20140612

#342 (Le mosche #48)


SUPPERGIÙ GIUSTA

Pall Mall
i miei occhiali dissestati
oh, Pall Mall, i miei occhiali dissennati
cosa racconterebbero, se potessero, i miei occhiali dissociati.

#341

Vivevamo costantemente connessi col resto del mondo, ma scollegati tra noi.

20140611

#340 (Le mosche #47)


WE DO EVIL BECAUSE WE ARE THE EVIL

perché so bene che divento vecchio
la pancia mi si gonfia
e perdo i capelli
ma mi lascio andare lo stesso
cerco appigli, appoggi, approdi
una donna che mi contenga
e che mi renda felice.
È questo il vostro beato lasciarsi
trascinare dal fiume?

#339 (Le mosche #46)


WE ARE NOT EIL FOR THE EVIL WE DO

Cercavo appigli
posti per appoggiare le cose che depongo
fogli su cui apporre ricordi
orecchie che sentissero i ronzii della mia bocca
e che un giorno parlassero di me
una gonna che mi contenga
e che mi renda felice

20140610

#338

The future is a burning tan.

20140609

#337 (Le mosche #45)


IL SACRIFICIO DELLE OMBRE

Si scontrò col semaforo dipinto di
fresco
e la cosa la urtò.
Non fu tanto per il giallo
sulle mani, la maglia e il pantalone,
ma perché avrebbe voluto avere una scelta,
un cartello che l'avvertisse:
"wet paint".

#336

Ci sono tre modi di fare le cose: sapendo di saperle fare, sperando di saperle fare, sapendo di non saperle fare. In tutti e tre i casi la vera discriminante è volerle o non volerle fare, e l'incognita è capirlo.

20140605

#335 (Le mosche #44)


BLANC ET NOIR

Non credo ci sia giustiza
né pace
per gli innocenti diavoli come noi.
Del resto, che sono traditore
ormai lo capisco anch'io.

#334

Una delle cose in cui sembravano credere più fermamente è che lo spirito di quel che mangiamo resti improgionato nel corpo, almeno fino al momento di riespellerlo in forma di escrementi. Una difficile digestione era segno che lo spirito rifiutava l'idea di abbandonare l'ospite, e così il mondo, e quanto più l'alimento ingerito era indigeribile, tanto più voleva dire che lo spirito in esso fino ad allora contenuto era forte. E gli incubi che ne derivavano erano ovviamente messaggi diretti di quello spirito. In questo senso l'indigestione dava vita a una forma di divinazione, e come altre popolazioni assumevano allucinogeni e stupefacenti per giungere allo stato di trance e interagire con gli spiriti, così gli scamani di queste tribù mangiavano quanto più potevano per entrarvi in contatto quando questi erano ancora bloccati tra questo mondo e quell'altro, ed erano quindi più disposti a parlare. Facevano addirittura a gara a chi mangiava di più, perché più forte era l'uomo che riusciva a contenere lo spirito più forte. Rutti e flatulenze, va da sé, erano visti come forme di incontinenza, e quindi testimoniavano una certa inesperienza o incapacità dello sciamano. D'altro canto quelli più esperti erano capaci di trattenere lo spirito per giorni e giorni, e di liberarsi non prima di qualche settimana, se non di qualche mese. Durante il periodo di possessione tutti, anche gli uomini più comuni, assumevano atteggiamenti peculiari degli animali (ma anche dei vegetali) ingeriti, e fu su questa specifica caratteristica della credenza, così facilmente assoggettabile a una possibile capacità attoriale, che decidemmo di concentrare i nostri studi sul campo.

20140601

#333 (Le mosche #43)


THE THINGS I NEVER TOLD YOU

Odiava la sua cenere nel bidè,
l'aveva sempre odiata e la odia ancora,
come il passare di una domenica,
come il ronzio delle zanzare,
come i ritardi degli altri.

20140530

#332

È indiscussa campionessa di aerobic data insertion. Ma è molto brava anche nel lancio della smartbox.

#331 (Le mosche #42)


THE ADDICTION

Il dubbio lo assaliva innocentemente
anche nel cuore del giorno:
"Con chi passerò quest'altro capodanno?
Quale sarà la mano che stringerò
per attraversare quest'altro confine?"
E un velo azzurro gli calava sugli occhi.

20140529

#330

Il barbiere è come un confessore:
anche lui ha bisogno del tonsore.

#329 (Le mosche #41)


ADOLF WOLFLI

Una giornata produttiva per Greta,
bellissima ventenne che conosco già.
Questo nome mi gira per la mente, vorticoso,
scritto casualmente sul muro che guardo
appena mi sveglio.

20140526

#328

La chiamavano la ragazza del venerdì, perché era l'unico giorno in cui era possibile avvistarla. Compariva al campo quasi dal nulla, aveva un sorriro per tutti, a qualcuno rivolgeva perfino
una parola, e quello di sentiva scelto, privilegiato, e se ne vantava con gli altri. Poi, così com'era venuta, spariva, lasciando in giro il suo profumo di libertà per le grandi stanze piene di uomini, e una settimana di inconsolabili sospiri.

#327 (Le mosche #40)


MATTER OF FACTS

Viaggiavo sempre con una piccola macchina
fotografica e un solo rullino. Ogni volta che
finivo i dodici scatti rimettevo tutto indietro
e cominciavo a scattare di nuovo sullo stesso
rullo, e così per tre o quattro volte. Persone,
strade, camere d'albergo, insegne e bar si
accumulavano sovrapponendosi in un unico
diario di viaggio, fatto di sole dodici pagine.

20140523

#326

E siamo dunque arrivati al momento in cui per ogmi nuova tazza che arriva, una vecchia tazza è costretta all'esilio.

20140522

#325 (Le mosche #39)


TAIJIQUAN

Mi girai dall'altra parte
e la sveglia si chiese perché non fosse
riuscita a distogliermi dal sonno.
Non sapeva che avevo verdsato del veleno
nei suoi circuiti.

#324

Nel suo lungo e inconsapevole tentativo di diventare un personaggio, ora ha anche un ciuffo ribelle che gli cade sulla fronte, quasi fosse disegnato, come in uno di quei cartoni animati giapponesi.

20140521

#323 (Le mosche #38)


OBLOMOV

Una città senza balconi, sole e panni stesi,
fatta di fretta.
Brigida Ochain
si sentiva spoglia come l'autunno
in attesa che il cielo la coprisse.

20140516

#322

È una parte della periferia che non avevo mai visto, per metà antico borgo ormai praticamente annesso alla città, e per metà metropoli a venire ancora in costruzione. Mio padre e mia sorella tentano di prendere il sole restando seduti nel monovolume, ma io preferisco sentirmi l'aria sulla faccia. Scendo sul selciato di sassi e cemento e faccio qualche passo nel vecchio quartiere abbandonato, mentre gli abitanti di quello in espansione già si sporgono attraverso gli infissi nuovi delle loro finestre al dodicesimo piano. Sulla piccola collina che cresce in un angolo del cimitero sconsacrato un gruppo di ragazzi si riposa all'ombra dei fichi centenari, e quella tipa sembra del tutto decisa a farmi vedere cosa c'è sotto le sue mutandine fuchsia.

20140515

#321 (Le mosche #37)


LOIE FULLER

Questi frigoriferi che ronzano nella domenica
mattina, la ventola prende il vento tonda nel
vetro della finestra mentre l'uomo aspetta
facendo scricchiolare il cucchiaino nel caffè
come un cancello oleato male.
Chi è la donna che lo fissa silenziosa
e nascosta dietro quella finestra del terzo piano?

20140513

#320

Era chiaro a entrambi che non ce l'avrebbe fatta, glielo leggevo negli occhi anche se non parlava. E il fatto che fossimo al quinto piano di un edificio pericolante non aiutava: sì, la strada era stata completamente abbandonata e mucchi di macerie la rendevano un posto perfetto per un'imboscata, ma l'aria era ormai irrespirabile e sapevamo che quelle creature stavano comunque per arrivare. Nonostante sapessi benissimo che lasciargli la pistola era un errore (al mio rientro il capitano mi avrebbe degradato per quell'attimo di umanità), tolsi tutti i proiettili tranne uno e lo costrinsi a tenerla per sé.

20140510

#319 (Le mosche #36)


ENTRACT

Bel corpicino elettrico a ore nove e un quarto
tutta fatta brulica nell'erba si accende e si
spegne inarcandosi come bisce d'acqua, come
anguille angeliche morte nell'alcool e nel
sospetto che si è spento come sigarette fradice
come giovani ribelli perse tra i gerani.

20140509

#318

Seguivano tornanti in salita per quarantasei chilometri, tra pozze di fango scivoloso da un lato e pareti di roccia pericolante dall'altra. Ogni volta che c'era una curva io e mio padre scendevamo dal pick-up con gli altri braccianti e spingevamo, mentre mia madre alla guida cercava di tenere il mezzo in carreggiata. Quello che veniva adesso però era un ponte, cioé due lunghe assi su cui bisognava far sfilare gli pneumatici in perfetta linea retta. Mentre affrontava l'ennesima prova, mia madre pensava a cosa sarebbe successo se non ce l'avesse fatta: si giocava non solo la vita (la nostra e la sua), ma anche e sopratutto la reputazione.

#317 (Le mosche #35)


NUMBER 9

Balla il Nemico ascoltando Shostakovich.
Balla ancorato a un attaccapanni che
considera sua moglie
pieno di vestiti di guerra,
una sirena gialla al posto della testa
e il lamento di un soprano che pronuncia la
sua bocca. L'acuto dei violini nevrotici
lo porta alla tomba, una campana e un corvo
sulla campana, la luna dietro al campanile
e il campanile durante la notte.

20140508

#316

La canottiera era stanca di sentirsi appesantita sempre dallo stesso uomo.

20140507

#315 (Le mosche #34)


LATITUDINI

Ragazza bruna
che profuma di Big Babol alla fragola
sorride come una bambina
calze spesse strette
nelle vecchie scarpe da tennis bianche anni '80
belle gambe
strano crocefisso
e legge Čechov in pullman
masticando la sua gomma rosa.
"Il giardino dei ciliegi".

20140506

#314

Raccolgo la spilla sulle scale della metropolitana. È d'oro, a forma di chicco di caffé. Cosa ne faccio? La metto in tasca e la porto a casa, come faccio con tutti gli oggetti strani che trovo? O la lascio al gabbiotto della fermata, perché il legittimo proprietario la ritrovi? Sarà sicuramente di un ricco magnate del caffé, mi dico, se ne farà fare un'altra. E la mano va già alla tasca. O apparterrà forse a un commesso viaggiatore a cui l'azienda ha fatto dono di un segno di riconoscimento, la cui perdita sarà vista come un disonore? E il piede torna sui suoi passi. Ma quello speculatore miliardario campa di certo sulla pelle di poveri operai sottopagati nel Sud del mondo. E la sottrazione diventa un gesto politico. O non si tratterà piuttosto di un pover'uomo che l'industria del caffé ha salvato dall'indigenza, e che in quel piccolo oggetto devozionale ha riversato il dispari dello stipendio pazientemente accumulato negli anni? Faccio ammenda ed evito il sacrilegio. Un attimo: e le migliaia di indigeni che sono dovuti morire perché la civilissima Europa avesse la sua droga nera e bollente? Il gesto politico diventa un atto morale. Ma se fosse invece un nonno, magari prossimo alla fine, il cui unico piacere sia riandare ai felici anni passati in ditta, che i suoi colleghi hanno racchiuso in quel regalo per la pensione? Non posso derubarlo dei suoi migliori ricordi. Eppure ora quella spilla è in una scatolina di latta, ben chiusa in uno dei miei numerosi cassetti, a far compagnia ad altre decine di piccole cose perse, frammenti di vite altrui coscenziosamente raccolti, catalogati e conservati.

20140502

#313 (Le mosche #33)


IL PIEDE E LA SPALLA

1.
Mi sanguinano le gengive, quando fa freddo,
e le unghie delle mani quando discuto col
mio pianoforte o con le macchine per scrivere
degli altri.

2.
E so benissimo che mi cadranno tutti i capelli.
Dunque non mi importano le torture
a cui li sottopongo, né dei cappelli
che porto sempre per tenere assieme la testa.

20140430

#312

La moda vi va tutte belle, fortuna vostra, ma sotto sotto non siete niente di che.

20140429

#311 (Le mosche #32)


INDIPENDEMENT

Camminava in quel luogo percuotendo un viaggio
come fino alla fine del mondo, portandosi dietro
la musica di voci basse, una colonna sonora continua
come se ogni suo gesto le fosse stato in effetti
comandato da una poesia scritta tra le insegne
nelle strade e su quelle pietre rosse.

#310

Ritornare alla veglia dal sogno era come riemergere da una profondità marina: un atto fisico, difficile, perfino doloroso, da cui si veniva fuori spossati, ansimando, cercando l'aria come dopo un'apnea forzata.

20140427

#309 (Le mosche #31)


LO SPAZIO CIECO

La famiglia Ansel Adams abita la grande casa
sulla collina, quella col cancello alto e il drago
verde che esce dalal finestra della soffitta.
Qualunque tempo faccia, sul tetto di quella casa
splende sempre il sole, e le nuvole sono ampie
e bianche, gonfie come pecore in primavera.

20140424

#308

Che strana sensazione dormire da solo. Libertà, certo, ma anche
fin troppo spazio a disposizione.

20140423

#307 (Le mosche #30)


LO SPAZIO-CIELO

Stavolta è la sua sottana nera presa dal vento
nel Ballo d'Inverno, appesa nel sole come una
vecchia in lutto al funerale della persona che
più odiava, danzando come col diavolo in corpo,
e senza corpo che aria e tempo.

20140415

#306

La pazienza è l'ultima a morire.

20140413

#305 (Le mosche #29)


YERAKINA

Perfino troppo bionda, come se portasse in testa
un campo di grano in giro per la città.
Ma coltivare le sue idee ha un che di suicida
(del resto amore, furore e rancore fanno tutti
e tre rima con errore).

20140410

#304

Chi era Gesù, in realtà? E cosa vuole ora da me?
Perché continua a bussare alla mia porta?

20140408

#303 (Le mosche #28)


LO SCULTORE DI SALE

Un cane che latra con l'eco, divertente e lancinante,
e ogni urlo si espande nella piazza come un
riverbero allucinato che cerca comprensione.

#302

Il Papa segue Dio su Twitter.
Nessuno in Vaticano ha il coraggio di dirgli che è un fake.

20140407

#301 (Le mosche #27)


SOLEIL

Lei correrà nel deserto, poco lontano dalle ultime
grandi città sepolte dal vento, seguita da uccelli
al titanio con gli occhi rossi e le ali di metallo.
Poi riposerà presso questa fonte, bevendo acqua
impolverata e, guardato l'orizzonte, penserà alla
migliore direzione da prendere.

#300 (a R.W.)

Niente interessa a nessuno meno dei sogni degli altri. L'incapacità
di immedesimarsi è nulla, oggi, e quel che per uno è una favola meravigliosa non è che nebbia e freddo buio per tutti gli altri, nessuno escluso. Non c'è più neanche una persona disposta ad ascoltare, a meno che il sogno non venga riscritto in forma di commerciale vaneggiamento.

20140404

#299 (Le mosche #26)

Teresa ha una voce che percuote l'anima in lungo e in largo,
facendo quasi soffrire
e chi ha bagnato il piede nello specchio della sua acqua
non è poi voluto mai più tornare indietro.

#298

Sprizzi saggezza da tutti i pori.

20140403

#297 (Le mosche #25)

Quella mattina non s'era guardata allo specchio,
come di solito fanno tutti prima di uscire. Perciò
avrebbe benissimo potuto aver cambiato faccia,
senza saperlo e senza che nessuno, sconosciuto
o conosciuto che fosse, avesse potuto avvertirla.

20140402

#296

Mio figlio è un topolino, nato e cresciuto nell'acqua che si è accumulata sul pavimento dopo l'ultimo acquazzone. Poi s'è trasformato in un bambino, piccino come una fiaba: gli ho comprato il più piccolo ukulele, e gli stava come un chitarrone. Alla fine è diventato un bimbo vero, uguale a me ma in miniatura, e finalmente tutti gli vogliono bene. Ora passa di braccia in braccia, a rischio di farsi male, ma col sorriso sempre in faccia.

20140331

#295 (Le mosche #24)


ZION TRAIN

Marta Kauffman sapeva perfettamente
che abbaiare non voleva dire mordere.
In quel momento mi ricordava
un'altra persona, una persona
che avevo conosciuto e amato
e tra i cui capelli avevo viaggiato.

20140330

#294

Alla forza incontrovertibile dei dati, un muro solidissimo e secolare, opponeva il senso oscuro che sta dietro ai dati, come una goccia millenaria. Non era contro la storia, perché la storia non esiste, ma faceva essa stessa parte della storia, vi scorreva all'interno, parallelamente agli altri eventi, e scavava con pazienza un solco verso la realtà.

#293 (Le mosche #23)


TUNISIA

Questo pullman
è come un servizio
a domicilio
come una colazione
in camera
come un risveglio
con un bacio.