20141216

#471 (Le mosche #115)


JULIUS

"Voglio diventare grasso e con le occhiaie, come Kubrick, capelli lunghi, barba e manie nevrotiche".
E lo diventerai, sembrava dire il mio commensale facendo presa su tutte le mie più inaspettate paure.

20141212

#470 (iQ#37)

Più di cento
feedback positivi
vale il negativo

20141211

#469 (Le mosche #114)


CI

La bambina nacque alle 1722h del 30 gennaio. Tutti gli inquilini dello stabile si presentarono con dei regali, come fossero stati incitati da ingiunzioni di sfratto.
Bella era bella.
Io e i miei due compari ci sentivamo come i tre Magi: dopo aver seguito una conduttura dell'acqua cometa, eravamo finalmente giunti a vedere la figlia di Nostro Signore l'Amministratore.

20141210

#468

Come dare torto a Beethoven? Non è forse l'udito anche per me il senso più caro? Come potrei separarmene? E come, se ciò avvenisse, potrei conservare un animo benevolente? Della vista, ormai, potrei anche fare a meno, ho guardato a lungo il mondo e sono pronto a dichiarare che non v'è null'altro da vedere se non squallore e violenza. Anzi dirò di più, dei cinque sensi quello che attiene agli occhi è il primo che perderei, se dovessi essere costretto a scegliere. Ma di ciò di cui possono ancora fare esperienza le mie orecchie, di questo non potrei mai privarmi. Se non lo si potesse distinguere dal resto, perfino il magnifico e assoluto silenzio non si potrebbe definire tale.

20141209

#467 (Le mosche #113)


KOLME KILL

Dopamine Kraus era ormai abituata a perdere cose. Le dimenticava ovunque, le cadevano, le cose sparivano. Anche Belleville era abituato, ormai. Tutto il quartiere pareva a servizio di Dopamine Kraus, ognuno impiegato a resituirle sciarpe, cappellini di lana e guanti colorati trovati per la strada, a casa propria, sugli autobus o nei negozietti arabi. Per lei Belleville si trasformava in un immenso ufficio oggetti smarriti.

#466

"Oro," aveva detto Babbo Natale mentre se ne tornava tutto indaffarato alla sua slitta, "quella casa è completamente piena d'oro, dalle fondamenta al tetto."
Mia figlia non era mai rimasta tanto delusa, tutta quella strada per del vile oro. Ma al mio socio erano venute le lacrime agli occhi: "Lo sapevo," continuava a ripetere, impalato nel bel mezzo dei nostri bagagli.
Così piantammo ancora una volta le tende al Villaggio, e ci preparammo a scrivere una nuova storia (per la quale non avremmo mai ottenuto la collaborazione di mia figlia, ci pareva alquanto chiaro). Era per questo che conoscere Babbo Natale era così bello, lui sapeva sempre un sacco di storie che la maggior parte della gente nemmeno si sognava. E per la nostra piccola attività letteraria a noi bastava conoscerle.
Ora però bisognava tornare nel mondo a cercare qualcuno disposto a crederci, a quella storia, qualcuno capace di passare la sua intera esistenza a cercare quell'oro.

20141204

#465 (Le mosche #112)


VERTIGO

Sul treno delle 1659h il giovane seminarista rincontra la bella cantante d'oratorio che non l'amava e che fu il motivo della sua vocazione. La gentile giapponese errante chiede il nome della prossima stazione a un serbo-croato che la comprende appena e che poi le domanda se è sposata, se ha figli. Il calvo accanto a me dorme ritto a sedere, ha una valigia piena di lenti a contatto per donare invisibili sogni di contrabbando.

20141202

#464

L'oste se ne viene con un bel bambino appena lessato, un succulento pezzo di mediorientale o magrebino, a giudicare dal colore, e lo sbatte sul tavolaccio senza neanche metterci un piatto sotto.
Quando chiediamo le posate ci guarda come se non avesse capito la domanda, poi stacca un braccio e ce lo propone da spolpare.
"Il bollito è l'ideale," spiega. "Al forno o fritta la pelle diventa troppo dura".

20141201

#463 (Le mosche #111)


IL PREDICATO DEL SOGGETTO

La signorina Querelle, preceduta e preannunciata ovunque dal proprio nome, elargiva crisi imminenti di coscienza e titanici scontri generazionali, rivolgendo la parola al mondo come fosse un profeta scavato nel corpo di bianca donna in fiore.

#462

Nonostante il titolo della collettiva parli chiaro in questa mostra vedo una sola opera d'arte, sei tu il corpo del reato, l'unico per cui una persona ordinaria sarebbe disposto a mettere tutto in discussione e commettere finalmente un crimine.

20141130

#461 (Le mosche #110)


IL QUIETISSIMO

Scende largo
sorpassa il muro
si sposta magro
passo lento nella notte

la pioggia stilla
lo spilla al suolo
non riesce a fare
un movimento buono.

La bufera gli affibbia suoni che non ha commesso,
e il vento fa lo splendido, urla di stupore come
una sirena della pula che sgama gatti e porta
odore di delitto (l'ennesimo) giù nell'angolo
dove un tempo giocavamo, ti ricordi?
io e te a lanciare monetine.

20141129

#460

L'area era stata evacuata e transennata, polizia ed esercito a guardia degli accessi, scienziati bardati di bianco a fare rilevamenti, un intero isolato al centro della città, all'apparenza pronto ad essere abbattuto. E però troppi camionicini e pulmini, per non parlare della auto blu, entrano pieni e ne escono vuoti. Il cittadino a bocca coperta, naso all'insù e mani sulle orecchie, e l'intera zona si stacca dal terreno, abbandona la sua prigione d'asfalto e prende il largo nel cielo profondo e verso lo spazio, lasciando il resto del mondo al suo destino di entropia e oblio.

20141128

#459 (Le mosche #109)


STRATISFACTION

Attesi il treno invano. Poi lo persi. Ma non fu come perdere semplicemente un treno. Per me significava perdere un'occasione insostituibile, perdere la vita. Continuai ad attendere che arrivasse qualcosa a presagire il ritorno, ma ottenni vento e strani incontri. Casa non era mai stata tanto lontana. Non so quanto restai fermo a dondolarmi e a farmi scendere la notte addosso, forse secoli, perché quello che arrivava sul binario 16 era il treno più bello che avessi mai visto. Sbuffò di pulito e aprì silenziosamente le sue porte come bocche mosse dal fiato. Mi inghiottì dolcemente in un clima amniotico, di luci boreali e respiri no-smoking, sedili blu morbidi come mamme e pareti trasparenti (volti allegri, attraverso, calmi, come se avessero spodestato l'ansia e l'insoddisfazione). Le porte scorrevano soffiando e sparendo nel nulla. Tutto era nuovo, perfetto, pulito, sano. Non lo sapevo, ma in quella stazione avevo aspettato trentasette anni.

#458

Cenere alla cenere,
   polvere alla polvere,
      ok, ma anche un osso dello stinco
a quei cani dei miei fedeli.

20141127

#457 (Le mosche #108)


ALSO STARRING ZARATHISTRA

Un uomo altissimo si gettò dal quinto piano di un palazzo del centro e atterrò sull'asfalto un quarto d'ora prima del suo compare più basso ma più nervoso.
Da questo episodio Neal O'Connery, terrorista figlio di terrorista, non trasse alcuna conclusione di riguardo.

#456

Cominciò così, con l'impressione miope e riflessa di un grosso insetto nero che gli zampettava addosso. Lo ritrovarono un mese più tardi in cortile, morto schiantato dopo un volo di cinque piani.

20141126

#455 (Le mosche #107)


GIOTTO NATURALE

Tenevo tutti i risparmi in quella tazzina blu. Se la svuotavo avrei potuto comprarmi un vestito nuovo, ma non avrei avuto più soldi. E se non lo facevo mi restava una tazzina piena ma un vestito vecchio. Il paradosso fatto tazzina.

#454

E un coltello non è un coltello finchè non ottiene il suo taglio.

20141124

#453 (Le mosche #106)


TRAIN DE VIE

Di solito la polizia ferma le auto perché hanno commesso un'infrazione, o solo per un controllo. A noi ci fermavano a priori, per precauzione: ci tenevano in un parcheggio per evitare guai. Ma eravamo a bordo di un'Alfa 33 nera, molto usata e targata Napoli, e quell'anno stupendo avevamo addirittura i fari funzionanti e l'assicurazione pagata. Ci sentivano autorizzati a tutto, liberi e con licenza di uccidere.

20141120

#452

"Come fa il detto?" chiede la signora in coda alle Poste. "C'è più tempo che vita."
E in fondo una speranza non è una speranza finché non è tenuta in vita, una promessa non è una promessa finché non viene mantenuta, e un giuramento non è un giuramento finché non è osservato. Dev'essere per questo che spero, prometto e giuro non hanno l'infinito futuro.

20141119

#451 (Le mosche #105)


IL CONCISO

Yuko è simpaticissima. Appena arriviamo fa un breve inchino e – millenaria tradizione giapponese – ci scatta una foto con la sua ultracompatta avanzatissima. Sorride. Poi mi chiede di suonare qualcosa di John Lennon. Takashi parla in giapponese col suo amico Yoshi (marito di Yuko) e si scusa sorridendo del fatto che non possiamo capirli. Prego, rispondiamo, mentre Yoshi tiene un dito puntato contro il cane (che gli si è abbarbicato contro la gamba) e dice perentorio ma ridendo "No: non mi scopare!"

20141118

#450

Dai diamanti non nasce niente, dai vermi nasce il casu martzu.

20141117

#449 (Le mosche #104)


ATOM BELIVES IN ANYONE

Mi chiese una storia da leggere, ridandomi Big Sur bloccato a metà.
Cercai sul mio pavimento Shakespeare, Nietzsche, Gibran, Miller.
Gli diedi Bukowski."Ti darei Pennac, se non lo stessi leggendo io".
vulcanico, stroboscopico, fantasmagorico, condominiale Pennac.
Mi chiese se domani avrei lavato i piatti.
"Sì," risposi "li laverò col senno di poi."

#448

Appena solcati i trentasei, Orof Surzu si rese improvvisamente conto che se non fosse morto entro l'anno non sarebbe mai diventato nessuno.

20141115

#446/447 (Le mosche #102/103)


AN ANONIMOUS KILLER

Hai aspettato che il sole ti crescesse sui capelli
e sulle spalle
e ora, un giorno, sei diventata grande
e puoi guardarmi con gli occhi negli occhi.
Anzi, sei perfino più alta di me.
Hai aspettato tre anni a farmi sapere di te,
a chiamare e a tornare. Probabilmente hai fatto bene,
come al solito,
e ora sono abbastanza grande per capirlo.


IS AN OMINOUS KILLER

Il nostro rapporto è così improbabile perché
l'unica cosa che abbiamo in comune, tu ed io,
è che entrambi pensiamo esclusivamente a te.

20141114

#445

Cadeva come cade la pioggia nei pomeriggi alterati di Luglio, al rallentatore, una goccia accanto all'altra, una dopo l'altra.

#444 (Le mosche #101)


MUTATIONS

I miei amici seduti in gruppo sparso confabulando
stanchi e soddisfatti del lavoro appena finito
mi sembravano un principio d'incendio, diffuso e
scricchiolante. Da quant'è che avevamo scoperto
che la priromania era un mestiere molto più sicuro
ed eccitante che difendere la natura?

20141113

#443

Si allontanava come si allontanano gli aerei nei sogni, rimpicciolendosi pian piano ma senza mai muoversi davvero.

20141111

#442 (Le mosche #100)


MATINÉE JAAS

Per lui la vita non aveva senso se non veniva accompagnata dall'adeguata colonna sonora. Tutto ci sembra così banale, pensava, perché le nostre azioni non sono sottolineate della musica (come nei film, in cui tutto sembra essere più vero e interessante della vita reale). Aveva chiesto a tutti gli amici, mentre lo salutavano e gli lanciavano i loro addii, di intonare il tema di 8 e 1/2 e nella nebbia, sciarpa al collo, sparì oltre l'angolo della strada.

20141110

#441

Indossavo un berretto dei Redskins per non diventare un redneck.

20141106

#440 (Le mosche #99)


SHAKESPEARE LO FACEVA

Nella sera il pallido Miyura, di cui abbiamo già fatto la conoscenza, si sottopose in religioso silenzio al rito del taglio delle unghie, che indicava il suo passaggio al mondo degli adulti.
Non condivideva la propria cultura, fatta di zen, karaoke, videogame e formalità: riteneva quel gesto l'ultimo atto dovuto alla società dei padri.

20141104

#439

Capì molto presto che se voleva sopravvivere in Sardegna doveva combattere la sua stessa generosità.

20141103

#438 (Le mosche #98)


REDSNAPPER

La sporcizia e il disordine colonizzavano giorno dopo giorno la casa dei due artisti, andati a vivere a Parigi per imitare Henry Miller e i grandi contemporanei. In quelle stanze, fecondate da quadri sterminati, pile di pagine incompiute e ammassi di foto appese alle pareti, la purezza era entrata in prescrizione.

20141101

#437

Quella sì che era vita. Peccato dovesse finire.

20141031

#436 (Le mosche #97)


JET CLUB

Lo chiamavano Biela (il bianco) perché dicevano che la madre lo aveva concepito con uno del nord, non con uno zingaro. Le donne impazzivano, si scaldavano e crollavano al suolo nel campo di terra addobbato per il suo ritorno. Ballava come Rodolfo Valentino, col coltello in bocca e quel suo strano cappello straniero. L'unica che gli tenesse testa era Ivna, rossa in faccia come un papavero, capelli d'erba e profumo d'oriente, che danzava come per fare l'amore col diavolo. Biela se ne innamorò, ma il destino l'aveva già promessa a una morte prematura.

20141030

#435

Una volta forse, ora certo non più, c'era un paese dove viveva un solo artigiano per ogni arte e un solo negoziante per ogni negozio, cosicché non c'era da sbagliarsi: chi voleva il pane andava dal panettiere e chi cercava un fiore andava dalla fioraria. E così via per tutti i commerci: un solo ciabattino, un solo fabbro, un solo macellaio e un solo verziere. Maledetto il giorno in cui arrivò un nuovo falegname, e aprì la sua bottega due strade più in là del vecchio. Da allora fu tutto doppio, se non triplo, quadruplo o quintuplo, e la gente non seppe più dove andare e di chi fidarsi, e il mondo divenne una gran confusione.

#434 (Le mosche #96)


D'HO

Dei due fratelli a uno piaceva scendere dagli autobus in corsa, all'altro salirci al volo. Questo la diceva lunga sui loro rapporti con la vita.

20141029

#433

Ora ho finito tutti i nonni.

20141028

#432 (Le mosche #95)


CALL ME JOYCE

Fottersi l'Americana, certo, chiavarsela sul letto a due piazze infilandola dall'alto mentre lei, cosce all'aria, s'incunea tra i due materassi e sprofonda sempre di più a ogni sussulto, sgaurdo all'aria e capelli sul cuscino, guardarle la bocca aperta che fiata violenta, e tenersi le sue cosce bianche e fredde sopra le spalle, le gambe che ballano sulla schiena, i talloni che sbattono sui fianchi, col corpo, il collo e tutta la testa in mezzo, la lingua tra le tette, e infilarle il cazzo bagnato e intanto con le mani tenerle il culo tra i materassi e spingere dentro fino a scoppiare e urlare, a questo pensava Chris Isaak, fottersi la straniera per tutta la settimana, un'americana del tipo capelli rossi e alquanto stronza, piercing e bancomat, non ci poteva pensare, lentiggini e una fica rossa che sarebbe ripartita il sabato seguente, ma a che gli sarebbe servito? a tirare un po' avanti vantandosi del ricordo?

20141027

#431

È possibile sentire la fame nella pancia e contemporaneamente nella stessa pancia provare la netta sensazione di pienezza assoluta? Dev'essere una tipica facoltà contemporanea in questa ricca e costantemente insoddisfatta parte di emisfero, si disse Sergio Atzeni.

#430 (Le mosche #94)


BLUES

Il signor Honer Harp (di Hersel, Holland) non fumava e non aveva mai fumato. Ma possedeva tre cigarillos cubani avuti in regalo non si ricordava da chi, e cinque fiammiferi bordò nella loro elegante confezione sottile e in tinta dell'Hotel Royal Di Lussemburgo (al 12 di Boulevard Royal).
I sigari, brevi e sottili, odoravano della casa che aveva avuto in Italia anni prima, e i fiammiferi erano lunghi sei o sette centimetri. Si ripromise di usare quei suoi piccoli segreti per fumare, un giorno, quando non ci sarebbe stato più niente da fare.

20141020

#429

E poi avvenne quello che tutti temevamo: entrò nella stanza e vide che quel coglione stava suonando la sua chitarra. In un attimo gliel'aveva strappata di mano e aveva cominciato a tempestarlo di pugni sulla faccia, mentre quella testa di cazzo cercava rifugio nella camicia di flanella tirandosi il colletto fin sopra gli occhi.

#428 (Le mosche #93)


CAMILLA EXPRESS

La gente si chiedeva cosa ci facesse lui sul suo balcone all'una e un quarto di notte chino con la schiena nella pallida luce al tungsteno del muro. E si rispondeva che metteva ordine e che, in qualunque caso, era pazzo.
Invece lui non faceva altro che eliminare gli scarafaggi da quel posto, che per lui rappresentava l'unico contatto con l'infinito.

20141018

#427

Questo mondo è una merda.
Sperava nell'altro.

20141017

#426 (Le mosche #92)


ORIENT EXPRESS

Le scarpe erano il suo principale problema. Erano nuove, comprate coi risparmi di sei mesi di lavoro. Le scarpe più belle che avesse mai avuto. Sembravano rubate, sotto quei pantaloni sporchi e rattoppati. Ma gli facevano male, perché erano dure e per nulla usate. Faceva finta di niente, per darsi la dignità necessaria a portarle.

20141016

#425

Nei composti panni della dottoressa Bylge, entro le elezioni e con i suoi soliti sotterfugi il diavolo doveva accaparrarsi almeno il 51 per cento della popolazione di N.
Quando fu giunto a trecento decise che poteva tirare il fiato e prendersi una pausa. Ma proprio alla vigilia del voto scoprì che in paese c'era un nuovo nato, frutto di un incesto che del suo diabolico operato era nient'altro che uno tra i tanti effetti collaterali.
Non essendoci altro tempo per luciferine raffinatezze dovette saltare addosso al fornaio e a sua figlia, che erano lì a portata di mano, e farli suoi nella peggiore delle vecchie maniere.

20141015

#424 (Le mosche #91)


CAFÉ EXPRESS

Quattro volte si lavò i capelli quella sera, e per quattro volte rimase fermo davanti allo specchio con le forbici in mano. Ma quale atto di umiltà?! si disse, lui che non aveva nessun motivo per essere umile, e quindi nessun motivo per rasarsi.
Si accorse di tenere immensamente ai suoi capelli e, guardatosi un'ultima volta allo specchio, uscì per compiere il delitto che gli era stato commissionato.

20141013

#423

Il papa suo padre, non trovando nessun erede degno quanto lei, e non avendo putroppo avuto alcun figlio maschio, all'età di tredici anni la fece venire in città dal luogo segreto in cui era vissuta; la costrinse allora a tagliarsi i capelli e indossare una toga, e la fece ammettere al noviziato, pronto a guidarla attraverso un privilegiato e fruttuoso futuro. Non sapeva però che ogni notte la bambina incontrava un pastorello suo coetaneo, che l'aveva seguita dalla campagna fino alla capitale e che per nulla al mondo l'avrebbe lasciata andare. E così fu, anche dopo che ella ebbe seduto sul trono di Pietro.

20141012

#422 (Le mosche #90)


FRANçOISE THREE-FOUR

Non c'è tanto onore nella virtù, né tanta colpa nell'errore. Così pensavano i due giovani sposi, lei profumata di bianco, lui con gli occhi arrossati di deserto, entrambi affamati del banchetto nuziale da cui erano scappati.

20141009

#421

Le notizie vanno dove le telecamere stanno.