulla vita, e si decise a cambiarlo per un modello più comodo.

#660

Non avrei mai pensato di essere costretto a dire una cosa del genere, ma ti devo un rotolo di carta igienica.

20150708

#659 (Le nuove mosche #44)


UN INVERNO PICCOLO PICCOLO

"Credo di aver trovato la donna della tua vita," disse mia sorella appena tornata a casa. Me la descrisse e io fibrillai tutta, per poi sentirmi più calma e più bella.

#658

La casa era stata costruita proprio sopra uno dei binari. Simile a un container nelle intenzioni, vi si accedeva da uno dei lati corti, sempre aperto, salendo un gradino per superare il dislivello con le rotaie, e il resto della luce arrivava dall'altro lato, da cui si sbucava in un giardino e poi all'orto. Erano anni che non vedevo il mio amico, ma la sua generosità non mi stupiva per niente. Quella era la casa che si era tirato su da sé, in cui viveva ormai da sempre, era molto fiero di mostrarmela, di potermi ospitare. La cura dei particolari e la stratificazione delle ristrutturazioni lasciavano intravedere quanto tempo fosse trascorso dal passaggio dell'ultimo treno su quella linea.

20150707

#657 (Le nuove mosche #43)


URLANDO FURIOSO

Ti prego non amarmi. La tua cultura mi fa paura. È un pozzo senza fine quello in cui mi stai richiamando. Affrontando la tua idea dell'amore io morirò, è questa l'unica certezza, oltre quella che t'amo.

#656

La nonna di Alessandra siede accanto al fuoco, è quasi cieca ma perfettamente cosciente di tutto quel che accade nella grande stanza.
"E lei" chiede ad Ale "va a messa?"
La quale lei, a cui si era già riferita come la tua amica speciale, ero poi io...

20150706

#655 (Le nuove mosche #42)


UN VEPONE CHIAMATO DESIDERIO

Il cinema ci istiga a una falsa concezione dei rapporti umani — si disse Jerome, sicuro di aver ragione: io la incontro, e nella scena suvccessiva ci stiamo già spogliando in una bellissima casa. Premesso che questa cas anon esiste, la mia seconda scena è esattamente uguale alla prima: io la fisso ed entrambi non parliamo.

#654

Con buona pace di Cartesio, il grafico che meglio rappresenta la scissione interna dell'uomo non è bidimensionale ma si estende almeno in tre dimensioni: all'aspirazione all'amore (x) da un lato e alla libertà (y) dall'altro si oppone infatti in pari misura anche quella al potere (z), ognuna con un'inclinazione di 90° rispetto alle altre.

20150705

#652/653 (Le nuove mosche 40/41)


UN DRAMMA A MAURO

Capii quella mattina che il vero artista non poteva radicarsi nel suo letto fino alla mezza, non poteva fare colazione con fette biscottate e burro e marmellata e cappuccino e non poteva guardare troppa TV. Mi alzai, mi vestii, presi un caffè e uscii in strada ad ammalarmi di città.


U' TRAMM' A MAUR'

Scopavano tutti, quella sera in TV, dalle reti nazionali alle piccole emittenti private, squallidi fornicatori e succulente scorpacciate di sesso bianco e profumato. Said uscì di casa urlando, nero di rancore per la donna che non aveva e per la vita che non faceva. Poi ci si lamentava della delinquenza giovanile...

20150704

#651

Quel grosso brontosauro di plastica usato come fermaporta sconfessava la sua decisione di mettersi in casa modellini che riproducessero esclusivamente animali che aveva visto dal vivo e in libertà.

#650 (Le nuove mosche #39)


QUESTO, NON PIÙ DI QUESTO

Non erano mica muratori normali: mi chiesero se avevo uno stereo e, nel caso, se potevano mettere su un po' di musica. Iniziarono i lavori con l'overtoure del Tannhäuser e li terminarono urlando in perfetta sincronia con la fine dell'opera.

#649

Si era sempre considerato un osservatore, e non amava essere osservato mentre faceva cose. Per questo quesi tutte le sue fotografie mostrano persone di spalle, perché in un ritratto — sempre che sia regalato e non rubato — chi scatta non è mai il solo ad osservare.

20150703

#647/648 (Le nuove mosche #37/38)


BANDA AL NEON

Per esempio quando nonno, nella 128 azzurra che chiamavamo pipò, simile a un super-abuleo cubano, faceva le sue magie accendendo e spegnendo i fari dell'auto che ci stava davanti. Mi faceva dare il via, e i catarifrangenti si illuminavano come per incanto, preda dei fari della pipò in un meccanismo che non mi era ancora dato di conoscere.


BANDONEON

La chiamavo Vergine Bianca, come se fosse una dama del '400; io la fissavo, cavaliere imbambolato, e lei si faceva largo tra la gente in perfetto silenzio, avanzando lenta con le mani nelle tasche del cappotto, guardando attraverso i ricchissimi capelli ricci, come se avesse un tappeto d'onore steso sotto i piedi.

#646

È importante non perdere le buone abitudini. Ma Victor Rosamonte non voleva rinunciare nemmeno alle cattive, così da evitare l'imbarazzo di doverle distinguere.

20150702

#645 (Le nuove mosche #36)


SFERA

Il poeta, intrappolato nel corpo di un ingegnere, cercava di farsi spiegare il problema filosofico dello zero, e perché dieci diviso tre faccia tre virgola tre periodico ma tre virgola tre periodico per tre non faccia dieci. Il tutto leggendo un trattato sulle mine.
"Puoi leggere e capire contemporaneamente?" gli chiesi.
"Sì," rispose lui, "sono bipede."
"Come Napoleone."
"Buona parte."

#644

La banda era raccolta, come al solito prima di una Grande Effrazione, elegantemente abbigliata e contegnosamente disposta davanti al cancello da far saltare. Come un'orchestra, eseguivano il loro preventivo Requiem per un lucchetto.

20150701

#643 (Le nuove mosche #35)


POETA ASSASSINO

Non è un vigile, è un cow-boy, a cavallo della linea d'emergenza attende in atto di sfida le auto fuorilegge e con la mano, come se fossero vacche da portare al ranch, fa segno di rientrare nella giusta carreggiata, spingendole sulla retta via come farebbe padre M'Coy, pastore protestante sordo da un orecchio.

#642

La lotta si svolgeva su un enorme pietra di marmo dalla forma di piatto, in bilico sul crinale. I contendenti dovevano spingersi l'un l'altro verso il precipizio, mantenendo però la pietra in equilibrio per evitare di cadere giù entrambi. Al tempo che passava tra una caduta e l'altra diedero il nome di Europa.

20150630

#640/641 (Le nuove mosche 33/34)


UNA VOLTA, FORSE

Donne crude da sposare lo attornano
nude come pere sbucciate
coi loro corpi da bisce d'acqua
sottili e rosse come
uno sgurdo di Klimt
dolci come prugne disossate
e altrettanto pericolose.


NON CERTO PIÙ

Donne acerbe di cui potrebbe essere padre
fresche come mele verdi
con le loro gambe lunghe e magre
le costole e le clavicole bianche
stese nell'erba
carezzandosi tra i peli biondi
come frutti raccolti troppo in fretta.

#639

Non deve vedersi, certo, ma caso mai dovesse accadere è importante che sia coordinato.

20150629

#638 (Le nuove mosche #32)


CATERINA CATERING

Tornai a intervistarlo due anni dopo, in occasione del suo Nobel per la letteratura, ma finimmo per degustare il suo pollo alla bolscevita, un piatto russo-felliniano di recente concepimento che pareva deliziarlo più dlel'idea di essere entrato nella storia.

#637

Non c'era bisogno che fosse vestito di tutto punto, bastava anche solo che indossasse la sua giacca da camera. Se voleva che lo riabilitassi agli occhi dei suoi compaesani (che poi era il motivo per cui mi aveva ingaggiato) era venuto il momento di togliersi qualche dubbio, e probabilmente anche qualche soddisfazione: l'importante, gli dissi, era che uscisse al più presto di casa e che vedesse quel che avevo da mostrargli.

20150627

#636 (Le nuove mosche #31)


GIGIUSCHRIST SUPERTAR

Sono un ladro, mia cara, gentiluomo ma ladro. E in quanto gentiluomo consiglio non solo la separazione dei beni, moglie mia, ma anche la separazione dei mali.

#635

Ero diventato così grosso e pesante che la tuta a malapena mi conteneva, e tutti i miei rotoli di grasso erano messi ben in evidenza dalla ciniglia color blu nazonale. Non ero più degno di rappresentare la mia patria alle Olimpiadi, e l'unica soluzione era ricorrere al taglio laser, la cui silouette di metallo incandescente mi avrebbe riportato alla mia antica forma.

20150626

#634 (Le nuove mosche #30)


IL SANGUE DI FABIO

Lo amo?
Non so se lo amo. Ma lo preferisco a tutte le esperienze che ho avuto con uomini, e ora sono un semplice casalingo monogamo assolutamente non scandaloso.

#633

E per picchiare la parte peggiore di noi stessi ci venivano fornite delle pale, simili a grossi remi, con cui dovevamo battere selvaggiamente sulla schiena di quelle bestie che eravamo diventati finché non fossimo tornati in noi. Solo allora, doloranti per le percosse date e ricevute, potevamo prendere posto alle nostre scrivanie e ricomincire a lavorare.

#632 (Le nuove mosche #29)


FILE NON TROVATO

Spugnando una radice di liquirizia nel suo caffè colombiano, Franco de Marco era convinto della bontà della sua trovata.
"Ho inventato qualcosa" mi diceva tutto allegro della sua scoperta.
Ero andato fino a Bogotá per intervistarlo a proposito del suo premio Pulitzer, ma non voleva parlar d'altro che del suo caffè alla liquirizia.

20150625

#631

Per andare in auto dal villaggio alla macelleria bisognava passare sotto al frontone e dentro il tempio – vuoto d'ogni antico fasto. E poiché non c'erano gradini da fare e nessuna soluzione di continuità tra la strada e il piano di calpestio tra le colonne, cominciai a sospettare quali tesori potessero riposare nella terra attorno a quelle generose rovine.

#630 (Le nuove mosche #28)


TRE PER NOVE

"I've nothing for you," disse Josef Koudelka ai due indiani sul treno, dopo aver mangiato del pane con un sugo giallo che loro gli avevano offerto. "Wait a moment: I can take a picture of you and send it to your family wherever you want."
"Really you do this?" chiesero i due col loro inglese sdentto.
"Yes, I assure you I'll do this."

20150624

#629

L'esecuzione è funestata da starnuti, colpi di tosse, raschiamenti di gola, schiarimenti di voce, risucchi di muco, respiro pesante se non asma, perfino russìo (in qualche caso anche pesante). Richiamata dalla gratuità dell'evento la massa di anziani nei loro colori antichi a quadrucci siede scomposta, un po' sorda e un po' imbiancata, mentre la diciassettenne un po' sovrappeso incede un po' goffamente verso il pianoforte nel suo abito di raso rosso che lascia scoperte le grandi braccia rosee e suggerisce il seno sviluppato, e interpreta, forse troppo, le sue romaticherie adolescenziali con smorfiette e vezzosità varie che tanto piacciono a certo pubblico, quasi un Charlie Chaplin della tastiera, portamento e immaturità di cui avrà prima o poi a pentirsi.

20150623

#627/628 (Le nuive mosche #26/27)


DA KOTA

Un morto su un binario /
Un treno in ritardo /
Due indiani in un vagone /
Uno sparo alla stazione /
L'uomo bianco non sa qual è /
Il centro del mondo

(canto Lakota)


A LABAMA

Un corpo inutile /
Come un treno in ritardo /
Due negri che spiccano /
Come uno sparo alla stazione /
L'uomo bianco non sa qual è /
Il centro del mondo

(canto blues)

#626

Tra le linee del fronte, è lì che l'ho incontrato la prima volta, alto, la mascella imponente, il volto quadrato e così decisamente americano sotto l'elmetto – un catino del tutto simile al pentolaccio di don Chisciotte – ma anche un farfallino, e il vestito di tweed così fuoriluogo in quella trincea. Mi avevano chiesto di aiutarlo a montare la macchina da presa, ero l'unico in grado di dargli una mano – e anche di capirlo. Quando gli strinsi la mano sì presentò con gioia, abbreviando il suo nome in Mr Griffith.

20150622

#625 (Le nuove mosche #25)


DEPERO FOR DELIGHT

Dispensava, la ragazza, sorrisi sulle strisce pedonali a chi la lasciava attraversare fermando l'auto generosamente, e sguardi storti, sempre la ragazza, biechi sbiechi e occhiatacce aggrottate a chi frenava sotto sotto lasciandola passare per pura casualità temporale.

#624

E la vergogna che giustamente ti prese quando infilasti lo sguardo nello scollo lacero della sua veste primitiva e lei, nonostante fosse fatta di resina e plastica, ti fissò dalla teca di vetro coi suoi occhi finti, tra i suoi capelli artificiali, lo sguardo vivo e sconsolato, (deluso, pensasti) e impotente.

#623 (Le nuove mosche #24)


TRE CANI

Fottuto dal fumo passivo
fottuto dal fiume passivo
fottuto dal fiume passato
fottuto da infame passato

20150619

#622 (Da e ad A. B.)

È infine arrivato il freddo e in casa mia è pieno di falene, tarme e cavallette, più qualche zanzara, che cercano calore, protezione, conforto, una parola amica. Povere bestie, non sanno che cercando il caldo sono venute a morire nella tana di uno dei loro più temibili sterminatori. Sono una camera ardente per insetti stanchi, disorientati e infreddoliti.

20150618

#621 (Le nuove mosche #23)


IL NEVRASTEMIO

Feci i tre salti mortali nella neve e poi mi stesi a terra, per commemorare come da tradizione il sacrificio dei pompieri. Poi, in cerchio, cantammo "all we need is a long vehicle" e c'erano feste, e gente che ballava e urlava ovunque nella neve tra i fuochi, nell'ultima sera che potevamo passare insieme.

#620

La mia mente non vuole ancora saperne, ma intanto il mio corpo ferocemente lotta per affrancarsi dall'ipocondria, dall'omeopatia, dalla psicologia, dalla tecnologia, dalla gelosia e dall'utopia.

#619

Uno deve tenerci davvero parecchio, mi dissi, per uscire con questo tempo infame. Oppure devono pagarlo. Quella mattina decisi quindi di tributare a musica e letteratura la stessa attenzione che gli dedicavo usualmente la sera, ovvero me ne restai a casa a leggere un libro e ascoltare un cd.

20150617

#618 (Le nuove mosche #22)


URLANDO (A BIOGRAPHY)

"You shine," asseriva Pier il danese, col puzzo di vino e fumo in bocca, sparlando di noi e comprendendo a prima vista la nostra allegria. "Viaggiare da ssolo è mmeravigliosso," disse. "Incontro tanta ggente interresante."


#617

Cambiare idea è segno di grande intelligenza, perché denota apertura mentale e capacità di evolvere. Il vostro problema è che non vi piace la realtà, ecco tutto, ma essendo poco interessati a – e comunque incapaci di – cambiarla, preferite chiudervi nel vostro piccolo mondo sicuro, illudendovi che ciò che contiene sia reale e, ancora di più, che sia il mondo intero.

20150616

#615/616 (Le nuove mosche #20/21)


EYES WIDE SHUT

L'ho uccisa, finalmente l'ho uccisa. Ora la smetterà di ronzarmi sulla faccia nel pieno del sonno pomeridiano guastandomi il gusto del torpore. L'ho colpita con un'asciugamano e poi l'ho lasciata a soffrire sul pavimento, mentre mi lavavo le mani. Non posso essere sicuro che sia proprio lei, dopo due giorni. Ma se non lo è quantomeno servirà da esempio.


EST WEST SOUTH

La luna è un faretto da 5000 Watt con lente di Fresnel, filtrato di blu.
Jean-Paul Rappenau lo sapeva, io direi che lo sapeva, e scaricava lampi dai quarzi rischiando di fulminare la bellissima Juliette, mezzo morta e spaventata.



#614

Non dar retta a quel che si dice in giro: sono io l'orginale.

20150615

#613 (Le nuove mosche #19)


NORD MENTE

"I boy scout sono bambini vestiti da cretini guidati da cretini vestiti da bambini."
Così rispose Virginia Woolf al padre padrone, convinta che fosse ormai spianata la via per la ribellione, se non già quella per la pazzia.

#612

Resisterò alla voglia di cedere alle vostre lusinghe e approfittare della nostra conoscenza perché non condivido i vostri valori – che consistono fondamentalmente in un'irrimediabile mancanza di valori: credete di raccontare come va il mondo, con la pretesa di analizzarlo sociologicamente, e lo accusate di essere insignificante; ma confondete la nullità di quello con la vostra stessa nullità, e con la scusa che il mondo è vuoto giustificate la vuotezza di quello che dite. Partecipate in realtà della vacuità di cui vi professate conoscitori professionali, siete voi stessi portatori di vacuità, autori di un vuoto nulla. Questo è l'unico valore del vostro lavoro, che riflette la vostra inconsistenza.

#611 (Le nuove mosche #18)


IL RICATTO

Voltata come sei, imbronciata nel gesto-culo
di sfiorarti il rossetto nel riflesso di uno
specchietto, ti sei persa la meravigliosa visione
del me in tutto il suo fulgore.

#610

Evita di frequentare la prima donna che esprime qualche interesse per te, le donne vanno corteggiate: se te la fai con quelle che ti corteggiano poi finisce che ti ritrovi in casa una psicopatica, proprio come in quel maledetto film.

#609 (Le nuove mosche #17)


FORT NOX

Nessuna casa è veramente casa, mi ha detto Mr Kinski, se non c'è un pianoforte.
Rotto, scordato, nero, aperto, tedesco, a muro che sia: cosa farai la notte, quando ti sveglierai col bisogno di odiare una donna e ringraziare il Signore?