Il motivo dei suoi famigerati ritardi non stava, come pensavano banalmente tutti, nella lentezza di ognuna delle azioni che componevano la sua mattina, che erano anzi rapide e funzionali, ma piuttosto nelle pause che scorrevao larghe e placide tra un'azione e l'altra.
20150509
#565 (Le mosche #162)
GIUNGLA DI BASILICO
Pensavo che tutte fossero vecchie vestite di nero nerissimo e avessero i capelli d'argento, bianchi come fili di seta. La suora che camminava vaporosa, invece, vestiva da angelo silenzioso, come una nuvola in cui contrastavano solo i capelli neri nerissimi, un corvo scuro apollaiato sotto il velo.
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20150507
#564
L'odore di cipolla lo perseguitava. Era in ogni stanza, su ogni oggetto, nelle pieghe di ogni vestito, perfino tra gli ascuigamani appesi in bagno e le lenzuola riposte nell'armadio.
Non essendoci cipolle in casa, delle due l'una: o trasudava solfossidi o aveva la puzza sotto al naso.
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20150506
#563 (Le mosche #161)
IL TRASUDANTE
La signora ondeggiava lentamente avanti e indietro stando seduta e dondolandosi sui piccoli piedi con le punte colorate a terra, silenziosa come le balene trasparenti dal cuore luminoso.
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20150505
#561/562
Ho avuto un incubo: portavo mocassini di cuoio.
Ho fatto un sogno: ero il presidente degli Stati Uniti e una ragazza mi faceva un pompino.
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20150504
#560 (Le mosche #160)
CHOPIN SENZA FILTRO
Todd Solondz non riesce a dormire. È più forte di lui, le sue camicie di lino bianco appese alle grucce come malati bendati gli sembrano prendere vita. È inevitabile: ogni notte aspetta la notte giusta per scappare.
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#559
L'ultima intera notte senza mai svegliarsi Anton Korda non se la ricordava più: che fossero sogni o incubi, rumori dall'esterno o dall'interno, bisogno di bere o di urinare, ragionamenti sull'amore o sulla morte, pensieri di sicurezza o di evasione, un motivo o l'altro gli impedivano di dormire come un qualsiasi bambino dovrebbe.
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20150503
#558 (Le mosche #159)
CICÀTI SHEEP
Lei non aveva avuto pietà di lui e aveva sferrato il suo attacco mortale senza esitare. L'eroe corazzato, privo ormai dei suoi poteri, uscì allora dalla propria armatura blu e si abbandonò sulla rena. Prima dello scontro le aveva urlato di lasciar perdere ogni pretesa, poiché l'unghia del suo indice era dotata di veleno micidiale: se solo lei si fosse ora controllata la ferita, avrebbe notato non quattro ma solo tre solchi sanguinanti, assolutamente non mortali.
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20150501
#557
Quando i lupi lo circondarono, il Capitano si vide costretto a sacrificare il suo bracco, che intendendo sua missione quella di salvare il padrone, finì sbranato da quelle belve selvatiche.
Da dove arrivava invece il mastino che piombò ringhiando sul branco e riuscì così a disperderlo? Il Capitano non l'avrebbe mai saputo, ma ritenne giusto portarlo con sé al circolo ufficiali, là dove era certo di trovargli un buon padrone (lui non volendo tenerlo, giacché gli avrebbe ricordato per sempre il suo amato bracco).
"Dallo al Colonnello," disse il Maggiore ridendo, "ha proprio bisogno di un buon cana da caccia."
Il mastino parve allora sinceramente preoccupato dall'eventualità.
"Vi prego, no," disse, "ho fatto voto di non cacciare più, l'atto di braccare prede essendomi ormai affatto odioso."
Al che il Maggiore scoppiò di nuovo a ridere.
"Noi preoccuparti," disse, "puoi star sicuro che seguendo il Colonnello non correrai rischio di cacciare alcunché."
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20150430
#556 (Le mosche #158)
GRAVE CAVE ATE
Sylvia Plath, monca e col destino monco, figlia di sua figlia, e di sua figlia madre.
Non sono lacrime quelle che abbandona davanti alla finestra diritta, ma sono calde comunque; dietro al vetro i fuochi d'artificio sono probabilmente solo un riflesso, rosso e verde, lontani dalle sue mani che le strozzano il cuore.
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#555
Sono più cristiano io, che mi sono fermato alla prima comunione. Sono più cristiano io, che in chiesa nemmeno ci vado più. Sono più cristiano io, che nego l'esistenza del peccato. Sono più cristiano io, che se pure il peccato esistesse non lo confesserei di certo a un altro essere umano. Sono più cristiano io, che non rispetto il potere spirituale della chiesa. Sono più cristiano io, che abborrisco l'idea di un rappresentante di Dio in terra. Sono più cristiano io, che non credo nemmeno in Dio.
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#554 (Le mosche #157)
FARRAR, STRAUS & GIROUX
Il ronzio del frigorifero mi ricordava le fusa di un gatto elettrico. Attraverso la finestra del cucinino al primo piano fissavo, dietro al cancello del palazzo difronte, la coppia abbracciarsi convulsamente nell'auto bianca e antica, e restai lì come un maniaco imprecisato, in dubbio tra godere del vetro a specchio che permetteva il nostro incontro univoco e fremere dell'odio che provavo per la loro felicità.
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20150427
#553
Preoccupati come eravamo di tutte quelle zanzare, non facemmo caso all'enorme ragno che pendeva dal soffitto. Più che a un ragno somigliava a due ali di pollo spennato sovrapposte, ma una piccola testa ricoperta di occhi si affacciava tra la pelle glabra. Ci mise poco a crescere e a diventare un piccolo mostro peloso: simile ormai a un roditore, scese sul pavimento e prese a saltare sui muri, a cui si appiccicava come un rettile. Spaventati dalla sua agilità corremmo a rifugiarci in cucina, da cui, attraverso il balcone, avevano accesso anche ai bagni. Fu nostro padre a uccidere la bestia, che si rivelò infine molto simile a una martora, col solo aiuto di uno spazzolone.
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#552 (Le mosche #156)
LADY LAZARUS
Quell'uomo, calvo come un uovo peloso, vedeva tra gli ochiali draghi ovunque, ne sentiva il fiato dietro le porte, lo sbatter d'ali, la puzza, addiruttura.
"Il mostro!" urlava guardando in un punto qualsiasi ma non mai nei miei occhi, "il mostro!" ed era quasi calmo, come se aspettasse solo che lo venissero a prendere.
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20150422
#551 (#549b)
Poteva già vedere il suo futuro: si stava avviando a essere uno di quei misantropi da letteratura classica (a limite del didattico, quindi), privo di amici e di amore, solitario e chiuso in casa tra le sue collezioni di oggetti che, sebbene mai tradiscano, mai nemmeno rispondono con passione alla passione. Nessuna telefonata, nessuna lettera e, diocenescampi, nessun contatto di tecnologica virtualità. Un eremita del vecchio mondo, completamente integrato nel pressoché naturale solipsismo di quello contemporaneo.
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#550 (Le mosche #155)
NON
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#549
Mai si sarebbe aspettato da se stesso questa evoluzione, di diventare cioè uno di quei noiosi casalinghi appassionati di musica antica e strumenti desueti (faceva sempre fatica ad apprezzare le ultime romanticherie d’oltralpe, per non parlare di quelle per solo pianoforte, strumento moderno che lo infastidiva oltremodo — eccezion fatta in entrambi i casi per L.Van Beethoven), vestiti di setosità orientaleggianti come la moda prevedeva, circondati dei libri di mistica, folklore e mitologia che la cultura imponeva. Di invecchiare oltremodo anzitempo, insomma.
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#548 (Le mosche #154)
DELLE PENE D'AMORE DI VICTOR RAFELIO,
AVVILITO PER LA LONTANANZA DELLA SUA DONNA
6.
L’assenza della sua donna lo avviliva
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#547
Di lei riusciva a vedere solo il profilo di sfuggita, una parte del corpo da un’angolatura improvvisa, il colore dei capelli per un istante irripetibile. A volte gli sembrava di poterne percepire l’odore in una stanza da cui era probabilmente appena uscita, o di sentirne la voce in fondo a un corridoio troppo lontano per essere raggiunto. Ed era così che doveva amarla, misteriosamente e a pezzi.
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20150421
#546 (Le mosche #153)
DELLE PENE D'AMORE DI VICTOR RAFELIO,
AVVILITO PER LA LONTANANZA DELLA SUA DONNA
5.
Di lei gli piaceva la pancia, dorata
e mostrata con cura e senza vergogna.
Lo sguardo divertito e le smorfie,
e i capelli donati al caso
gliela fecero desiderare nuda
scoperta come una madre implume
e color del sole,
come un corpo che lo aspetta al tramonto
sulla sabbia.
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20150420
#545
È strano che fino ad oggi non ci fossi arrivata. Ma ora che ho settant'anni, e sono brutta e apatica, e la mia pelle è pallida e spiagazzata, l'idea mi ha colpito come un cazzotto in faccia: anche quando invecchiano gli uomini continueranno a desiderare le ragazze giovani e sane, perché a chi piacerebbe, solo perché vecchio e malato, un orologio che non funziona più o un'auto che non parte?
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20150419
#544 (Le mosche #152)
DELLE PENE D'AMORE DI VICTOR RAFELIO,
AVVILITO PER LA LONTANANZA DELLA SUA DONNA
4.
Legge il giornale nella candela bassa
di questo locale per arie di bandoneon
e non si cura del fracasso di forchette
e di bocche masticanti.
Una classe francese, pensò Victor Rafelio
ricordando i suoi mesi parigini
e desiderando, con lei, di parlar d'altro.
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20150413
20150411
#542 (Le mosche #151)
DELLE PENE D'AMORE DI VICTOR RAFELIO,
AVVILITO PER LA LONTANANZA DELLA SUA DONNA
3.
Esperta di vini come della vita, si disse Victor
osservandola da qualche gradino più in basso,
coi denti storti e il naso lungo
riusciva comunque a essere sensuale,
mentre con le erre fischianti rimproverava al suo uomo
di essere tanto poco esperto di vini quanto di vita.
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#541
Completo YSL, camicia Dior, panciotto Antonio Marras, cappello Borsalino, scarpe inglesi artigianali e orologio di Glashütte. Ogni elemento perfettamente fuoriluogo, col risultato che si sentiva completamente fuori posto. E voi? cominciò a sbraitare, pensete di essere eleganti, voi, colo perché avete quei vestiti addosso? L'eleganza è cosa interiore, e in questa stanza nessuno saprebbe dove sta di casa nemmeno se glielo indicassero su una mappa.
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20150410
#540 (Le mosche #150)
DELLE PENE D'AMORE DI VICTOR RAFELIO,
AVVILITO PER LA LONTANANZA DELLA SUA DONNA
2.
Giovane cameriera dai capelli corti e neri
avanti e indietro per le scale sporche di vino,
bellissima e impassibile
senza sfiorare l'antipatia
della commessa irascibile
lo fece innamorare nel momento
in cui col dito lo sfiorò sulla schiena
per dirgli di spostarsi.
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20150409
#539
Sessantasei chili e sei, il numero della bestia: anche stamattina la bilancia segna quel chilo e mezzo abbondante che non gli permette nemmeno la salvezza terrena.
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20150408
#538 (Le mosche #149)
DELLE PENE D'AMORE DI VICTOR RAFELIO,
AVVILITO PER LA LONTANANZA DELLA SUA DONNA
1.
Bella e intransigente
con le gambe nude e la gonna leggera azzurra
la straniera scese dal tram rantolante
nel traffico di Buenos Aires
senza avergli ceduto un solo sguardo.
Victor Rafelio non ne poté vedere
che le belle gambe e il riflesso
del volto abbronzato nei propri pensieri.
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20150327
#537
Stavolta, quando l'altro lo mise per l'ennesima volta al tappeto, riuscì a divincolarsi e a prenderlo alle spalle, solo per scoprire che aveva la consistenza di un enorme uovo di pietra, e che anche se aveva l'impressione di riuscire a farlo rotolare per potergli poi saltargli sul petto, la sua conformazione rendeva impossibile rivoltarlo. A nulla valevano i tentativi di spingerlo da un lato, i piedi cedevano sul terreno, le mani non trovavano appiglio stabile e la mascella, a furia di pressare la faccia contro una di quelle spalle rocciose, finì per venire fuori dalla sua naturale collocazione, e rischiava ora di uscirgli dalla guancia.
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20150326
#536 (Le mosche #148)
NATURAL FATHER
"Non mi dice più quel che vorrei sentire."
"Ma, signore, le ricordo che lei è sordo."
"Però a te ti sento benissimo. Ho l'impressione che tra me e lei la sordità non c'entri più nulla."
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#535
Per tutti gli anni '30 aveva lavorato nell'edificio difronte a quello in cui abitava, allo stesso piano del suo appartamento, tanto che dalla finestra dell'ufficio poteva guardare dentro quella di casa sua, tenere d'occhio i bambini quando la moglie non c'era e a volte, quando il traffico calava e nell'aria restava solo il fruscio metropolitanto standard, parlare con lei durante la pausa caffè. È in quei momenti, in quello spazio sospeso tra gli interni delle due stanze, che concepì senza neanche volerlo — per emanazione, direbbero i filosofi — l'idea di un collegamento audiovisivo e senza fili tra le case, la possibilità per ognuno di sapere in ogni istante cosa stesse facendo ogni altra persona a lui collegata.
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20150323
#534 (Le mosche #147)
PAROLE D'AMORE GELATE
Passarono la serata a mangiare ciliege e zuppa di latte con pane secco. Fu allora che lei seppe che era venuto il momento di assaggiare un po' del suo succo: quanto rumore fa l'amore quando mangia l'anima.
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20150322
#533
Sono cose che non si possono insegnare a un cane, continuavo a ripetermi ogni volta che accadeva, ringhiare e abbaiare agli hipster dev'essere una sua capacità innata, mi dicevo, abbaiare e ringhiare a ogni fottuto hipster del cazzo che incrociava sulla strada dal e per il parco doveva essre un'idea tutta sua, chiara e distinta. Vieni qui, bello, gli dicevo allora, qui, bello di papà.
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#532 (Le mosche #146)
TOLSTOJ UBRIACO
Erminia Morgue è cieca dalla nascita.
Striscia la sera con la sua veste bianca nella stanza con la luce accesa. Ha una bolletta in mano. "Da quando viviamo insieme consumo molta più corrente" mi sussurra innamorata e irritata.
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20150321
#531
Era il chiaro segno che lui l'amava, il segno che lei aveva aspettato per così tanto tempo. Il problema essendo che era lei a non amare lui.
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20150319
#530 (Le mosche #145)
ABBRACCIARE MOLTO E NON STRINGERE NULLA
"Questo posto è un angolo di pere mature," disse il commissario Garganuta, "odora di delitto."
L'appuntato Pantagruel non comprese quelle parole neppure quando la pallottola raggiunse la sua nuca.
"Odora di delitto," ripeteva il commissario mentre l'appuntato si accasciava ai suoi piedi e la pistola ancora fumava.
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20150317
#529
Non usava gli occhiali perché era convinta che la tenessero a distanza non tanto dalla realtà quanto dai suoi frammenti.
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20150316
#528 (Le mosche #144)
MUTATIONS
Mangiava una ciliegia prima di andare a dormire, e poi si riempiva di antistaminici, per evitare di morire durante la notte. Era tanto delicato che il polline di un fiore avrebbe potuto ucciderlo.
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#527
Una penna che pensa, diciamo così, tanto da nascondersi ogni volta che la cerco per sottrarsi, forse, mi dico, alla pena di scrivere quel che non vorrebbe.
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#526 (Le mosche #143)
CUERDAS
Della prima foto mai scattata si sa più o meno tutto, sia bella o brutta è celebre solo perché è la prima, non per altro. Stessa gloria dovrebbe avere l'ultima foto mai scattata, di qualcunque genere sia. Questo pensava Astor nel momento dello scatto, protetto dai Rivoluzionari, padrone dell'ultima macchina fotografica in circolazione, possessore dell'ultimo fotogramma della storia.
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20150313
#525
È una di quelle persone alte e forti che il tempo, quando passa, non può che migliorare. Mentre io m'incurvo e m'incattivisco ogni anno di più.
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20150312
#524 (Le mosche #142)
PRIVATE YELLOWS
In questo paese, insomma, tutto accadeva senza clamore e senza dio, i matrimoni, gli omicidi, gli incesti, i dolori, le morti e i baci. Ma tutti, dall'ultimo nato alla più vecchia delle vecchie, sapevano quel che accadeva, lo ricordavano e lo raccontavano, senza clamore e senza dio, con stupefacente consapevolezza.
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20150311
#523
Alla fine del massacro l'aspirapolvere giace in un angolo come incapace di fare ancora del male, come se non ne avesse mai fatto. Sembra dormire, ma ha le farfalle nella pancia.
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20150310
#522 (Le mosche #141)
SAX ENSAMBLE
Era venuto al matrimonio per un motivo preciso. (Una di quelle feste a cui si invitano anche zie acide e nonni incontinenti, e i bambini scorrono sporchi di terra e torte, e i balli slavi, cercando di non scivolare. Risate ubriache). Allora, come convenuto, fu chiamato sul palco dell'orchestrina, che smise polke e mazurke e iniziò a suonare un rockabilly anni '60. Seguendo il motivo piuttosto famoso cantava guardando la sua ragazza, che era l'unica a sapere di esserlo, seduta al tavolo dei parenti, vestita di rosa e sporca di panna, bionda e col rossetto rossissimo. Il padre coi baffi guardò prima lei e poi lui, capendo e rabbuiandosi. Il ragazzo cantava che era venuto al matrimomio per un motivo preciso.
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20150307
#521
Il mio corpo è una trappola, l'esca tesa, calda e sudata, in agguato sul letto nel buio, dove attende la preda che si crede predatrice.
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#520 (Le mosche #140)
SEE YOU
(Tre libri sulla guerra)
1) Un giorno mio fratello mi disse che era scoppiata una guerra. Il giorno dopo gli chiesi "sei morto?" e lui rispose "sì".
Non disse più nulla. Non l'ho più rivisto.
2) Nella nostra città c'era un fiume. Mi calai in una scatola di legno e galleggiando fuggii via di lì (ormai era inutile restare. Tutta la mia famiglia era stata sterminata, la città era stata data alle fiamme, nessuno era più vivo nelle strade, nemmeno i cani (e) i gatti (e i topi). Non si sentivano più cantare gli uccelli sugli alberi e non c'erano nemmeno più gli alberi).
3) Quest'uomo che faceva in continuazione "ih-ih, iak-iak, hak-hak, e zot-zot" sta, e grida: "niente posso portare con me?"
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20150306
#519
Reazione molto dura da parte della Presidente, che ha definito l'accaduto una specie di amputazione sociale che non può essere tollerata e ha dichiarato che si assicurerà dunque lei stessa – intende personalmente – che sia fatto il possibile perché questo ennesimo scempio non si ripeta.
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20150305
#518 (Le mosche #139)
NE PAS SE PENCHER AU DEHORS
Notte di buio nero, vacche trasparenti e fari
contromano. La nebbia, di questo aveva paura
il pittore Plasson: dell'improvviso oblio.
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20150304
#517
Ma questa volta, malgrado tutti gli anni in cui non avevamo fatto altro che aspettare e difenderci, decidemmo di muoverci prima di loro, andare a cercarli e attaccarli nel loro stesso territorio. La caccia, oggi, sarebbe stata finalmente a parti invertite.
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20150303
#516 (Le mosche #138)
PARANOID POLAROIDS
Era una compagnia allegra, ma di quelle allegre per forza, allegre per noia, e le tre orne men' un quarto di treno furono riempite da gaie voci femminili che stonavano Battisti, Vasco Rossi e Ligabue, e di storpiature chitarristiche di pretenziosi neo melodici e falsi frondatori di limoni, note suonate tanto per essere suonate, senza classe, senza cuore, senza storia. Troppo, per un militare teso e stressato come me, la classica goccia che di colpo fa traboccare il vaso: quindi mi alzai, mi girai verso di loro e cominciai a fare fuoco su tutti. Sedili di gommapiuma bucata, pezzi di legno per aria, schizzi di sangue sui finestrini e parti di corpo sul pavimento. Ripresi posto lasciandomi alle spalle fumo e qualche dolce lamento. Finalmente il silenzio.
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