Hanno detto che ci voleva un volto comune, autorevole ma comune, paterno ma comune. Preso dalla strada, fra la gente, deciso e bonario ma pur sempre comune. E ora mi ritrovo dappertutto, ovunque affisso ai muri nella città, per le strade, tra la gente, con quell'espressione indefinta che mi hanno messo in faccia, con lo sguardo all'infinito e un completo di lino bianco, panama a tesa larga in testa e la mano destra protesa in un gesto affermativo tanto falso quanto scontato.
20120604
20120531
#148
Il suo volto compare la prima volta dietro a un finestrino del treno che ho intenzione di prendere; poi è improvvisamente in ogni vagone di ogni treno della stazione in cui aspetto. Il treno comincia a muoversi, e da ogni finestrino di ogni scompartimento l'uomo si affaccia ancora, continuamente nella stessa posizione, ripetutamente davanti a me, indipendentemente dal movimento del treno, come un incubo a ripetizione. Quando corro per saltare di nascosto tra un vagone e l'altro, è ancora lui che mi tende la mano e mi aiuta a salire.
"Con questa stretta" dice accendendo poi due sigarette e porgendomene una, "sei ufficialmente diventato anche tu un viaggiatore acrobata."
Facciamo un lungo tratto di strada assieme senza quasi mai parlare, e ci salutiamo fraternamente quando arriva il mio momento di scendere per tornare a casa.
La villetta sorge presso una curva lungo i binari, il giardino è curato anche se sembra abbandonato, gli attrezzi ancora ammucchiati ordinatamente presso il muretto che abbraccia l'orto. Quando entro in casa mia madre è lì, come l'anno scorso, più vecchia di un anno. È di spalle, e non si volta a guardarmi. E lui è anche lì, accanto a lei, e mia madre si rivolge a lui chiamandolo col mio nome, trattandolo come un figlio, come se fosse suo figlio. Come se fosse me. E capisco che con quella stretta ho dato molto più io a lui di quanto lui abbia dato a me.
Pubblicato da
cornelius
a
06:35
0
commenti
20120526
#147
L'auto era una cadillac bianca che ci eravamo procurati pochi giorni prima, di quelle coi sedili di pelle neri messi per lungo e il vetro divisorio tra l'autista e i passeggeri, e le tre signore pesantemente ingioiellate e impellicciate sembravano molto contente del trattamento.
Vladich se ne stava in silenzio a fissare il panorama innevato che scorreva fuori dai finestrini rigati di pioggia, mentre io facevo da cicerone:
"Lassù è la zona dei russi, poi più giù viene quella dei polacchi, e qui siamo in quella degli jugoslavi."
"Ma siamo passati anche per quella dei finlandesi," precisò con una certa premura una delle tre signore. Era quella da cui ero stato colpito fin dal primo momento. Non era attrazione fisica, la mia, ma più come se ci fossimo già incontrati, e in quel momento non potevo nemmeno sospettare che fosse in realtà mia madre.
Quando l'autista (un albanese che avrà avuto a stento sedici anni) cambiò improvvisamente strada, fummo tutti sballottati di qui e di là, e mi ritrovai ingarbiugliato tra pellicce, sottane e grosse porzioni di carne calda e morbida. La cosa aveva preso un po' alla sprovvista anche Vladich e me, pure se conoscevamo bene i pericoli del viaggio e sapevamo che la possiblità di dover deviare senza preavviso per vie più sicure era sempre sietro l'angolo.
Attraversammo di tutta fretta le dischariche, città di rottami d'auto e frigoriferi e resti della civiltà appena passata, abitate dagli ultimi della terra, gente senza patria né religione. Ci fermammo solo per far pisciare le signore; e mentre Vladich teneva aperto lo sportello con un piede, io aiutavo mia madre, accovacciata su un canaletto di scolo accanto alla strada, a non sporcarsi la sua bella gonna di velluto.
Pubblicato da
cornelius
a
07:16
0
commenti
20120524
#146 (iQ#13)
Scorrer d'acqua
all'alba.
Il bagno della porta accanto.
Pubblicato da
cornelius
a
03:57
0
commenti
#145 (iQ#12)
Cammina
come se tutto le fosse concesso.
E lo è.
Pubblicato da
cornelius
a
03:56
0
commenti
20120515
#144
S'alza il fumo da mezzo a una cascina abbandonata, senza tetto, tra i campi di nebbia. Viaggio indietro nel tempo fin prima del tempo di questo magro focolare di probabili barboni, fino al tempo del tetto e delle bestie, quando le macchine non erano coperte dalla ruggine e all'alba s'era già nei campi a sgobbare. Poi mi fermo e torno un po' avanti, fino al tempo dell'ultimo abitante, il tempo esatto in cui chiude la porta per l'ultima volta e se ne va, uscendosene per i campi, verso dove non riesco a vedere. E mi chiedo se sapeva che era l'ultima volta, o se aveva piuttosto l'intenzione di tornare e poi chissà, chissà cosa l'ha tenuto via per sempre, dopo le bestie e dopo le macchine. Lo vedo chiudere la porta a chiave, mettersi le chiavi sotto alla camicia, attaccate per una catenella. Lo vedo lasciare la cascina vuota e ancora ammobbiliata, il tetto ancora in piedi. Tutta legna da bruciare, che brucia, ormai bruciata.
Pubblicato da
cornelius
a
09:03
0
commenti
20120417
#143 (iQ#11)
Certa d'esser sola,
piega in quattro
una metafora.
Pubblicato da
cornelius
a
05:45
0
commenti
#142
I miei sogni non ti assomigliano. Hanno capelli diversi, altri occhi, persino il colore della pelle a volte non corrisponde.
Pubblicato da
cornelius
a
05:45
0
commenti
20120327
#141
George Harrison, un robot programmato per perseguitare (e, in casi estremi, uccidere) i suoi simili che ancora si ostinavano a parlare le proibite lingue eterne, aveva passato l'intera mattina a piangere e lamentarsi sul sedile posteriore della sua limousine bianca, su per le salite e le curve del Vomero Alto fino allo spiazzo di San Martino, dove il suo autista se n'era rimasto fuori a fumare e a fissare quella parte del golfo che conosceva ormai così bene, pensando ai fatti suoi.
Quel pomeriggio, nella torre circolare innestata in quella che era stata prima la casa disegnata da e poi il museo dedicato a Curzio Malaparte, incontrò John Lennon e il suo protettore Tzvetan Todorov, allora direttore della Novaya Gazeta, che giocavano a scacchi su uno dei divani semicircolari perfettamente allineati all'enorme vetrata antiproiettile resa obbligatoria dalla circostanza.
Mentre stringeva nervosamente il suo bicchiere di Martini molecolare e i cubetti di ghiaccio tintinnavano impercettibilmente, (era d'altronde famoso per la sua mano tremolante, che restava perfettamente ferma solo quando doveva sparare) le pedine del suo migliore amico venivano strette d'assedio da quelle del temibile ma leale magnate bulgaro.
Completo bianco, capelli lunghi, il volto ridotto a uno smile di metallo satinato con un unico bulbo oculare meccanico simile a un oblò di vetro blu, Lennon stava sorridendo al suo antagonista, che gli sorrideva di rimando con sguardo ironico e bonario. "Se me lo dovessero mai chiedere, confermerò che hai tentennato a lungo," disse, "e che hai spesso rischiato di fallire, prima di farmi fuori definitivamente."
E Harrison, che come Todorov comprendeva benissimo quella lingua, (e che altrettanto bene sapeva che quando fosse rimasto l'ultimo a parlarla avrebbero mandato qualcuno a eliminare anche lui) fu certo che non era col padrone di casa che stava parlando.
Pubblicato da
cornelius
a
10:16
0
commenti
20120321
#140
Subito dopo aver litigato con i suoi vecchi al telefono, e aver praticamente sbattuto fuori casa la sua tipa, una cosa gli fu improvvisamente e definitivamente chiara: non si può fare il rock'n'roll e contemporaneamente stare attenti ai broccoli sul fuoco.
Pubblicato da
cornelius
a
07:36
0
commenti
20120314
#139
Sembravi più bella di quanto non lo fossi in realtà. Ma guardandomi allo specchio mi resi conto che anch'io lo sembravo. Mentre nella calda mattinata portuale tu già scaricavi i primi container col tuo ragazzo, il fatto che io dormissi ancora alle dieci passate rappresentava indubbiamente un ostacolo, e alzava una barriera tra noi; non tanto per l'ovvia questione pratica, quanto perché fino a quando non mi fossi dato una svegliata non sarei stato degno della tua considerazione. Ma mi aveva colto un torpore inspiegabile, di cui ti giuro che non andavo fiero. Così quel pomeriggio ti tenesti molto a distanza, in tutti i sensi, e io cercavo continuamente di riavvicinarmi, in tutti i sensi. Quando provai a toccarti mi guardasti come se ti avessi gravemente offesa. Però poi fosti tu stessa a comparirmi di soppiatto alle spalle e a prendermi la mano, costringendomi a inseguirti mentre scappavi sulle assi di legno riarso sotto le tende del molo. Sfuggimmo alla calura e ci rifugiammo in una delle stanze più fresche. Fu lì, sul divano malmesso, che finalmente ci demmo il primo bacio.
Pubblicato da
cornelius
a
11:36
0
commenti
20120305
#138 (iQ#10)
Erano pezzi sparsi
di legno.
Ora sono un letto.
Pubblicato da
cornelius
a
04:47
0
commenti
20120303
#137 (iQ#9)
Notte insonne.
Maledetti uccellini
del mattino.
Pubblicato da
cornelius
a
14:57
0
commenti
20120302
#136 (iQ#8)
Gita in provincia.
Vento negli occhi
e indigestione.
Pubblicato da
cornelius
a
09:58
0
commenti
#135 (iQ#7)
Volevo solo scuoterti.
Ho finito
per abbatterti.
Pubblicato da
cornelius
a
09:57
0
commenti
20120301
#134
La prima notte furono più che altro movimenti scoordinati, spasmi improvvisi e incontrollati, tremori e singulti, resi più angoscianti dal suo stato di incoscienza. Mi voltai a fissarla nel buio, le toccai una spalla e aspettai che si acquietasse.
Quella successiva furono invece note musicali, una rapida successione di toni binari, gemelli, ripetuti in maniera modulare, una vera e propria melodia, breve e perfettamente intonata, sussurrata a bocca chiusa e che pure bastò a svegliarmi. Stavolta fu necessario chiamarla per nome e scuoterla leggermente, prima che si rilassasse.
Stanotte a destarmi è stato lo strofinio leggero ma insistente delle dita sul lenzuolo, come se stesse battendo a macchina. Ha smesso appena l'ho abbracciata, solo per cominciare subito dopo a battere i denti, in un tichettio del tutto simile a quello di un telegrafo che riceva un messaggio in codice morse. È stato solo in quel momento che ho cominciato a sospettare che stesse funzionando come una telescrivente, e che io fosse il destinatario del messaggio che portava.
Pubblicato da
cornelius
a
08:13
0
commenti
20120229
#133
È la versione migliore di me. Fa l'elemosina proprio nel momento in cui decido di essere stufo di farla, si ferma a parlare con gli sconosciuti che sembrano aver bisogno di aiuto per trovare la loro strada, chiama a casa per chiedere ai miei come stanno, è gentile quando io sono antipatico, utile quando io sono menefreghista, presente quando io mi eclisso.
È sempre un passo avanti a me, come per controllare che il mio cammino sia sicuro, o segue i miei passi come un angelo custode, o addirittura ripercorre i miei passi in cerca di qualcosa che ho dimenticato o perso.
Mi somiglia, perfino, anche se la sua barba è già bianca, i suoi occhiali piccoli e spessi e il cappello vecchio e logoro. È come potrei essere io tra qualche anno. O come vorrei essere. O forse semplicemente come sarei potuto essere se solo avessi voluto.
Pubblicato da
cornelius
a
08:26
0
commenti
20120217
#132
Eccitante e terribile rendersi conto, passeggiando con la cuffia sulle orecchie, quanto bene s'inserisca l'ululato di quell'ambulanza laggiù nella melodia di Everybody's Gonna Be Happy suonata dai Kinks.
Pubblicato da
cornelius
a
06:26
0
commenti
20120210
#131 (iQ#6)
Giorno di neve,
poi di fango.
Fine della poesia.
Pubblicato da
cornelius
a
03:54
0
commenti
#130 (iQ#5)
Altri dieci minuti,
stamattina.
La prossima sveglia.
Pubblicato da
cornelius
a
03:54
0
commenti
#129 (iQ#4)
Troppe barbe.
Se non in minoranza,
sono in errore.
Pubblicato da
cornelius
a
03:53
0
commenti
#128 (iQ#3)
Eco-egoista:
non metto al mondo
un altro di noi.
Pubblicato da
cornelius
a
03:52
0
commenti
#127 (iQ#2)
Sulle strisce,
terrore d'autista.
Bel modo di morire.
Pubblicato da
cornelius
a
03:51
0
commenti
20120202
#126 (iQ#1)
Sul settanta,
qui in attesa.
Il tempo di arrivare.
Pubblicato da
cornelius
a
07:10
0
commenti
20120201
#125
La nostra relazione è come questo vecchio materasso gonfiabile: per evitare di toccare il fondo quando ci si stende in due, è consigliabile allontanarsi l'uno dall'altro, di tanto in tanto, fino a trovare un equilibrio, per quanto instabile. Il rovescio della medaglia è che quando ci si stende da soli, toccare il fondo è inevitabile. A intervalli più lunghi è comunque necessario poi alzarsi del tutto, e rimettere mano al gonfiatore.
Pubblicato da
cornelius
a
06:22
0
commenti
#124
"E tu chi sei?"
"Io non sono nessuno, e lei?"
"Io sono il padrone di questo posto."
"Il padrone? Questo posto appartiene a lei non più che ai suoi clienti. Anzi sono i suoi clienti a possedere lei, perché lei dipende da loro, ma non è vero il contrario."
"...."
"...."
"Come ha detto di chiamarsi?"
"Non gliel'ho detto. Ma di certo non sono un suo cliente: non mi servirei mai da qualcuno che dà del lei agli altri solo quando comincia ad averne paura."
Pubblicato da
cornelius
a
06:16
0
commenti
#123
Bisogna guardargli le gambe, alle donne. Le gambe sono importanti, ti portano in un sacco di posti. E le donne più forti sono quelle con le gambe più belle.
Non lasciarti abbindolare da uno sguardo, per quanto intenso possa essere. Non lasciare che una bocca ti attiri a sé, per quanto sia sensuale. Alle donne devi guardargli il culo, percepire i muscoli tesi sotto la stoffa dei pantaloni.
È nelle gambe la vera bellezza, nell'assoluta incapacità di prevedere dove riusciranno a portarle.
Pubblicato da
cornelius
a
06:06
0
commenti
20120131
#122
Sono ormai diversi anni che non ho più lo stimolo della fame. Non ricordo nemmeno l'ultima volta in cui ho avuto davvero bisogno di mangiare. La voglia sì, ma è un'altra cosa, confondo il desiderio con una qualasiasi altra spinta naturale. È questo che chiamano benessere?
È questo il progresso a cui tutti aspirano? Non mi manca niente, tranne la necessità di qualcosa.
Pubblicato da
cornelius
a
03:09
0
commenti
20120125
#121
"I miei cappelli sono lordi."
"Allora dovresti nettarli..."
Pubblicato da
cornelius
a
04:43
0
commenti
20120124
#120
Era persuaso che, nell'eterna lotta tra possesso ed esperienza, gli oggetti avessero ormai avuto la meglio su di lui, che le cose che possedeva avessero finito per possederlo, che il mondo inanimato avesse preso definitivamente il sopravvento. Sono i tempi che corrono, si diceva, viviamo in una realtà totalmente materiale, ci affezioniamo alle cose piuttosto che alle persone.
Ma non vedeva ancora che gli oggetti che comprava gli servivano in verità per procurarsi le esperienze che pensava di non vivere, e che a differenza delle persone bastava una manutenzione minima per evitarne il degrado.
Pubblicato da
cornelius
a
03:05
0
commenti
20120119
#119
Hai cercato per anni la città ideale, che fosse quella giusta per te, e quindi sei arrivato qui. Ti sei chiesto cosa potesse fare questa città per te, senza chiederti piuttosto cosa potessi fare tu per lei, e da quando sei arrivato non hai fatto altro che prendere, senza dare nulla in cambio. Questa città è quella che tra tutte hai scelto, che tra tutte ti piace di più, ma non ti sei ancora fermato a considerare se per caso tu invece non piaccia a lei. Hai cercato l'amore a prima vista, per questo ti sei fermato qui: ma ti è mai venuto il dubbio che questo amore non sia corrisposto?
Pubblicato da
cornelius
a
03:05
0
commenti
20111005
#118
Se si eccettuano le api, e forse le formiche, la mia vita potrebbe essere accuratamente descritta come un'unica, ininterrotta, imperterrita, dannatissima lotta contro gli insetti.
Pubblicato da
cornelius
a
04:12
0
commenti
20111004
#117
Non sono discorsi calcolati, non sono pensieri premeditati. Mi vengono così, al momento, da dentro, li creo quando mi sembra che ce ne sia bisogno, li pronuncio quando sento di doverlo fare.
È per questo che non si assomigliano mai, e soprattutto che sono tutti veri. Ed è per questo che ne avrai sempre di nuovi, se vuoi, espressamente formulati per te.
Posso pensare all'infinito.
Pubblicato da
cornelius
a
02:45
0
commenti
20110901
20110831
#115
Non è solo che non voglio figli perché penso sarebbe immorale metterne al mondo oggi, proprio in questo postaccio che è diventato il nostro mondo.
Non è tanto che voglio vivere la mia unica vita proprio come fosse l'unica, senza preoccuparmi di dover lasciare una traccia o una qualsiasi forma di eredità.
E non è nemmeno che ritengo inutile lavorare oggi per potermi permettere un futuro che invece è già qui, e che sta anzi scivolando via fin troppo velocemente.
No. È piuttosto che vorrei proprio che il genere umano si estinguesse, che lasciasse la terra per sempre, che liberasse questo pianeta dalla propria ingombrante e molesta presenza.
Vorrei decisamente contribuire alla nostra estinzione molto più che al nostro progresso, e a volte penso che prima di sparire per sempre nel beato Nulla, mi piacerebbe portare con me la maggior parte possibile di miei simili.
Pubblicato da
cornelius
a
04:06
0
commenti
20110825
#114
Stavano l'uno accanto all'altra, sdraiati nudi nella canicola, avvolti dall'afa come in due sudari, incapaci perfino di vedersi, perché guardarsi, per non dire toccarsi, avrebbe significato troppo sforzo.
Eppure là fuori, sul pianeta terra, c'era in corso dell'attività umana, e dai camion della nettezza urbana in lontananza fino ai motorini sotto alle finestre, tutto si confondeva con il ronzio delle zanzare.
Se solo avessero avuto una coscienza di classe, se solo avessero avuto una memoria storica, le zanzare si sarebbero ormai evolute in insetti superiori. Silenziosi. E ognuno, quella notte, avrebbe avuto quel che desiderava. Eppure, anche senza l'evoluzione dalla loro, erano indiscutibilmente al vertice della catena alimentare, e continuavano a piombare sui loro corpi come meteoriti su pianeti alla deriva. Quella notte l'universo era un posto incredibilmente caldo.
Pubblicato da
cornelius
a
07:56
0
commenti
20110722
#113
Pensava fosse un ritorno di fiamma, e invece fu fiamma di ritorno.
Pubblicato da
cornelius
a
06:00
0
commenti
20110704
#112
Valutata la situazione, e interrompendo di conseguenza con fermezza quel che stava facendo, "con la tenerezza si va molto lontano, amore mio" disse dolcemente, "ma non si arriva da nessuna parte."
Pubblicato da
cornelius
a
04:09
0
commenti
20110429
#111
Riassumeva nella sua persona le caratteristiche peggiori del fotografo e dello scrittore, queste essendo la capacità di osservare e mostrare senza partecipare, e di giudicare e narrare senza conoscere.
Pubblicato da
cornelius
a
10:21
0
commenti
20110406
#110
Il piccolo indio odora di pasta fresca, legna e sudore, come un pizzaiolo. Attacca a parlarmi anche se non ho evidentemente nessuna voglia di fare conversazione. Avrà sì e no trent'anni, ma ne dimostra una decina in più.
"Non riesco a dormire," dice cercando il mio sguardo. "Sono a pezzi."
Valuto per qualche istante se rispondere o restar zitto. Il suo berrettino è giallo, con una scritta rossa sulla visiera.
"Come mai?"
Si punta un dito alla testa.
"I pensieri," sussurra. Poi mi mostra la busta coi medicinali, anch'essa gialla. "Questi non mi fanno niente."
"Non dovresti provare a risolvere il problema del sonno," mi sento consigliare, "ma quello che ti causa il problema."
"Impossibile," dice.
"Impossibile," ripeto.
Gli altri pazienti si sventolano o si stiracchiano sulle poltroncine scomodamente profonde della sala d'attesa, mentre noi restiamo a considerare il senso di quel che ci siamo detti, che intanto si è cristallizzato nello spazio tra noi.
"Il tempo guarisce ogni cosa," dico dopo un po'.
"Impossibile," ripete lui, "è finita."
"C'è sempre tempo per essere felici."
"Sì, ma la felicità dipende dagli altri."
Pubblicato da
cornelius
a
11:13
0
commenti
20110404
#109
Gli uccelli sono sempre i primi a svegliarsi; mentre tutti gli abitanti delle case affacciate sul cortile ancora dormono, e i camion della nettezza urbana non sono ancora passati, e i tram non sono ancora usciti dai loro depositi, e nessuna auto s'è ancora avventurata per le strade, passeri, merli e fringuelli si scambiano effusioni e comunicazioni di servizio in quel loro gergo melodioso tutte scale e controtempi. Ecco, se potessero evitare di essere così solerti, quei piccoli stronzetti...
Pubblicato da
cornelius
a
11:54
0
commenti
20110402
#108
"Oggi un ragazzino sul tram mi ha chiamato 'signore' e mi ha dato del lei."
"Hai trent'anni, sei vecchio, ormai."
"Ma lui avrà avuto sì e no qundici anni, cazzo! È stato un vero colpo."
"Ti ci devi abituare, nessun quindicenne ti darà mai più del tu."
"E ci mancherebbe! Doveva solo provarci..."
Pubblicato da
cornelius
a
08:14
0
commenti
20110308
#107
Riconosco la loro lingua immediatamente, è inconfondibile come lo è il suono del ferro battuto. Sono bellissimi, una coppia perfettamente assortita, i lineamenti scolpiti nel legno, orecchini e vestiti che qui già a trent'anni si farebbe fatica a mettere, e loro vanno sicuramente già per i quaranta. Il sorriso dei Finlandesi è diverso da tutti gli altri. È un sorriso di riconoscimento. Non c'è compiacenza, nessuna presunzione, solo la schiettezza di riconoscere che siamo fatti nello stesso modo, che condividiamo gli stessi elementi, che apparteniamo alla stessa famiglia. Il loro sguardo gentile non prevede nulla in cambio, e nulla sottintende. Quando si spostano per farmi scendere dal tram li ringrazio nella loro lingua. Kiitos, dico, e loro allargano lo sguardo e fanno un leggero inchino.
Pubblicato da
cornelius
a
14:37
2
commenti
20110305
#106
Ogni volta che riavvolgeva il cavo nero attorno al manico bianco del fohn gli tornavano in mente gli anni a Gush Katif, quando tutti i giorni, tra un pattugliamento e un raid, si stringeva sette volte la shel yad al braccio destro durante la preghiera del mattino. Tra il fatto che era mancino e quello di avvolgere la tefilláh dal bicipite verso l'avambraccio pur non essendo chassidim, si era procurato chissà perché non poche antipatie.
Oggi, quando gli chiedevano cosa ancora avesse in comune con i suoi commilitoni, rispondeva con le parole di un altro ebreo inquieto: "Non ho niente in comune nemmeno con me stesso."
Pubblicato da
cornelius
a
05:08
0
commenti
20110122
#105
Si rinnova anche quest'anno l'ormai consolidata tradizione del Calendario delle Malattie Autoimmuni. Ancora una volta le Miss e i Mister delle più diffuse patologie hanno posato sotto l'occhio clinico ma raffinato del fotografo, e hanno mostrato i loro corpi con una spontaneità e un coraggio che solo la sofferenza può insegnare. "Quando la causa è così nobile la vergogna viene messa da parte," ha commentato Fabio L., Mister Miastenia Gravis. "Sentivo di doverlo fare," ha invece singhiozzato ai nostri microfoni Laura C., Miss Sclerosi Multipla, non riuscendo a nascondere la sua emozione. L'autore degli scatti, il tedesco Sjögren Werlhof (affetto da Sindrome di Goodpaste), si è detto onoratissimo di essere stato scelto per rappresentare i dodici mesi. "È stata un'esperienza molto intensa," ha dichiarato ieri sera durante la presentazione del calendario al Grand Hotel Bel Astoria, "ma è davvero meraviglioso poter dare il proprio aiuto a chi davvero ne ha bisogno facendo qualcosa che, in fin dei conti, a noi non costa molto." Come sempre i proventi delle vendite saranno destinati all'A.I.M., Associazione Internazionale della Moda, i cui ringraziamenti non hanno tardato a giungere agli organizzatori dell'evento. "Il nostro grazie più commosso," si legge nel comunicato, "va a tutti coloro che anche quest'anno si sono adoperati per aiutarci e ci sono stati vicini. È anche per merito loro se la Moda riesce a sopravvivere, in un'epoca e in un mondo in cui non c'è più spazio per la ricerca, e l'etica sembra averci definitivamente abbandonati."
Pubblicato da
cornelius
a
08:14
0
commenti
20110121
#104
Devi pensare a me come a un marinaio. Sono sempre appena arrivato, anche se non mi sono mai mosso. Sto sempre per ripartire, anche se non andrò mai via. Sono sempre in viaggio, anche se sto sempre fermo. Non ho casa se non la mia nave, anche se conosci il mio indirizzo. Sono sempre solo, anche se sono in mezzo alla folla. Non ho fedeltà se non per la mia ciurma, anche se non conosco nessuno. E ovviamente ho una donna in ogni porto, anche se il mio unico porto sei tu.
Non possiedo niente e nessuno mi possiede, anche se compro oggetti e prometto amore eterno.
Pubblicato da
cornelius
a
14:47
2
commenti
20110111
#103
Tendiamo a farci male sempre nei punti del corpo più esposti.
La logica impone che siano gli stessi punti con cui poi continueremo a scontrarci col resto del mondo. E che questi, benché medicati e ben fasciati, riceveranno più dolore del dovuto ad ogni nuovo colpo.
Tengo ingessato il mio cuore.
Pubblicato da
cornelius
a
03:49
0
commenti
20110108
#102
Dovete morire tutti, disse tra sé. Non era una constatazione, bensì un auspicio, l'augurio che la cosa accadesse al più presto. Tutti, si disse, quelli che portano in giro il cane a cacare, quelli che continuano a fare bambini, gli stranieri che non imparano la lingua, i commercianti che vendono cibo scaduto, quelli che hanno la tv, quelli che hanno l'auto, tutti, insomma. Una bomba, annunciò poi ad alta voce, una bella bomba, puntualizzò riempendosi la bocca con la parola. Fu allora che gli venne per la prima volta in mente una soluzione finale altrettanto drastica ma sicuramente più praticabile. Del resto, considerò, quando un solipsista muore il resto scompare insieme a lui.
Pubblicato da
cornelius
a
10:55
0
commenti
20101228
#101
Questa dannata psoriasi è la cosa più terribile che mi sia mai capitata: è come essere allergici a se stessi.
La cosa peggiore è che grattarsi è sia il metodo più istintivo per far passare il prurito, sia il sistema più sicuro perchè il prurito torni a colpire. Ma la ciliegina sulla torta è che l'alternativa farmaceutica, una terapia a base di medicinali cortisonici, provoca assuefazione, e così anche la soluzione più razionale comporta a lungo andare gli stessi tragici risultati di quella irrazionale.
Ecco: la nostra storia è come la psoriasi, amore mio, più cerchiamo di risolvere le cose e più le cose precipitano inesorabilmente.
Pubblicato da
cornelius
a
08:18
0
commenti
20101021
#100
Mani nelle tasche e sguardo tra i piedi la aspettava giù in strada, abbandonato alla mancanza di orgoglio tipica di chi non ha davvero nient'altro da fare se non aspettare che lei esca di casa.
Pubblicato da
cornelius
a
08:16
6
commenti