20120210

#131 (iQ#6)

Giorno di neve,
poi di fango.
Fine della poesia.

#130 (iQ#5)

Altri dieci minuti,
stamattina.
La prossima sveglia.

#129 (iQ#4)

Troppe barbe.
Se non in minoranza,
sono in errore.

#128 (iQ#3)

Eco-egoista:
non metto al mondo
un altro di noi.

#127 (iQ#2)

Sulle strisce,
terrore d'autista.
Bel modo di morire.

20120202

#126 (iQ#1)

Sul settanta,
qui in attesa.
Il tempo di arrivare.

20120201

#125

La nostra relazione è come questo vecchio materasso gonfiabile: per evitare di toccare il fondo quando ci si stende in due, è consigliabile allontanarsi l'uno dall'altro, di tanto in tanto, fino a trovare un equilibrio, per quanto instabile. Il rovescio della medaglia è che quando ci si stende da soli, toccare il fondo è inevitabile. A intervalli più lunghi è comunque necessario poi alzarsi del tutto, e rimettere mano al gonfiatore.

#124

"E tu chi sei?"
"Io non sono nessuno, e lei?"
"Io sono il padrone di questo posto."
"Il padrone? Questo posto appartiene a lei non più che ai suoi clienti. Anzi sono i suoi clienti a possedere lei, perché lei dipende da loro, ma non è vero il contrario."
"...."
"...."
"Come ha detto di chiamarsi?"
"Non gliel'ho detto. Ma di certo non sono un suo cliente: non mi servirei mai da qualcuno che dà del lei agli altri solo quando comincia ad averne paura."

#123

Bisogna guardargli le gambe, alle donne. Le gambe sono importanti, ti portano in un sacco di posti. E le donne più forti sono quelle con le gambe più belle.
Non lasciarti abbindolare da uno sguardo, per quanto intenso possa essere. Non lasciare che una bocca ti attiri a sé, per quanto sia sensuale. Alle donne devi guardargli il culo, percepire i muscoli tesi sotto la stoffa dei pantaloni.
È nelle gambe la vera bellezza, nell'assoluta incapacità di prevedere dove riusciranno a portarle.

20120131

#122

Sono ormai diversi anni che non ho più lo stimolo della fame. Non ricordo nemmeno l'ultima volta in cui ho avuto davvero bisogno di mangiare. La voglia sì, ma è un'altra cosa, confondo il desiderio con una qualasiasi altra spinta naturale. È questo che chiamano benessere?
È questo il progresso a cui tutti aspirano? Non mi manca niente, tranne la necessità di qualcosa.

20120125

#121

"I miei cappelli sono lordi."
"Allora dovresti nettarli..."

20120124

#120

Era persuaso che, nell'eterna lotta tra possesso ed esperienza, gli oggetti avessero ormai avuto la meglio su di lui, che le cose che possedeva avessero finito per possederlo, che il mondo inanimato avesse preso definitivamente il sopravvento. Sono i tempi che corrono, si diceva, viviamo in una realtà totalmente materiale, ci affezioniamo alle cose piuttosto che alle persone.
Ma non vedeva ancora che gli oggetti che comprava gli servivano in verità per procurarsi le esperienze che pensava di non vivere, e che a differenza delle persone bastava una manutenzione minima per evitarne il degrado.

20120119

#119

Hai cercato per anni la città ideale, che fosse quella giusta per te, e quindi sei arrivato qui. Ti sei chiesto cosa potesse fare questa città per te, senza chiederti piuttosto cosa potessi fare tu per lei, e da quando sei arrivato non hai fatto altro che prendere, senza dare nulla in cambio. Questa città è quella che tra tutte hai scelto, che tra tutte ti piace di più, ma non ti sei ancora fermato a considerare se per caso tu invece non piaccia a lei. Hai cercato l'amore a prima vista, per questo ti sei fermato qui: ma ti è mai venuto il dubbio che questo amore non sia corrisposto?

20111005

#118

Se si eccettuano le api, e forse le formiche, la mia vita potrebbe essere accuratamente descritta come un'unica, ininterrotta, imperterrita, dannatissima lotta contro gli insetti.

20111004

#117

Non sono discorsi calcolati, non sono pensieri premeditati. Mi vengono così, al momento, da dentro, li creo quando mi sembra che ce ne sia bisogno, li pronuncio quando sento di doverlo fare.
È per questo che non si assomigliano mai, e soprattutto che sono tutti veri. Ed è per questo che ne avrai sempre di nuovi, se vuoi, espressamente formulati per te.
Posso pensare all'infinito.

20110901

#116

La prua solcava le onde è una metonimia.

20110831

#115

Non è solo che non voglio figli perché penso sarebbe immorale metterne al mondo oggi, proprio in questo postaccio che è diventato il nostro mondo.
Non è tanto che voglio vivere la mia unica vita proprio come fosse l'unica, senza preoccuparmi di dover lasciare una traccia o una qualsiasi forma di eredità.
E non è nemmeno che ritengo inutile lavorare oggi per potermi permettere un futuro che invece è già qui, e che sta anzi scivolando via fin troppo velocemente.
No. È piuttosto che vorrei proprio che il genere umano si estinguesse, che lasciasse la terra per sempre, che liberasse questo pianeta dalla propria ingombrante e molesta presenza.
Vorrei decisamente contribuire alla nostra estinzione molto più che al nostro progresso, e a volte penso che prima di sparire per sempre nel beato Nulla, mi piacerebbe portare con me la maggior parte possibile di miei simili.

20110825

#114

Stavano l'uno accanto all'altra, sdraiati nudi nella canicola, avvolti dall'afa come in due sudari, incapaci perfino di vedersi, perché guardarsi, per non dire toccarsi, avrebbe significato troppo sforzo.
Eppure là fuori, sul pianeta terra, c'era in corso dell'attività umana, e dai camion della nettezza urbana in lontananza fino ai motorini sotto alle finestre, tutto si confondeva con il ronzio delle zanzare.
Se solo avessero avuto una coscienza di classe, se solo avessero avuto una memoria storica, le zanzare si sarebbero ormai evolute in insetti superiori. Silenziosi. E ognuno, quella notte, avrebbe avuto quel che desiderava. Eppure, anche senza l'evoluzione dalla loro, erano indiscutibilmente al vertice della catena alimentare, e continuavano a piombare sui loro corpi come meteoriti su pianeti alla deriva. Quella notte l'universo era un posto incredibilmente caldo.

20110722

#113

Pensava fosse un ritorno di fiamma, e invece fu fiamma di ritorno.

20110704

#112

Valutata la situazione, e interrompendo di conseguenza con fermezza quel che stava facendo, "con la tenerezza si va molto lontano, amore mio" disse dolcemente, "ma non si arriva da nessuna parte."

20110429

#111

Riassumeva nella sua persona le caratteristiche peggiori del fotografo e dello scrittore, queste essendo la capacità di osservare e mostrare senza partecipare, e di giudicare e narrare senza conoscere.

20110406

#110

Il piccolo indio odora di pasta fresca, legna e sudore, come un pizzaiolo. Attacca a parlarmi anche se non ho evidentemente nessuna voglia di fare conversazione. Avrà sì e no trent'anni, ma ne dimostra una decina in più.
"Non riesco a dormire," dice cercando il mio sguardo. "Sono a pezzi."
Valuto per qualche istante se rispondere o restar zitto. Il suo berrettino è giallo, con una scritta rossa sulla visiera.
"Come mai?"
Si punta un dito alla testa.
"I pensieri," sussurra. Poi mi mostra la busta coi medicinali, anch'essa gialla. "Questi non mi fanno niente."
"Non dovresti provare a risolvere il problema del sonno," mi sento consigliare, "ma quello che ti causa il problema."
"Impossibile," dice.
"Impossibile," ripeto.
Gli altri pazienti si sventolano o si stiracchiano sulle poltroncine scomodamente profonde della sala d'attesa, mentre noi restiamo a considerare il senso di quel che ci siamo detti, che intanto si è cristallizzato nello spazio tra noi.
"Il tempo guarisce ogni cosa," dico dopo un po'.
"Impossibile," ripete lui, "è finita."
"C'è sempre tempo per essere felici."
"Sì, ma la felicità dipende dagli altri."

20110404

#109

Gli uccelli sono sempre i primi a svegliarsi; mentre tutti gli abitanti delle case affacciate sul cortile ancora dormono, e i camion della nettezza urbana non sono ancora passati, e i tram non sono ancora usciti dai loro depositi, e nessuna auto s'è ancora avventurata per le strade, passeri, merli e fringuelli si scambiano effusioni e comunicazioni di servizio in quel loro gergo melodioso tutte scale e controtempi. Ecco, se potessero evitare di essere così solerti, quei piccoli stronzetti...

20110402

#108

"Oggi un ragazzino sul tram mi ha chiamato 'signore' e mi ha dato del lei."
"Hai trent'anni, sei vecchio, ormai."
"Ma lui avrà avuto sì e no qundici anni, cazzo! È stato un vero colpo."
"Ti ci devi abituare, nessun quindicenne ti darà mai più del tu."
"E ci mancherebbe! Doveva solo provarci..."

20110308

#107

Riconosco la loro lingua immediatamente, è inconfondibile come lo è il suono del ferro battuto. Sono bellissimi, una coppia perfettamente assortita, i lineamenti scolpiti nel legno, orecchini e vestiti che qui già a trent'anni si farebbe fatica a mettere, e loro vanno sicuramente già per i quaranta. Il sorriso dei Finlandesi è diverso da tutti gli altri. È un sorriso di riconoscimento. Non c'è compiacenza, nessuna presunzione, solo la schiettezza di riconoscere che siamo fatti nello stesso modo, che condividiamo gli stessi elementi, che apparteniamo alla stessa famiglia. Il loro sguardo gentile non prevede nulla in cambio, e nulla sottintende. Quando si spostano per farmi scendere dal tram li ringrazio nella loro lingua. Kiitos, dico, e loro allargano lo sguardo e fanno un leggero inchino.

20110305

#106

Ogni volta che riavvolgeva il cavo nero attorno al manico bianco del fohn gli tornavano in mente gli anni a Gush Katif, quando tutti i giorni, tra un pattugliamento e un raid, si stringeva sette volte la shel yad al braccio destro durante la preghiera del mattino. Tra il fatto che era mancino e quello di avvolgere la tefilláh dal bicipite verso l'avambraccio pur non essendo chassidim, si era procurato chissà perché non poche antipatie.
Oggi, quando gli chiedevano cosa ancora avesse in comune con i suoi commilitoni, rispondeva con le parole di un altro ebreo inquieto: "Non ho niente in comune nemmeno con me stesso."

20110122

#105

Si rinnova anche quest'anno l'ormai consolidata tradizione del Calendario delle Malattie Autoimmuni. Ancora una volta le Miss e i Mister delle più diffuse patologie hanno posato sotto l'occhio clinico ma raffinato del fotografo, e hanno mostrato i loro corpi con una spontaneità e un coraggio che solo la sofferenza può insegnare. "Quando la causa è così nobile la vergogna viene messa da parte," ha commentato Fabio L., Mister Miastenia Gravis. "Sentivo di doverlo fare," ha invece singhiozzato ai nostri microfoni Laura C., Miss Sclerosi Multipla, non riuscendo a nascondere la sua emozione. L'autore degli scatti, il tedesco Sjögren Werlhof (affetto da Sindrome di Goodpaste), si è detto onoratissimo di essere stato scelto per rappresentare i dodici mesi. "È stata un'esperienza molto intensa," ha dichiarato ieri sera durante la presentazione del calendario al Grand Hotel Bel Astoria, "ma è davvero meraviglioso poter dare il proprio aiuto a chi davvero ne ha bisogno facendo qualcosa che, in fin dei conti, a noi non costa molto." Come sempre i proventi delle vendite saranno destinati all'A.I.M., Associazione Internazionale della Moda, i cui ringraziamenti non hanno tardato a giungere agli organizzatori dell'evento. "Il nostro grazie più commosso," si legge nel comunicato, "va a tutti coloro che anche quest'anno si sono adoperati per aiutarci e ci sono stati vicini. È anche per merito loro se la Moda riesce a sopravvivere, in un'epoca e in un mondo in cui non c'è più spazio per la ricerca, e l'etica sembra averci definitivamente abbandonati."

20110121

#104

Devi pensare a me come a un marinaio. Sono sempre appena arrivato, anche se non mi sono mai mosso. Sto sempre per ripartire, anche se non andrò mai via. Sono sempre in viaggio, anche se sto sempre fermo. Non ho casa se non la mia nave, anche se conosci il mio indirizzo. Sono sempre solo, anche se sono in mezzo alla folla. Non ho fedeltà se non per la mia ciurma, anche se non conosco nessuno. E ovviamente ho una donna in ogni porto, anche se il mio unico porto sei tu.
Non possiedo niente e nessuno mi possiede, anche se compro oggetti e prometto amore eterno.

20110111

#103

Tendiamo a farci male sempre nei punti del corpo più esposti.
La logica impone che siano gli stessi punti con cui poi continueremo a scontrarci col resto del mondo. E che questi, benché medicati e ben fasciati, riceveranno più dolore del dovuto ad ogni nuovo colpo.
Tengo ingessato il mio cuore.

20110108

#102

Dovete morire tutti, disse tra sé. Non era una constatazione, bensì un auspicio, l'augurio che la cosa accadesse al più presto. Tutti, si disse, quelli che portano in giro il cane a cacare, quelli che continuano a fare bambini, gli stranieri che non imparano la lingua, i commercianti che vendono cibo scaduto, quelli che hanno la tv, quelli che hanno l'auto, tutti, insomma. Una bomba, annunciò poi ad alta voce, una bella bomba, puntualizzò riempendosi la bocca con la parola. Fu allora che gli venne per la prima volta in mente una soluzione finale altrettanto drastica ma sicuramente più praticabile. Del resto, considerò, quando un solipsista muore il resto scompare insieme a lui.

20101228

#101

Questa dannata psoriasi è la cosa più terribile che mi sia mai capitata: è come essere allergici a se stessi.
La cosa peggiore è che grattarsi è sia il metodo più istintivo per far passare il prurito, sia il sistema più sicuro perchè il prurito torni a colpire. Ma la ciliegina sulla torta è che l'alternativa farmaceutica, una terapia a base di medicinali cortisonici, provoca assuefazione, e così anche la soluzione più razionale comporta a lungo andare gli stessi tragici risultati di quella irrazionale.
Ecco: la nostra storia è come la psoriasi, amore mio, più cerchiamo di risolvere le cose e più le cose precipitano inesorabilmente.

20101021

#100

Mani nelle tasche e sguardo tra i piedi la aspettava giù in strada, abbandonato alla mancanza di orgoglio tipica di chi non ha davvero nient'altro da fare se non aspettare che lei esca di casa.

20101019

#99

Ed eccoli qui, fratello e sorella, dopo anni di nuovo insieme sotto lo stesso tetto, sotto le coperte dello stesso letto, a dimostrare se ce ne fosse bisogno ancora una volta le loro differenze, lui in canottiera a leggere la famiglia Winshaw dopo aver appena terminato i racconti di Matheson, e lei con felpa sul pigiama e cuffie sulle orecchie ad aggiornare Facebook e a guardare X Factor.

20101018

#98

Qualunque sia la situazione o il luogo in cui mi trovo, non mi sento mai il maschio dominante. Nemmeno se sono in compagnia di donne o bambini. A volte perfino quando resto solo con me stesso.

20100922

#97

Mi vede in metropolitana e viene a sedersi accanto a me.
"Cosa leggi?"
Più niente adesso, mi verrebbe da rispondergli.
"Ah," fa lui leggendo il nome sulla copertina. "Non lo conosco."
Ovviamente non sopporta Foster Wallace. Ma nemmeno Cormac McCarty, se è per questo. Per lui sono entrambi manieristi. Troviamo un accordo solo su Melville, Stevenson e Conrad. Kipling non piace a nessuno dei due.
Poi mi viene in mente che essere d'accordo con gli altri, se non per puro accidente, non è mai stato tra le mie priorità.

20100906

#96

"Qual è il problema?"
"Quale non è il problema."

20100904

#95

Ha ormai raggiunto quel tipo di fama in cui il nome dell'autore viene scritto a caratteri molto più grandi del titolo del romanzo. Eppure continua ad andare in giro vestito come Ahmadinejad, il volto torvo e la barba di una settimana, un Clint Eastwood invecchiato male.
Mi faccio largo tra la folla e lo raggiungo dietro al banchetto degli autografi. Non è stupito di vedermi, però nei suoi occhi c'è una riconoscenza tutt'altro che scontata.
"Ce l'hai fatta," dice. "Mi dai dieci minuti?"
"Non posso credere che tu non riesca a rinunciare al tuo stile nemmeno per una serata come questa."
Si guarda il giacchino impermeabile, toccando distrattamente il tirante della cerniera con le dita. "Non è il mio stile" dice, "è il modo in cui mi vesto."
"Ti vesti come uno sfigato."
"Il modo in cui mi vesto non ti riguarda, ovviamente. Ma ha i suoi vantaggi, se t'interessa: per esempio mi evita tutte quelle faticosissime discussioni con gli Africani che cercano di venderti libri di poesia o alle brutte di farsi offrire il caffè. Con gli sfigati non ci provano nemmeno. Sai che detesto dover inventare palle per dissuaderli... Se fossi crostretto, piuttosto, li manderei a quel paese. Sarebbe meno ipocrita."
"Papà, loro ci vengono, da quel paese."

20100901

#94 (68/4)

Il Diavolo sono le Falene, che lo aspettano mute, ferme ed inquietanti sulla tenda di casa, e che poi, d'improvviso impazzite all'accendersi delle Luci, vanno forsennatamente in cerca della propria Ombra sbattendovi ripetutamente contro sul soffitto e sulle pareti, in un ticchettante Amplesso che più stupido non si può.

#93 (68/3)

Il Diavolo è l'Herpes oculare e il pruriginoso Rossore che si porta minacciosamente dietro, di cui ha fatto la Conoscenza da bambino e che ancora adesso viene a trovarlo almeno un paio di volte all'anno.

#92

La vita supera talmente la letteratura per complessità e bellezza che a parità di banalità è meglio vivere che scrivere. Sarebbe una vera disdetta passare l'intera esistenza provando ad imparare a scrivere bene ma di una vita mal vissuta.

20100830

#91

"Questo è il tuo volto" dice. "Questo è il tuo naso storto, questa la tua bocca sottile, e questo il tuo mento troppo piccolo. Questi sono i tuoi capelli senza colore, e questi i tuoi occhi senza personalità."
"Bene," rispondono i suoi mille riflessi nello specchio rotto, "finalmente ci conosciamo."

#90

Con la città non si rivolgono più la parola. Preferisce la provincia, il bordolago, le vecchie mulattiere, i rifugi di montagna. È una questione di resistenza: lontano dai luoghi di potere aspetta il nuovo che avanza, e se lo immagina come la foresta in marcia contro Macbeth. Il suo è un complotto contro il dominio della bruttezza.

#89

Cosa pensano gli insetti quando sono fermi? Valutano la situazione? E che idea possono farsi, di qualsiasi sia la loro situazione? Stanno forse dormendo? O sono semplicemente paralizzati dalla paura? Vivono in una condizione di costante e totale incoscienza, o piuttosto di perenne e insanabile tensione? L'adalia bipunctata persiste a trattenersi sul bordo della finestra aperta, nè dentro casa nè nel resto del mondo.

20100827

#88 (68/2)

Il Diavolo zono le Zanzare Tigre Affamate, che sferrano i loro ultimi disperati attacchi nelle prime Ore del Giorno ormai fatto.

20100811

#87

Mi viene incontro sul pianerottolo dell'ufficio, ci divide una porta a vetri, lui per entrare ha bisogno di passare un badge su una fotocellula, a me per uscire basta spingere un maniglione del tipo antipanico. Lavora qui da molto più tempo di me. Deve entrare, devo uscire. Mi avvicino alla porta. Mi vede. Mette una mano in tasca. Mi guarda. Metto la mano sul maniglione. Tira fuori il portafogli. Apro la porta. Tira fuori il badge. Mi sta guardando. Spingo la porta, esco, mi scosto per farlo passare. Lui è ancora fermo accanto alla fotocellula, ci passa sopra il badge. La porta gli sfiora la testa. Non ci si può ridurre così. Rimette il badge nel portafogli, il portafogli in tasca. Entra. Non mi vede più. Non ci si può ridurre così.

20100809

#86

Attorniato dalle montagne (e dalle vacche) di Segantini, circondato da uomini e donne in perfetta forma, assediato dalla parola del Signore, che qui pare essere ovunque.
Ogni discesa è una salita, se vista dal verso sbagliato, e così è dal mio punto di vista: come sempre incapace di superarmi, sono io il mio unico ostacolo.

20100711

#85

Le larghe tende sporche attaccate alla ringhiera del balcone con mollette di legno sono gonfiate violentemente dalla brezza che lotta contro l'afa del luglio metropolitano.
Se questa casa fosse una barca, per quanto ingovernabile mi avrebbe già portato lontano, chissà dove.
Ho tutto, ma mi manca ogni altra cosa.

20100703

#84

Ogni volta che sale su un aereo gli parte dentro quella che chiama 'lostfobia', una paranoia da naufragio su isole sperdute: non è tanto
la banale paura di precipitare e banalmente morire, quanto quella,
in caso di incidente, di sopravvivere e di dover poi però condividere
i mesi successivi con quelle persone, proprio quelle, che in questo momento stanno salendo con lui la scaletta che li porterà al loro personale serial televisivo.
Chi sarà il loro capo? A chi affiderà la sua vita? Di chi si innamorerà perdutamente? Chi lo tradirà? E chi sarà il primo a morire per sua mano?

#83

E' strano esser finiti a parlare d'amore,
ma forse è una cosa che tra amici succede.
Grazie di far la parte dell'amica del cuore,
è solo una parte ma qualcuno la deve pur fare.

20100701

#82

C'è questo grande vuoto, dentro.
E più dentro, poi, in un angolo,
ci sono io.