20141008

#420 (Le mosche #89)


12% VOL. (750 ml E)

Era soprannominato da tutti "King Size" perché era un'enorme forma camminante nei sobborghi (temuto più che rispettato). In verità, sotto la giacca portava confezioni di cibo per cani, da distribuire di nitte tra i suoi unici amici.

20141007

#419

Il resto del pubblico prese pian piano posto negli enormi spazi della chiesa decaduta, sedendo nell'erba tra i resti di colonne e statue là dove mille anni prima tre navate avevano accolto viaggiatori affatto diversi. Parlò il primo, e la seconda parola che pronunciò fu Mosè. Io, che proprio questo temevo, mi alzai quanto più rumorosamente potevo e annunciai che dovevo andare a pisciare. Cosa potevo aspettarmi da loro, in fondo? La feci alla base di quello che doveva essere stato il piedistallo in marmo di una grande statua, scomparsa come il resto della nostra civiltà.

20141003

#418 (Le mosche #88)


THE BOMBERS

Teo il monello ingegnava
la sua scarsa sera bruna
nella ricerca della giusta
combinazione. I parenti
stretti gli avevano insegnato
a non affidarsi né al caso né
al destino, ma in quel momento
sentiva che la fortuna stava
togliendosi la benda per lui.

20141002

#417

Non è una lolita, almeno non cosciamente. Quando ci scontriamo durante la festa prima fa finta di nulla, poi cerca la mia attenzione con lo sguardo e io, senza nemmeno badare al doppio senso, mi scuso per esserle venuto addosso. Si allontana sorridendo senza parlare, la seguo lungo i filari di lampioncini illuminati tra i tavoli imbanditi. Quanti anni potrà avere, mi chiedo. L'ho sentita parlare di cresima: massimo quindici, mi rispondo. Attraversiamo la strada, rientriamo in albergo. Un lungo corridoio ci separa da dove non pensavamo nemmeno di voler arrivare. Una donna, in ritardo per il taglio della torta, sbuca dall'ascensore e ci supera senza nemmeno vederci. Entriamo in una stanza rossa e poco illuminata. La metto con le spalle contro il muro damascato e mi rendo conto che è di una bellezza strana, vagamente animalesca, ma tenuta a bada da un'educazione ferrea e da un paio di occhiali da secchiona. Come si addice alle ultime fasi dei festeggiamenti, i capelli rossi sono sciolti, in un disordine che odora di adolescenza. Sotto al pantalone ha un paio di mutandine di cotone a fiori colorati. Tiro un po' l'elastico verso di me e le bacio la pancia. Che sia o meno un sogno, sospetto che sia arrivato il momento di avere paura.

20141001

#416 (Le mosche #89)


MR SAMSON

Il signor Theodorus Niemeyes (nato a Groening-Holland, 1819) era convinto di essere la reincarnazione di un paladino di Carlo Magno. Nelle sue mirabili imprese accompagnava inconsapevoli donzelle,
ma anche, ottimamente: insaccati, bruschette, formaggi robusti,
minestre con verdure, pastasciutte con salse rosse, brodetti di pesce, vitello, pollame, maiale, carni arrosto, bolliti, grigliate, selvaggina, piatti unici a base di verdure e carni, timballi.
Servire a temperatura ambiante.

#415

Le monete che ti allungo non servono ad alleviare il senso di colpa per essere benestante, perché in questo non c'è colpa. Né tentomeno quello di non far nulla per alleviare le pene degli altri, perché non bastano certo gli spiccioli. Forse il loro scopo è solo di evitarmi il fastidio di evitarti: è proprio questo, che la tua povertà sia solo un fastidio, a provocarmi il senso di colpa.

20140930

#413/414 (Le mosche #87/88)


THE CAPPUCCINO COLLECTION

Lo definirono il più grande scrittore vivente. La verità è che lui pensava di non essere bravo con le parole quanto avrebbe voluto (quanto era necessario): non riuscì a spiegarle nemmeno la decima parte di tutto quel che provava per lei.


THE CAFFÈ CORRECTION

Veronique Vial ha il brutto vizio di svegliarsi prestissimo, fare il suo lavoro frettolosamente e poi tornarsene a casa a dormire. Ma nessuno, compreso me, riesce a non considerare arte quel che esce fuori da quelle mattine assonnate.

20140927

#412

Quello dell'urina sulla porcellana del water non era, nel suo caso,
un indistinto seppur cristallino rumore, ma una melodia ben definita, acuta e melliflua, che veniva di volta in volta improvvisata e suggerita direttamente dall'interno delle sue viscere.

20140925

#411 (Le mosche #86)


THE CANTERVILLE CULTURE CLUB

L'alba non accede, signor Carlo Emilio Gadda, non accede per nulla, signor Alessandro Baricco, con rispetto e umiltà. Tutt'al più l'alba incede, e nella smania di parer belal brucia i tempi (li brucia di luce) ed eccede. L'alba incede ed eccede. Non accede a nessun luogo. Nessuno le ha aperto la porta. Non io, che vorrei restar nascosto nella notte. Né tantomeno il gallo che, preso di sorpresa, strozza come al solito l'ultima nota nel timore reverenziale di quest'eccesso, di quest'incendio di luce.

20140923

#410

Tra tutti, in quella scommessa Dio era quello che se l'era cavata meglio.
Tipico.

#406/407/408/409 (Le mosche #82/83/84/85)


CORNETTI BAI NAIT

Era cambiata, un'altra persona, ma altrettanto bella, e visto che senza ricordarmelo l'avevo già amata, non mi fu difficile innamorarmene di nuovo.


CORNETTI BUY NIGHT

Aver lasciato la macchina fotografica così, puntata su di sé che dormiva, di notte, lo metteva a disagio, disteso in sottili lenzuoli d'angoscia. Quando la mattina si svegliò trovò il tappo dell'obbiettivo a terra, e lo rimise al suo posto senza sospettare che di lì a qualche giorno, in quel rullino sviluppato, avrebbe trovato una foto che lo ritraeva disteso, inerme, scoperto e nudo mentre dormiva.


CORNETTI BYE NIGHT

Si girava spesso, atterrito e inseguito da suoni di cani elettronici. Aveva corso tutta la notte cercando rifugio nel passato. Nessuno lo aveva avvertito (e in mezzo a quel bosco innevato niente glielo avrebbe rivelato), ma il mondo che cercava non esisteva più, era scomparso durante la sua prigionia.


CORNETTI BY NIGHT

Quella sveglia a forma di uovo (un aggeggio che annuncia l'ora con voce telefonica) aveva iniziato a programmarsi da sola e a suonare indecentemente durante la notte. Così Caterina decise di estrarne le pile, e per lei fu come toglierle e gettarle via l'anima.



20140922

#405

Non mi stupiva he avesse deciso di seguire sua figlia fino in classe, quanto che nonostante l'età avanzata, i capelli di un biondo svedese e l'accento evidentemente straniero, fosse riuscita a spacciarsi per una studentessa spagnola.
"Gorgeous," le dissi nella lingua comune.
"Gorgeous mi piace," concesse lei.

20140917

#403/404 (Le mosche #80/81)


KODEST LIBR

Un lord poco inglese, come poche abitudini
della sera, preghiere inginocchiato accanto
al letto, Henry Miller sulla mensola, chili
di carte scarabocchiate e pile di libri
accatastati, iniziati e mai finiti. L'arte, per
quest'uomo, non era cosa che s'imparasse.
Continuava a cercarla nella polvere, tra le
pieghe dei lenzuoli, e nelle crepe dei muri.


KODEL LIBR

Ora dormi. Ma tu fosti la donna che dicendo
"non è come ce lo aspettavamo" mi convinse
senza volontà a non leggere Milan Kundera.

20140915

#402

Non ho mai fatto fatica a guardarmi lo specchio la mattina. Superando il banale equivoco storico per cui starei "solo eseguendo degli ordini", mi ricordo ogni mattina che partecipo a una grande illusione di massa: quella per cui prendere posizione, denunciare, raccontare la verità e combattere il potere sia effettivamente una scelta e non semplicemente una una parte in scena, un ruolo come un altro nell'abbacinante spettacolo della società contemporanea.

20140912

#401 (Le mosche #79)


IL RE DELLA PIOGGIA

Quel viaggio le regalò una mattina stupenda, raggiante, lunga e rassicurante. Cimiteri, valli coltivate, ripetitori, strade e case diroccate avanzavano dietro la staccionata, a lato delle rotaie, mentre il sole sovraesposto e saturo schiacciava il finestrino, come una carezza calda di madre, come un bacio innamorato della vita.

20140911

#400

Troppo facile fare film così eleganti quando Prada ci mette i vestiti: tutte quelle scene di massa diventavano nient'altro che enormi sfilate di moda. Adesso Roman Schwob voleva cimentarsi con qualcosa di nuovo, un lavoro in cui la classe venisse fuori esclusivamente dal mestiere degli attori. Ecco cosa ci voleva, decise: un bel porno.

20140910

#399 (Le mosche #78)


THE NOISEMAKER

Donna di vera fede
leggeva oroscopo egiziano
sperando finalmente in un anno
sereno.
In Egitto sarebbe un falco, lei, e non
un cancro.
Nel momento in cui la fissavo
si stava chiedendo perché non fosse bella come
un uccello,
perché non potesse anche lei spiccare come un falco
il volo.

20140908

#398

Maglione rosso da sherpa, camicia artisticamente scolorita da fricchettone indiano, pantaloni da astronauta e calzettoni natalizi islandesi antiscivolo: era questa la divisa che aveva deciso di indossare per quella notte difficile.

20140906

#397 (Le mosche #77)


LO STRATAGEMMA

È come per le sigarette, che un giorno smetto
e il giorno dopo sto di nuovo a fumare: io
questa donna la amo un giorno sì e un giorno no.

20140905

#396

L'idea era venuta a qualcuno di noi nessuno si ricorda più quando, ma da allora era diventata abitudine. Il venerdi dopo pranzo la compagnia si ritrovava al bar dei cinesi proprio accanto al cantiere, e uno a caso chiedeva un caffé shakerato. La bella Li, che iniziava a ridere e arrossire appena entravamo, non poteva fare allora a meno di regalarci venti magici secondi di su e giù delle sue olimpiche tette.

20140904

#395 (Le mosche #76)


LE MECCANISMICHE

Se fosse ogni giorno domenica, pensava Julian,
non apprezzerei più l'odore del pane fresco,
il silenzio dei viali in primavera, il cigolio
delle biciclette, e l'assenza della svegia.

20140903

#394

Sfinito e sfiduciato, partecipo dunque per l'ennesima volta alla Grande Farsa Elettorale. Quelli che votiamo non sono partiti ma trasmissioni televisive. Le elezioni non sono una dimostrazione di democrazia ma l'ultima prova, in ordine di tempo, della dittatura dello spettacolo. Il paranoico timore di partecipare a uno show da sempre in onda non mi dà tregua: mi sento braccato da un'oppressiva sensazione di dipendenza dalla mia stessa cultura, che mi vuole a tal punto civilizzato da non riconoscere quando vengo narcotizzato, e che mi costringe a muovere riluttante i mie passi, a vergare controvoglia la scheda.

20140901

#393 (Le mosche #75)


SIAMO SANTI

Quei ragazzi, ribelli, contraddittori ed esaltanti, seppur così diversi tra loro erano accomunati perché insieme rappresentavano la cosa più nuova, inaudita, incomprensibile e sconvolgente che tutti in paese avessero mai visto.

#392

Ma fu solo nel 1956 che Anders Van der Meere prese la decisione dastinata a renderlo uno dei più celebri pallanuotisti della sua epoca: quella di tirare a rete senza mai guardare la porta. Se la probabilità di segnare diminuiva sensibilmente, crebbe infatti di parecchio la spettacolarità dei tentativi che andavano a buon fine.

#391 (Le mosche #74)


MALOX

Lo chiamavano tutti Joyce, perché era labirintico, contorto e complesso, perché era geniale ma incomprensibile, perché era un naufrago e un viaggiatore, perché veniva dal passato ma parlava al futuro. Avrebbe potuto scrivere un libro intero su una sola giornata, o descrivere con una singola parola un'intera vita.

20140829

#390

Una piccola casa vecchia e dimessa piena di libri e oggetti di recupero, un grande loft quasi vuoto dotato dei più moderni comfort in cui ascoltare musica classica, in cui ascoltare musica elettronica, dove poter suonare rockabilly, dove poter suonare folk acustico e rinchiudersi in una solitudine quasi ascetica ma anche serena, da cui uscire per partecipare alla confusione inebriante della mondanità, da dividere con una donna semplice e dolce, con una vamp festaiola e disinibita, in cui accogliere un gatto mammone, da cui partire con un cane impavido, con una bici claudicante ma dal disegno classico, una bici all'ultima moda minimale e leggerissima, un motorino utilitario, una moto d'epoca, un'auto imparcheggiabile, i mezzi pubblici, il treno, i piedi. Anonimato e dandismo, fedeltà e libertinaggio, amore e libertà, salutismo ed entropia, pieno e vuoto, accumulazione ed estinzione, ozio e dinamismo, evoluzione e regressione, pensiero e azione. Tra tutti questi ed altri estremi di teneva in bilico la vita di Sandor Kozma.

#389 (Le mosche #73)


SMOOKY

Negli anni '40 Hanson & Patterson non vendevano semplicemente scarpe. Loro ti vendevano un sogno. Ben confezionato e lussuoso, quindi a caro prezzo. Stava a te decidere qunto spendere per smettere di sognare.

20140827

#388

L'estremo piacere che provo quando esercito lentamente il mio diritto alla precedenza pedonale e in questo modo costringo un'automobilista a scalare in prima.

#386/387 (Le mosche #71/72)


THE TRAIN

Teneva tanto alla sua vita che non mancava, ogni notte, di chiudersi in una cassaforte di cui solo lui e il suo cane conoscevano la combinazione. Lo fece per l'ultima volta la notte che il suo cane morì (senza latrati), e da quella cassaforte non è ancora uscito.


THE ARTIST

Temeva tanto la sua vita che non mancava, ogni notte, di chiuderla in una cassaforte di cui solo lui e il suo cane conoscevano la combinazione. Lo fece per l'ultima volta la notte che il suo cane l'aprì (senza cigolii), e da quella cassaforte la vita per sempre è uscita.

20140826

#385

Molto difficile, quasi impossibile, per Mathurin Ti-Bouch, salvarsi dalla tradizione popolare che voleva tutti tatuati. Anni prima aveva dovuto cedere, troppo piccolo per opporsi, alla foratura dei lobi, ma ora avrebbe dovuto combattere anche con i denti per impedire che la sua carne venisse ancora violata.

20140825

#384 (Le mosche #70)


HO FATTO LA COSA GIUSTA

Se sputassi per beccarti in un occhio
sta pur certo che c'azzeccherei.
Se cadessi per baciarti in un occhio
sta pur certo che ti mancherei.

#383

Tu mi fai girar,
tu mi fai girar,
come fossi una trottola.

20140823

#382 (Le mosche #69)


MONDADORI SELECTION

Sul marciapiedi le scarpe ticchettando
come un orologio. Le sue bambe scandivano
il mio tempo, che la seguivo rubato.

20140822

#381

Più capelli hai meglio è, pensa il givane Takashi mentre sfoltisce il suo ennesimo cliente: più capelli da tagliare più tempo per concentrarsi sui capelli, ovvero più tempo per occupare il tempo.

20140821

#380 (Le mosche #68)


MR. BHO!

Mr. Norton, professione antivirus, col famelico
culto dei baci perduti, aspettava le vacanze;
un viaggio a Lisbona, un incontro casuale,
gestacci dal finestrino, sbornie con gli amici
e auto spinte fino allo spasimo, per poi riposarsi
sul ciglio della strada e ridere dei giorni andati.

20140813

#379

"Quei miserabili," disse, "trovano fantastico godersi i piccoli piaceri quotidiani solo perché non possono permettersi quelli più grandi."

#378 (Le mosche #67)


LE FESTE DEGLI ALTRI

Facendo segni astratti come scie di api su fogli trovati in giro, capì non solo il valore del supplizio, ma anche quali sono le penne migliori. Le più fedeli, sicure, liscie e nere sono quelle vecchie, recuperate in strada, rubate a qualcuno, mai conosciute prima.

20140812

#377

La riunione di redazione è un conciliabolo di camicie bianche e azzurre, come a un funerale di buone notizie. E mentre si decide la prima pagina di domani, oltre i vetri e giù in strada un carnevale di vecchi claudicanti, tra cui spicca il vecchio negro in scarpe da ginnastica, che cammina rimbalzando e fa gli scalini tre a tre. Sono zombie o cosa? Mi sa che la rivolta è iniziata.

20140811

#376 (Le mosche #65)


THANK YOU GIRL

"Ho un po' di piatti da lavare," pensò Robert Frank, filosofo dell'improvvisazione, poetà della casualità, "ma stanotte piove e si dormirà bene."

20140808

#375

Si leggeva una volta nei fondi di caffé che il Vulcano avrebbe eruttato il Dio Calamaro (o lo spirito del, non era ben chiaro), e seduti ai tavolini di ferro battuto e marmo del bar ancora oggi aspettiamo, un occhio al bicchiere colmo di rum agricolo, zucchero e lime, e un altro alla vetta del monte, perché non c'è verità qui sull'Isola che non sia prima passata per una tazzina incrostata.

#374 (Le mosche #64)


9 (NOVE)

Stesa e Raggomitolata
come Luna Bianca avvolta dal Buio
di Sera, se dura
mi fissa con Occhi di Luce
lasciandomi Sveglio per Sempre.

20140807

#373

Inimicatosi già da tempo le alte sfere della polizia a causa delle sue indagini sulla connivenza tra istituzioni e malvivenza, e indurito dall'abitudine a ritorsioni e ricatti d'ogni ordine e grado, con quest'ultimo passo falso il commissario Carapace aveva pestato una merda troppo grossa perfino per lui. La pena da scontare fu il degrado a ispettore e l'esilio in una piccola isola senza conto. Ma è proprio da laggiù che la provvidenza gli diede in sorte l'occasione di sferrare il suo attacco più deflagrante.

20140805

#372 (Le mosche #63)


PLASTILINA CONNECTION

È una donna che usa mezze ore
nel bagno per lavarsi i denti
con la carica sensuale
di un gioco cinese, semplice
ma continuamente da scoprire.

20140801

#371

Quella mattina in hotel finirono quasi per caso a fare colazione allo stesso tavolo. Scoprirono così di avere molto in comune, non da ultime alcune piccole manie (come quella di mangiare per primi i biscotti rotti, ad esempio). Espletati i convenevoli di rito, decisero di visitare assieme la città e dopo un po', apparentemente senza nemmeno accorgersene, si ritrovarono a tenersi per mano.

#370 (Le mosche #62)


11:40

E così il mio compare prese ada attaccare post-it per la casa, sugli oggetti e sui muri, sopra ogni mobile e in ogni posto dando a ciascuna cosa il suo nome perché, diceva "bisogna stare attenti a non scordarsi come si chiamano, né scabiarle per altre cose. A ogni cosa il suo nome perché è dimenticandosi di fare questo che rischiamo, per esempio, di chiamare amici quelli che non lo sono, e amore quel che amore non è."

20140730

#369 (iQ#36)

Di notte,
quello che ho mangiato
lentamente mi mangia.

20140726

#368 (Le mosche #61)


ZEBRA ZEBBRA

La sottile differenza
che divide, io credo, i santi e i pazzi
attutiva ogni giorno la realizzazione
dei suoi piani
la rendeva morbida come il pane bianco
impraticabile come un budino alla frutta
e senza speranza
come un dolce fatto di sale e pianto.

20140725

#367

Abbiamo mandato continuamente esploratori, ma non sono quasi mai tornati. L'unico modo di uscire senza essere visti era durante la notte, ma anche lì accadeva a volte di essere improvvisamente abbagliati da una luce fortissima, che ci gettava nella più completa confusione. Seguiva la solita ecatombe che cala dal cielo. I più non ce la facevano. Abbiamo riportato i cadaveri schiacciati per nutrire i nostri piccoli, ma era chiaro che non si poteva andare avanti così. Un giorno un esploratore è tornato con la notizia di un luogo in cui c'era cibo in abbondanza. Ne aveva rubato un po' per dimostrarci che non era stata un'allucinazione. Ne abbiamo preso ancora in abbondanza, l'abbiamo dato ai vecchi e agli infermi, ce ne siamo nutriti tutti a sazietà. Il male è arrivato poco tempo dopo, si è diffuso molto velocemente, nessuno è scampato. Scrivo queste poche righe nella speranza che qualcuno le trovi e ne faccia tesoro. Bisogna trovare altre strade, qui c'è solo morte e devastazione.

20140724

#366 (Le mosche #60)


WHEN YOU DON'T LOVE TOO MUCH YOU DON'T LOVE ENOUGH

Non appena le dissi che le sue scarpe non mi piacevano lei attaccò a dire che volevo cambiarla, e io a ripeterle che non avevo detto questo ma solo che il mio tipo ideale portava gli anfibi anche sotto all'abito da sera, e comunque che non le avevo mai detto neppure che lei era il mio tipo.
Da allora le cose andarono per il verso giusto: io le buttai le scarpe e lei non se ne comprò mai un paio di nuove. Fu così che prese l'abitudine di girare scalza.

20140723

#365

Come coniugare correttamente quel verbo, e la maestra è veramente un tipino da baci, e perso il treno della gita corre a più non posso per ricongiungersi coi compagni alla fermata successiva. Sovrappensiero.